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La NATO, 70 anni e sentirli tutti

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Di Maddalena Tomassini – È una verità universalmente riconosciuta che dicembre è il mese delle cene in cui siamo costretti a rivedere persone di cui avremmo fatto volentieri a meno. Tensioni più o meno evidenti, mentre dietro il fazzoletto si mormora al proprio vicino un commento relativo alle scelte di vita di questa o quella persona. Estendendo il concetto su una scala geopolitica, il vertice della NATO che si è concluso ieri nei pressi di Londra non è stato diverso.

I leader della più grande alleanza militare del pianeta si sono incontrati in occasione del 70 anniversario dalla sua nascita: sette decadi e sentirle, tutte. La NATO, nata nel 1949 come baluardo contro il comunismo e l’Unione Sovietica, in un mondo diviso in due blocchi che ormai non esiste più. Il panorama politico è frammentato e le tensioni fra i 29 membri dell’alleanza sono crescenti e significative. Senza tener conto, poi, dei problemi all’interno dei Paesi stessi, a partire dagli ospiti di casa, sempre più affossati in quel pantano chiamato Brexit.

Il 3 dicembre sono atterrati a Londra, sul piede di guerra, il presidente francese Emmanuel Macron, il turco Recep Tayyip Erdogan e l’americano Donald Trump. Facile ricordare l’origine delle tensioni, localizzate in Siria e in particolare lungo il confine con la Turchia – un confine che l’esercito turco ha ben pensato di violare per attaccare le forze curde. «Quando guardo alla Turchia vedo quelli che stanno combattendo al nostro fianco contro lo Stato Islamico», ha detto Macron.

Seduto al suo fianco, Donald Trump. Fra i due non scorre buon sangue, siamo lontani dai tempi in cui il presidente USA prendeva la mano del suo collega francese. L’inquilino della Casa Bianca non ha mandato giù la diagnosi di “morte cerebrale” che Macron ha attribuito alla NATO. Poco importa che lo stesso Trump abbia in passato definito l’alleanza “obsoleta”. Era prima che gli altri membri si decidessero ad alzare il budget relativo alla spesa, alzando la soglia al 2% del Pil. D’altro canto, Trump è responsabile di una decisione che ha suscitato non poco sdegno fra i membri dell’alleanza: il ritiro delle forze USA dalla Siria che ha – sostanzialmente – dato il via libera all’azione militare di Erdogan. In questo quadro si inserisce anche l’acquisto da parte della Turchia del sistema di difese missilistico russo S-400 – non proprio una mossa conciliante.

Il padrone di casa ha cercato di mettere una pezza sulle tensioni. Per il premier inglese Boris Johnson, la NATO è un “gigante scudo di solidarietà” che “protegge quasi un miliardo di persone”. «Finché siamo insieme – ha commentato in apertura dell’incontro – nessuno può sperare di sconfiggerci». Una posizione sostenuta anche dal segretario generale della NATO, il generale Jens Stoltenberg, secondo cui essa è «l’alleanza di più grande successo nella storica, perché siamo cambiati insieme alla storia».

Arrivati al commiato, come in ogni buona famiglia che si rispetti, il più dei partecipanti ha cercato di ritrovare una sorta di equilibrio sulle tensioni. I problemi sono ancora tutti lì, ben intuibili nel bozzo del tappeto, ma i commenti sono incoraggianti. A margine di un incontro bilaterale con la cancelliera tedesca Angela Merkel, Trump ha assicurato che il vertice è stato un successo e che «la Nato è più forte che mai». Certo, non ha mancato di sottolineare che – accidenti! – “la Germania è un pochino sotto” l’obiettivo del 2% del Pil di spese per la difesa, ma nessun problema. Con la cancelliera ne hanno “parlato”. E tanti cari saluti, a voi e a famiglia.


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