La favola dei sedicenni che votano

Di Daniele MonteleoneEnrico Letta ha chiesto di avvicinarsi concretamente alla «generazione Greta» con una proposta che sta facendo nuovamente discutere, ovvero abbassare la soglia dell’età del voto a 16 anni. A qualche giorno dalla massiccia mobilitazione per il Friday For Future che ha visto la presenza di centinaia di migliaia di studenti per le strade a chiedere un cambio di passo contro il cambiamento climatico, questa proposta sembra accogliere questo “bisogno di partecipazione” anche da parte dei minori di 18 anni. Il governo sembra d’accordo sul percorrere questa strada, ma non si tratterà di pura demagogia?

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L’intento di estendere la platea che può partecipare al voto – sia chiaro, per la Camera dei Deputati, a meno di sorprese – sembra una battaglia nobile, ma sulla concretezza di tale misura c’è più di un dubbio o addirittura un sostanziale nulla di fatto nell’ipotesi si realizzi. Molti italiani sembrerebbero essere d’accordo con questa mossa di responsabilizzazione e di inserimento dei più giovani nella vita politica italiana. E non c’è dubbio che nel mondo esistono paesi in cui gli adolescenti prendono – o devono prendere – parte alla vita adulta appena alla fine dell’infanzia. Ma questi paesi non possono essere presi come modello e l’argomento non può fungere da difesa. Quel discorso che “se lo fanno loro perché non possiamo farlo anche noi?” non regge quasi mai. Dovrebbe essere un indice di avanguardia sociale tutelare differentemente e trattare adeguatamente i cittadini in base alla propria età anagrafica. Per intenderci su quanto stiamo dicendo basta citare questioni come i matrimoni, i rapporti sessuali, la stipula di contratti, ecc. Ogni età ha insomma una sua “collocazione” nelle possibilità giuridiche.

È vero anche che in altri paesi la spinta all’emancipazione è molto più forte di quella che avviene in Italia, e questo è dovuto a ragioni oggettivamente culturali, tradizionali, storiche. Per questo motivo ci rendiamo conto di quanto sia necessario responsabilizzare i nostri cittadini più giovani, anche nella prospettiva di futuri elettori più consapevoli. Ma la responsabilizzazione dei sedicenni passa davvero dalla possibilità di votare? La mossa sembra convincere non solo la maggioranza di Governo ma anche la Lega che, dati alla mano, avrebbe tutto da guadagnare. Molti italiani, già elettori da molti anni, sono statisticamente poco consapevoli del proprio voto o delle informazioni basilari circa la Costituzione o il funzionamento delle elezioni cittadine, regionali, nazionali. Data per persa la responsabilizzazione di molti adulti, sarebbe allora il semplice voto il passo decisivo per rendere i giovani di oggi, adulti consapevoli del domani? Sembra un po’ poco.

Passando ai numeri, la quantità di possibili nuovi elettori che verrebbero portati alle urne sarebbe di circa un milione, fra sedicenni e diciassettenni. E, considerata la quasi fisiologica astensione presente nel nostro paese confermata all’appuntamento delle scorse politiche, circa il 30 per cento resterebbe a casa. Siamo dunque a 700 mila potenziali nuovi elettori. Parliamo di zerovirgola sparpagliati che cambiano poco in termini elettorali per i partiti e cambierebbero poco anche pensando al motivo (apparentemente) principale di questa proposta, la mobilitazione per l’ambiente. Sì, perché in Italia i cosiddetti «verdi», non solo non ci sono o sono stati mangiati un po’ da tutti gli altri partiti “forti”, ma hanno anche una tradizione piuttosto povera di conquiste alle urne. E se consideriamo che una buona parte dei più giovani votano in linea col “voto di famiglia”, il calcolo è presto fatto. Alle europee, quasi il 40 per cento dei diciottenni (solo due anni in più dei potenziali nuovi elettori) ha votato dei verdi, sì, ma non gli ambientalisti: i verdi – per il logo diventati blu – della Lega di Salvini.

Mobilitazione studentesca italiana per l’ambiente – da New (Notizie)

Quindi, o la Lega è diventato il partito dei giovani, con un programma improntato al green e a un massiccio intervento sulle politiche giovanili – cosa che oggettivamente non ci sembra – oppure una grossa fetta dei neoelettori è stata affascinata dal linguaggio, dalla sfrontatezza e dalla semplicità della comunicazione social e televisiva del leader leghista, fattore decisivo più probabile nella conquista dell’elettorato giovanissimo. Ma questo potrebbe derivare da un’irriverente speculazione personale. I numeri restano, però, gli stessi.

Potremmo davvero assistere a un ringiovanimento della classe politica e dell’attenzione nazionale sugli adolescenti con lo spostamento all’indietro di due anni dell’età per il voto? È possibile che la necessità di rappresentare gli adolescenti porti a introdurre nelle proposte politiche dei partiti dei temi cari alle giovani età, e quindi a un possibile circolo virtuoso di ascolto-proposta-voto che, come già detto, è un fine nobilissimo. Ma se la crisi di rappresentanza si avverte comunque da anni fra gli elettori più giovani, fra i 18 e i 25 anni – che sono circa 10 milioni di cittadini – non sarà che la disillusione colpisce indistintamente e pressoché per intero la fascia di popolazione giovane con scarso potere economico e quindi politico? Forse – per essere prudenti – la responsabilizzazione non passa per il voto ma per il sistema scolastico e per l’inserimento nel mondo del lavoro.

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In definitiva, fermo restando che gli adolescenti non sono degli idioti e che, quindi, non vanno trattati come tali, sarebbe bene ricordarsi che se vogliamo diciottenni consapevoli e realmente partecipi alla vita politica (quello che non sono neanche molti di quelli più grandi di cinque anni!) dobbiamo cominciare a parlare a questi ragazzi, dialogare con quello che è il futuro, prima di trasformarli in comuni consumatori del mercato elettorale da conquistare a colpi di slogan. Perché, si sa, da giovani si vive di ideali, di generalizzazioni e, spesso, di idee sommarie, ed è giusto così; il mondo è quello raccontato dai più grandi, dai libri, da internet. E allora invece di raccontare la favola del voto responsabilizzante, ascoltiamo cosa hanno da dire i ragazzi fuori dai seggi elettorali. Questo , sarebbe ancora più nobile.


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