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La memoria (strumentalizzata) delle foibe: istruzioni per l’uso

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Domenica 9 febbraio al Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato un discorso in vista del “Giorno del ricordo”, celebrazione istituita nel 2004 in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. «Le foibe furono una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono — per superficialità o per calcolo — il dovuto rilievo» ha affermato Mattarella. «Oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è l’indifferenza che si nutre spesso della mancata conoscenza».

Ogni anno si assiste a un batti e ribatti scandito da commenti ridicoli sui social, dichiarazioni avventate, smentite e contro-smentite, che mostrano quanto sia complicato ancora oggi l’approccio del dibattito pubblico nei confronti di una delle pagine più controverse della storia italiana.

I massacri delle foibe sono stati degli eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, avvenuti durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra, da parte dei partigiani jugoslavi. Il termine “foibe” deriva dai grandi inghiottitoi carsici dove furono gettati molti dei corpi delle vittime. A questi massacri seguì l’esodo giuliano-dalmata, cioè l’emigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana, territori del Regno d’Italia prima occupati dall’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia del maresciallo Josip Broz Tito e successivamente annessi dalla Jugoslavia. Le stime più attendibili riferiscono di un numero compreso tra le 250 mila e le 350 mila persone tra i giuliani, i fiumani e i dalmati italiani che emigrarono dalle loro terre di origine.

Le polemiche sulle stragi delle foibe ci sono sempre state, a partire dagli anni ’50 con la questione di Trieste ancora aperta. Purtroppo lo scontro si ripropone a ogni celebrazione e il gioco degli estremisti è proprio quello di ridurre il ricordo e la memoria a questa strumentale contrapposizione, che non permette di comprendere realmente cosa sia successo.

Ad esempio sulla foiba di Basovizza ci sono diverse testimonianze attendibili che parlano di una strage, cioè dell’uccisione di alcune centinaia di persone. Purtroppo in assenza dell’evidenza dei corpi e dell’impossibilità del loro recupero, si è dato spazio a ricostruzioni più o meno attendibili circa l’entità della strage. Una stima approssimativa, basata sulla profondità del pozzo e sulla massa di detriti all’interno, ha stabilito in 1500 le persone che ci sarebbero potute essere. Questa stima ha determinato la vulgata dei 1500 infoibati a Basovizza, comunque poco verosimile. Il fatto che non ci fosse l’evidenza dei corpi ha finito invece per diffondere la tesi opposta, quella negazionista, ovvero che non fosse esistita affatto quella strage.

Per decenni, almeno fino agli anni ’90, parte della storiografia di sinistra e quella ufficiale jugoslava hanno ripetuto le tesi propagandistiche delle parti slave, sostenendo che le foibe, intese come stragi, o non ci siano state oppure abbiano rappresentato un fenomeno marginale.

Un fenomeno frutto di quel costume, tipicamente italiano, che tende a catalogare qualsiasi ricorrenza in base ad appartenenze ideologico-partitiche, assegnandole di fatto a questo o a quel blocco politico-sociale. Seguendo questa assurda logica abbiamo purtroppo svuotato la memoria di tante date ed eventi, sminuendone e a volte annullandone il loro senso di patrimonio comune.

La legge 92 del 30 marzo 2004 ha istituito, nella giornata del 10 febbraio di ogni anno, il Giorno del ricordo, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Lo stesso provvedimento legislativo ha anche istituito una specifica medaglia commemorativa destinata ai congiunti delle vittime. Quel che più conta (o almeno dovrebbe contare) è perpetuare la memoria delle stragi delle foibe secondo tale dettato normativo: ci riusciremo?


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Francesco Polizzotto

Direttore editoriale di Eco Internazionale. Tra le mie passioni segnalo la storia, il giornalismo ed il Milan. Sono strano, sono di destra ma ho anche dei difetti.

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