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Dal vangelo secondo Zlatan

Il mercato dei calciatori in Serie A si è aperto ufficialmente il 2 gennaio, ma negli ultimi giorni i quotidiani sportivi sono stati monopolizzati dal primo affare concluso da una grossa squadra italiana: il Milan ha annunciato di avere ingaggiato il celebre attaccante svedese 38enne Zlatan Ibrahimović , rimasto senza squadra dopo la conclusione del suo precedente contratto coi Los Angeles Galaxy, squadra del campionato nordamericano MLS.

Ibrahimović aveva già giocato per il Milan fra il 2010 e il 2012, e il suo ritorno sta facendo discutere per diverse ragioni: su tutte, il fatto che sia il Milan sia Ibrahimović sono assai diversi da quando si separarono, sette anni fa. Dopo lo scudetto vinto nella stagione 2010/11, in cui Ibrahimović segnò 21 gol, il Milan ha cambiato due proprietà – da Silvio Berlusconi si è arrivati al fondo di investimento Elliott, passando per il misterioso imprenditore cinese Yonghong Li – senza trovare alcuna continuità societaria o di rendimento. Dopo l’ennesima estate di cambiamenti, al momento la squadra è undicesima in Serie A (a pari punti con l’Hellas Verona), ed anche Ibrahimović è un calciatore diverso da quello che lasciò il Milan sostanzialmente al vertice del calcio italiano (gli anni passano anche per lui, già).

Ibrahimović era arrivato al Milan a 29 anni, quando ancora era considerato uno dei migliori giocatori del mondo, dopo aver giocato nel Barcellona che stravinse la Liga spagnola. Delle ultime otto stagioni, però, sei le ha passate giocando in campionati di seconda o terza fascia come la Ligue 1 francese (seppur nel Paris Saint-Germain) o la MLS americana. Ibrahimović inoltre ha compiuto da poco 38 anni, un’età in cui molti calciatori di alto livello si sono ritirati oppure hanno passato da tempo il picco della loro carriera.

Da diversi giorni si sta cercando di mettere in fila le ragioni di questo trasferimento, provando a darsi qualche risposta. Per il Milan l’acquisto di Ibrahimović potrebbe avere senso soprattutto dal punto di vista sportivo. La squadra, che da due mesi è allenata da Stefano Pioli dopo l’esonero di Marco Giampaolo, fa una fatica enorme a segnare: ha il quinto peggiore attacco della Serie A e nessuno dei suoi attaccanti sembra particolarmente in forma.

Difficilmente però un giocatore come Ibrahimović può far peggio di Piątek o Leão. Nel mercato di gennaio, inoltre, era difficile trovare una soluzione più solida e tutto sommato economica, contando che il Milan pagherà a Ibrahimovic “soltanto” tre milioni di euro da qui a giugno senza sborsare altri soldi per il suo cartellino (esiste poi un’opzione per prolungare il contratto di un altro anno, nota solo ufficiosamente).

Da tempo, infatti, la dirigenza rossonera aveva fatto capire di volere acquistare giocatori più «pronti» da inserire nella rosa, che attualmente è fra le più giovani della Serie A, dopo che in estate i proprietari del fondo Elliott avevano deciso di non rinnovare i contratti di diversi giocatori di esperienza per puntare su giovani talenti, con l’obiettivo di valorizzarli e rivenderli.

Una delle qualità che viene più spesso riconosciuta a Ibrahimović è proprio quella di avere un carisma e una personalità fuori dal comune, che lo hanno fatto diventare un personaggio mondiale anche al di fuori del calcio.

Le ragioni di Ibrahimović invece non sono chiarissime. Secondo alcuni esperti di calciomercato, già diverse settimane fa Ibrahimović aveva dato la priorità al Milan rispetto ad altre offerte, e da anni ribadisce di considerare il Milan la squadra «più grande» in cui ha giocato. Ha ribadito di voler aiutare i rossoneri a dare una svolta al loro campionato e di essere sempre lo stesso: «Sarò molto più cattivo, posso giocare ancora ad alti livelli, darò il 200%. Mi sento pronto, più che vivo, so cosa devo fare: magari non corro, ma tirerò da 40 metri. Non sono una mascotte, non sono arrivato per ballare accanto al Diavolo: io cerco l’adrenalina, non il denaro».

I tifosi milanisti cercavano da molto tempo un capopopolo. Ibra è quello che cercavano. Almeno da un punto di vista mediatico, ambientale, simbolico, empatico. Non basterà però lo show. Ora Ibrahimović dovrà essere protagonista anche in campo. Perché il Milan ha bisogno di entusiasmo, di bagni di folla e tutto il resto, ma anche, anzi soprattutto, di punti (oggi soltanto uno 0-0 in casa contro la Sampdoria ed Ibra in campo per 40 minuti circa). Con uno Zlatan in più nel motore, riuscirci sarà più semplice, o comunque un po’ meno difficile. Ne sono tutti convinti, dentro al Milan, lui per primo. Ora però occorre dimostrarlo.


Daniele Compagno

Daniele Compagno

Web e Social Media Manager. Scrivo di Sport e Cultura e offro il mio apporto con impegno e costanza per la crescita e lo sviluppo di Eco Internazionale.

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