La storia di Eleanor Roosevelt, ambasciatrice dei diritti umani

Di Davide Renda – «La libertà richiede moltissimo ad ogni essere umano. Con la libertà viene la responsabilità. Per la persona che non vuole crescere, la persona che non vuole portare il suo peso, questa è una prospettiva terrificante». (Eleanor Roosevelt, Delegata Americana alle Nazioni Unite)

È a partire da questa sua riflessione piena di significato che ripercorriamo la vita di Eleanor Roosevelt, una donna la cui affascinante storia ci offre una finestra su alcune delle più importanti fasi della storia degli Stati Uniti nella prima metà del secolo scorso. Vogliamo proporre una lettura della storia della sua vita che vuole evidenziare come è stata prima di tutto una impegnatissima e appassionata attivista dei diritti sociali, civili e politici delle donne anche aldilà del suo ruolo di first-lady americana.

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11 ottobre 1884, Anna Eleanor Roosevelt nasce a New York da Anna Eleanor Hall ed Elliott Roosevelt, fratello del 26° Presidente degli Stati Uniti d’America Theodore Roosevelt. Nel suo albero genealogico troviamo anche uno dei firmatari della Costituzione degli Stai Uniti, William Livingston. La giovanissima Eleanor rimane senza entrambi i genitori a soli dieci anni, un peso che si porterà dietro tutta la vita, e verrà cresciuta inizialmente dalla nonna materna. Successivamente, studiò a Londra dal 1889 al 1902, dove conobbe Marie Souvestre, sua insegnante, che rappresentò per la giovane Eleanor una grande ispirazione: Marie era nota per il suo ruolo di educatrice di giovani donne e il suo impegno nelle cause femministe. Tornata negli Stati Uniti, si fidanzò con il suo futuro marito Franklin Delano Roosevelt, che sposò nel 1905 nonostante l’opposizione della madre di Franklin.

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La stabilità della vita coniugale sarà minacciata inizialmente dall’invadenza della suocera, convinta dell’incapacità di Eleanor di essere la moglie ideale per il figlio: sarà una presenza costante nei primi anni di matrimonio tra Eleanor e Franklin. Eleanor le dimostrò il contrario agli inizi degli anni ’20, quando a seguito di un attacco di poliomielite che colpì il marito, prese in mano la situazione diventando la figura principale in suo supporto, sia moralmente che politicamente. La suocera sconsigliò a Franklin di proseguire la carriera politica, ma Eleanor convinse il marito ad andare avanti e si impose come un fattore determinante della sua campagna politica. Alla fine degli anni ’20, Eleanor, nel pieno del suo fervore attivista per le cause delle donne, ha lavorato per la Women’s Trade Union League, associazione per incoraggiare le donne a formare sindacati per il miglioramento delle loro condizioni lavorative, e la League of Women Voters, un’organizzazione per l’ottenimento da parte delle donne di ruoli più importanti nelle istituzioni.

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Essenziale fu anche il suo ruolo nella campagna elettorale che portò il marito ad arrivare alla presidenza, specialmente per averlo aiutato ad ottenere i voti degli afroamericani negli stati del sud. Nel 1933, quando divenne first-lady a fianco del neo presidente Franklin Delano Roosevelt, supportò le politiche incluse nel New Deal (1933-1937) mirate a risollevare l’economia americana dopo la Grande Depressione del 1929. In quegli anni, e nei decenni successivi, Eleanor porterà avanti il suo impegno per la giustizia sociale, i diritti umani e i diritti delle comunità afroamericane. Celebre fu, a questo riguardo, l’impegno di Eleanor per organizzare il concerto del 1939 della afroamericana Marian Anderson al Lincoln Memorial, a seguito del divieto di esibirsi alla Constitution Hall per via del colore della sua pelle.

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Sono da ricordare, inoltre, i suoi numerosi viaggi al fronte a fianco dei soldati americani per supportarli durante le battaglie della guerra. Per esprimere la sua visione sul mondo pubblicò per sei giorni a settimana una sua personale colonna di giornale intitolata My Day dal 1935 al 1962. È lì che si trovano le riflessioni più belle e profonde di Eleanor: è possibile consultarle tutte in questo sito, divise per anno e giorno. Qui di seguito una nota scritta negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale dopo il lancio delle bombe di Hiroshima e Nagasaki:

«Persona dopo persona mi ha detto in questi ultimi giorni che questo nuovo mondo, che affrontiamo, li terrorizza. Riesco a capire come sorge questo sentimento, a meno che uno non creda che gli uomini siano capaci di grandezza oltre i loro risultati passati. Adesso il tempo richiede che l’umanità nel suo insieme salga a grandi altezze. Dobbiamo avere fede o moriremo. » (My Day, 10 agosto 1945)

Dopo la morte del marito, il 12 aprile 1945, Eleanor decise di non continuare la carriera politica, ma il presidente Harry Truman volle nominarla delegato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Eleanor ricoprì inoltre dal 1945 al 1953 il ruolo di Presidente della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite. Il suo più grande successo sarà rappresentato dal suo contributo alla scrittura della Dichiarazione universale dei diritti umani, presentata con le seguenti parole: «Ci troviamo oggi alla soglia di un grande momento nell’esistenza delle Nazioni Unite e dell’Umanità. Questa dichiarazione potrebbe diventare la Magna Carta internazionale, per ogni uomo ed in ogni luogo». La Dichiarazione fu approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 con risoluzione 219077A. Harry Truman la chiamò “First Lady di tutto il mondo” per il suo impegno umanitario, e un anno prima della sua morte il presidente J.F. Kennedy si impegnò per farle continuare il suo ruolo all’interno della Commissione per i diritti umani alle Nazioni Unite e la nominò come presidente di una commissione sulla condizione delle donne negli Stati Uniti.

Eleanor Roosevelt morì il 7 novembre del 1962 all’età di 78 anni, lasciando una eredità che è stata fonte di ispirazione per tutti gli attivisti impegnati nelle lotte per i diritti civili, delle minoranze e delle donne. Ha affrontato tutte le sfide della sua vita e carriera con passione e determinazione, guidata da ideali di giustizia, libertà e uguaglianza per tutti gli esseri umani.


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