Un avvocato all’Eurotower

Di Francesco Paolo Marco Leti – Quella di Christine Lagarde è una lunga carriera caratterizzata da una sempre maggiore immersione nel mondo della politica economica internazionale e, dopo la recente nomina a capo della Banca Centrale Europea (BCE), della politica monetaria.

La sua formazione non è per nulla quella di un economista classico: possiede una laurea in Giurisprudenza e Scienze Politiche, diversi master nel settore legale, ma quasi nessuna competenza nel campo economico prima del suo ingresso in politica. I suoi primi assaggi di economia risalgono alla nomina a Ministro del Commercio Estero nel Governo francese di Domenique de Villepin nel 2005, alla quale seguirono la designazione, nel 2007, per una manciata di settimane, al Ministero dell’Agricoltura e della Pesca sotto il primo Governo di François Fillon e, infine, il ben più prestigioso e lungo incarico al Ministero dell’Economia sotto il secondo Governo Fillon, durato fino al 2011.

Nel 2011 la svolta della sua carriera e la nomina a Direttore Operativo del Fondo Monetario Internazionale (FMI). La sua elezione avviene grazie al forte sostegno dell’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy, del quale la Lagarde sarebbe una sorta di “pupilla”, e alla promessa di una revisione del meccanismo di voto in seno al Fondo a vantaggio delle economie emergenti. La sua carente preparazione in materia economica l’ha portata ad affidarsi in modo determinante ai suoi collaboratori e, in particolare, a Olivier Blanchard, il Capoeconomista del Fondo. I due, con un formidabile lavoro di squadra, hanno affrontato i lunghi e pesanti anni della Grande Recessione, utilizzando, almeno inizialmente, le classiche politiche di austerità basate su tagli della spesa e consolidamento fiscale, secondo i principi del “Washington Consensus”. Proprio gli effetti depressivi delle politiche economiche indicate dal FMI, portarono al clamoroso “mea culpa” del Capoeconomista del Fondo nel 2012 e al radicale cambiamento delle politiche applicate.

L’ex Presidente francese Nicolàs Sarkozy e Christine Lagarde

Il luogo nel quale la nuova linea economica divenne più visibile fu proprio la crisi greca. Il Fondo, inizialmente, si comportò come una sorta di cane da guardia dell’austerità ma, dopo il 2012, cambiò totalmente registro, ammorbidendo le sue posizioni e finendo per mediare fra le Istituzioni Europee, particolarmente rigide, e il Governo greco. Proprio la capacità di mediare è una delle qualità della neo-Presidente della BCE: i resoconti degli incontri sottolineano come quella dell’FMI fosse la posizione più lucida, non offuscata da dissapori o da rancori. Proprio questa sua capacità di mediare e di restare lucida durante incontri nei quali queste due qualità risultavano carenti, è stata riconosciuta anche dall’allora Ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, che non a caso intitolò il suo libro di memorie su quel concitato periodo “Adulti nella stanza”, in onore delle parole usate dalla Lagarde proprio durante una conferenza stampa successiva a una delle tempestose riunioni nella quale sottolineava come «Allo stato attuale quello che ci manca è il dialogo; la vera emergenza è ristabilire le condizioni per un dialogo tra adulti in quella stanza» (Yanis Varufakis, Adulti nella stanza. La mia battaglia contro l’establishment dell’Europa, 2018, La nave di Teseo). Nonostante tutto, la posizione di mediazione del Fondo non ebbe successo e il Governo greco si trovò schiacciato sotto il peso di un “Memorandum of Understanding” degno di una nazione sconfitta dopo un conflitto militare.

Christine Lagarde e Yanis Varufakis

Nonostante la sua abilità negoziale e il tentativo di una terzietà fra Istituzioni Europee e Governo ellenico, di quei giorni tempestosi di trattativa rimane anche la sensazione di un legame troppo stretto con la politica dei due Stati “core” d’Europa: Francia e Germania. In particolare, non è un segreto, che parte della carriera della Lagarde sia dovuta alla pressione del Presidente francese Sarkozy, al quale lei ritiene di dovere un’immensa gratitudine, come dimostrato da una lettera ritrovata durante una perquisizione della sua abitazione.

La sua scelta come nuovo Presidente della BCE è stata abbastanza tortuosa. Il pericolo maggiore da evitare era l’opzione Jens Weidmann, Presidente della Bundesbank. Proprio questa sarebbe una delle ragioni fondanti per le quali sarebbe stata posta la tedesca Ursula Von der Leyen a capo della Commissione europea, in modo che la Germania non potesse vantare pretese sulla Presidenza dell’Eurotower. A quel punto i candidati più forti erano il Presidente della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, e proprio Christine Lagarde. La scelta di quest’ultima sarebbe arrivata proprio per l’abilità dimostrata durante gli anni scottanti della crisi economica, anche se, qualche commentatore ha malignato riguardo la sua maggiore permeabilità al potere politico, soprattutto rispetto al suo predecessore.

Sul nuovo incarico all’Eurotower ci si aspetta che si comporti in modo simile a quanto fatto al Fondo: si appoggi, cioè, ai banchieri centrali d’Europa e, in particolare, a quella maggioranza di “colombe” con cui si è sempre confrontato il suo predecessore. Alcuni problemi potrebbero presentarsi a causa di quello che sembra essere un riposizionamento del Presidente della Banca di Francia che, all’ultima riunione del Consiglio Direttivo, avrebbe votato in modo contrario rispetto alla posizione del Presidente uscente, Mario Draghi.

Sicuramente i primi mesi della nuova Presidenza saranno ipotecati dalle scelte effettuate dalla precedente, scelte dalle quali sarà difficile fare una retromarcia rapida senza grosse ripercussioni sui mercati. La “mano” del nuovo Presidente della Banca Centrale si vedrà a partire dal prossimo anno e quello che farà, le scelte che intraprenderà, rafforzeranno o fugheranno i timori di coloro che hanno guardato con apprensione alla scelta del nuovo Presidente e/o alla sua preparazione.


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