Per un pugno di… miliardi

Di Vincenzo Mignano – Durante il Consiglio europeo del 12 e del 13 dicembre, i leader dell’Unione Europea (UE) si sono riuniti allo scopo di confrontarsi sulle principali questioni che caratterizzano l’attuale agenda. Tra le priorità emerse dal dibattito, un ruolo centrale hanno avuto il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) e l’Unione Economica e Monetaria (UEM), con le loro implicazioni sul panorama economico-sociale comunitario e le differenti opinioni che ne hanno determinato la relativa analisi.

Come già preannunciato nei giorni antecedenti alla riunione dalla Presidenza finlandese di turno in seno al Consiglio dell’UE, tramite la presentazione del negotiating box recante i dati numerici su cui fondare il QFP 2021-2027, si è discusso sulla possibilità di prevedere una riduzione del livello complessivo di spesa pari all’1,07% del Reddito Nazionale Lordo (RNL) dell’UE-27, per un totale di 1.087 miliardi di euro. La proposta finlandese è risultata, tuttavia, al ribasso rispetto alla richiesta iniziale della Commissione europea (1,11%, pari a 1.135 Mrd) e a quella del Parlamento europeo (1.3%, pari a 1.324,1 Mrd), suscitando le perplessità e l’opposizione del Governo italiano. Sotto tale profilo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ha ritenuto insoddisfacente il piano finlandese, poiché comporterebbe riduzioni di spesa rilevanti, presentandosi complessivamente sbilanciato in ragione dei «tagli sproporzionati che colpirebbero settori strategici, quali lo Spazio, il Digitale, la Difesa, la Sicurezza…una sottrazione di risorse alle nuove priorità dell’Unione Europea che devono, invece, necessariamente rimanere ambiziose».

Alle critiche mosse dal Premier italiano si sono aggiunte quelle del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, il quale ha mostrato le sue preoccupazioni circa gli effetti che la proposta finlandese potrebbe produrre sul nuovo Fondo Europeo per la Difesa (EDF), riducendo a 6 miliardi – rispetto ai 13 previsti – il budget di spesa nel periodo 2021-2027, per finanziare nuovi programmi di ricerca: «Il voto finale sul bilancio spetta al Parlamento. E se il bilancio dei prossimi sette anni non piacerà, il Parlamento europeo non lo approverà. L’Europa ha bisogno di crescita, non di tagli». Tale dibattito sulla struttura del QFP 2021-2027 – con la previsione di tagli in settori nevralgici, quali competitività, innovazione, gestione della migrazione, sicurezza e difesa – ha posto l’accento sull’ulteriore controversa questione delle fonti di finanziamento del bilancio comune europeo, fortemente legato ai contributi degli Stati membri. In tale ottica, in mancanza di risorse proprie, l’influenza delle logiche e degli interessi particolaristici degli attori comunitari finisce per condurre a lunghi e farraginosi negoziati, a discapito dello sviluppo di una struttura di bilancio imperniata sulla convergenza, sulla stabilità e sulla coesione.

Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli

In merito al profilo dell’UEM, il Consiglio europeo ha espresso il proprio favore sui progressi compiuti dall’Eurogruppo in formato inclusivo, sotto la presidenza di Mario Centeno, invitandolo a proseguire i lavori sul pacchetto di riforme del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) e «su tutti gli elementi dell’ulteriore rafforzamento dell’unione bancaria, su base consensuale», nonché a fornire il proprio contributo circa l’individuazione di soluzioni adeguate al finanziamento dello Strumento di Bilancio per la Convergenza e la Competitività (BICC), «al fine di poterlo completare nel contesto del prossimo QFP». L’obiettivo sotteso alla realizzazioni di tali politiche è quello di incrementare la crescita potenziale delle economie della zona euro e la resilienza della moneta unica di fronte i periodi di crisi, favorendo il rafforzamento del suo ruolo internazionale – «che dovrebbe essere commisurato al peso economico e finanziario dell’Unione a livello globale» – e la creazione di un sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS).

In ultima analisi, quanto trattato rappresenta l’ulteriore esplicazione di come la questione del QFP – o, più in generale, del bilancio UE – sia terreno fertile di sconto tra i diversi Stati membri, costituendo la base attraverso cui provvedere alla strutturazione e alla distribuzione delle risorse provenienti dal bilancio comunitario. In un contesto in cui il processo di integrazione europea necessita di nuovi impulsi e di una maggiore propensione all’applicazione dell’ottica sovranazionale, a discapito di quella intergovernativa, parrebbe più opportuno un atteggiamento più ambizioso da parte dei Paesi UE, incline ad affrontare le nuove sfide che i mercati esteri impongono. Il negotiating box finlandese non sarebbe, in tal senso, conforme alle esigenze e alle nuove priorità che si presentano, oggi, nel panorama comunitario, le quali richiedono politiche tradizionali efficaci, ampi margini di flessibilità e disponibilità fuori bilancio, in modo da poter reagire alle numerose occasioni di emergenze naturali e sociali.

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