Reato di solidarietà: il caso di Pierre Mumber

Di Federica Agrò – Nel gennaio 2018 aveva aiutato dei migranti in difficoltà. Una donna ferita, un uomo senza scarpe e altri due con vestiti inadeguati ad affrontare il gelido inverno nel paesino di Briançon, al confina tra Francia e Italia. 

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Pierre Mumber è una guida Alpina che lavora proprio sul confine, e che non ha avuto molto a cui pensare prima di aiutare quelle persone. In fondo siamo umani, non dovrebbe essere insito nella nostra natura aiutare i nostri simili in difficoltà? Pierre fece ciò che molti di noi avrebbero fatto, regalando vestiti adeguati, offrendo una bevanda calda a chi ne aveva evidentemente bisogno. Pierre fece ciò che ci fa conservare un po’ di speranza nei confronti dell’umanità, ha provato empatia, ha agito d’istinto e non ha sbagliato.

Solo nei primi sei mesi di quell’anno, le autorità transalpine fermarono ventottomila migranti, rimandandone in Italia il 95%. Il confine francese era praticamente invalicabile, e chi è riuscito ad attraversarlo non ha trovato l’accoglienza meritata. Pierre non era da solo, erano centinaia gli attivisti che prendevano parte alle maraudes, le azioni di pattuglia dei confini con l’obiettivo di aiutare i bisognosi ed evitare i decessi. Azioni che uno Stato avrebbe dovuto garantire, erano invece lasciate a semplici cittadini, additati in seguito di reati penali. Erano circa duecento in tutto, gli uomini e le donne che si comportavano da esseri umani, sono state circa ottocento, invece, le vite che la loro umanità ha risparmiato.

Eppure le azioni di Pierre, e non solo le sue, sono state valutate in modo completamente diverso. Dei poliziotti di pattuglia sul confine, lo hanno accusato di aver aiutato quelle persone ad eludere i controlli, di aver favorito l’immigrazione illegale in territorio francese. La legge francese è molto dura a riguardo: «qualsiasi persona che, con assistenza diretta o indiretta, ha facilitato o tentato di facilitare l’ingresso, la circolazione o il soggiorno illegale di uno straniero in Francia è punito con una pena detentiva fino a cinque anni e una multa di 30mila euro». 

Lo scorso anno, tuttavia, un tribunale francese ha stabilito il principio di fratellanza, per evitare il processo ad un olivicoltore che aiutò centinaia di migranti ad entrare nel paese. Il presidente Emmanuel Macron, ha formalizzato quella sentenza adottando una legge che evita i procedimenti giudiziari a «qualsiasi persona o organizzazione quando l’atto non ha dato luogo ad alcuna compensazione, diretta o indiretta, ed è consistito nel fornire consulenza o sostegno legale, linguistico o sociale, o qualsiasi altro aiuto fornito esclusivamente per scopi umanitari». Nonostante questi evidenti tentativi di miglioramento, purtroppo, le azioni penali contro i volontari sono andate avanti.

Il 24 ottobre 2019, il tribunale penale di Gap ha condannato Pierre Mumber a 4 mesi di carcere per aver favorito la fuga di quattro migranti nel gennaio del 2018. Quel giorno Pierre avrebbe dovuto pensarci due volte prima di comportarsi da essere umano? La risposta non può che essere negativa. La solidarietà non può essere un crimine, non importa a chi sia rivolta. Nel maggio del 2018, Pierre aveva ricevuto il premio “Mediterraneo di Pace”, per le sue azioni umanitarie. Come può questo coesistere con una condanna?

Il 21 novembre, la Corte d’appello di Grenoble ha assolto Pierre da ogni accusa, un enorme sospiro di sollievo per lui, una magra consolazione per chiunque non avesse mai riflettuto sulla possibilità che aiutare il prossimo potesse costituire reato. Nella sentenza si legge che «non ci sono prove a sostegno della convinzione che Pierre Mumber sia intervenuto direttamente per impedire alla polizia di arrestare gli stranieri in situazione irregolare, poiché queste difficoltà di arresto sono chiaramente più legate ai mezzi a disposizione che alla presunta ostruzione». Capiamo, dunque, come ad essere assolta non sia stata la possibilità di un uomo di aiutare il prossimo, quanto la mancanza di prove che questo aiuto fosse legato ad un’azione illegale. 

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Viviamo in un mondo di leggi ingiuste, di frontiere che uccidono, dove l’umanità è diventata reato e il bene è prerogativa dei singoli individui. Qui alle persone non vengono garantiti canali d’ingresso sicuri, chi cerca disperatamente di cambiare vita lo deve fare rischiando la morte. Viviamo in un mondo fatto anche di Pierre Mumber, di persone che credono nei valori civili, nella convivenza pacifica, di empatia. Nel nostro mondo pieno di ossimori, il “reato di solidarietà” è un grosso campanello d’allarme, un promemoria, che ci ricorda che essere una brava persona non sempre significa essere un perfetto cittadino.


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