DEF-icitario

Di Francesco Paolo Marco Leti – La Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (NADEF), presentata dal governo giallo-rosso, permette di rintracciare la maggior parte delle misure previste per la prossima finanziaria e le relative coperture. Il punto principale è lo slittamento per un altro anno delle clausole di salvaguardia dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), per un ammontare di circa 23 miliardi di euro ed ulteriori 7 per l’attuazione dei principali punti della politica economica.

Come si può intuire, nonostante la quantità ingente di denaro messa sul piatto, la parte del leone è fatta dalla sterilizzazione dell’IVA. Le coperture di queste misure provengono da un extra-deficit concordato con la Commissione Europea, dell’ordine di circa 14 miliardi, dovuti a un’espansione del deficit che cresce dall’1,4%, previsto nella precedente finanziaria, al 2,2% dell’attuale. Le restanti risorse proverrebbero dalla lotta all’evasione fiscale (circa 7 mld) e da rimodulazioni nella spesa pubblica e tagli a sussidi fiscali nei confronti di attività inquinanti.

Analizzando in modo approfondito il documento, è possibile ritrovare fra le fonti di finanziamento anche un taglio alla scuola dello 0,1% del Prodotto interno lordo (Pil), circa 1,8 miliardi. Le risorse rimanenti dalla sterilizzazione dell’IVA sarebbero usate principalmente nel taglio del cuneo fiscale a vantaggio del lavoratore (si stima un aumento di circa 40 euro mensili medi in busta paga), per circa 2,5-3 miliardi nell’anno 2020, che dovrebbero raddoppiare negli anni successivi: “Tra queste, il Governo si è impegnato a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro, a rilanciare gli investimenti pubblici, ad aumentare le risorse per istruzione e ricerca scientifica e tecnologica e a sostenere e rafforzare il sistema sanitario universale”.

Muovendo dal quadro di finanza pubblica e dagli effetti sulla crescita, le misure non lasciano molto spazio all’ottimismo. La crescita prevista nel prossimo anno, al netto di qualunque misura, sarebbe dello 0,4%: l’effetto di stimolo della manovra porterebbe ad una crescita dello 0,6%. Negli anni successivi vi sarebbe un impatto simile per il 2021 (dallo 0,8% all’1%) e uno nullo per il 2022. Naturalmente la maggior parte di questi effetti derivano dal mancato aumento dell’IVA e soltanto in misura minore proverrebbero dalle altre misure di politica economica, alleggerimento del cuneo fiscale compreso. Riguardo l’andamento degli indicatori del rapporto debito/Pil, i dati sono migliori: questo scenderebbe dal picco del 135,7%, previsto per la fine di quest’anno, verso il 135,2% per il 2020, il 133,6% per il 2021 e il 131,4% per il 2022. Il rapporto menzionato dovrebbe ridursi nel 2021 all’1,8%, per tornare all’1,4% nel 2022.

Uno dei dubbi principali circa il finanziamento delle misure riguarda la lotta all’evasione fiscale. In un primo momento, la misura avrebbe dovuto valere circa 2 miliardi di euro esplosi a 7 dopo le difficoltà nel trovare le coperture ad alcune misure. Nel NADEF sono previsti alcuni strumenti per aumentare la fedeltà fiscale, fra i quali la lotta all’uso del contante, i quali – si spera – ottengano l’effetto desiderato.

Per quel che è possibile ricavare dal NADEF, la manovra sarebbe potuta essere più coraggiosa: si sarebbero potute rintracciare altre risorse nella non completa sterilizzazione delle clausole di salvaguardia dell’IVA, facendola crescere nel settore dei beni di lusso, investendo il surplus in una ulteriore riduzione del cuneo fiscale anche a favore delle aziende. Una maggiore decisione in tale riduzione avrebbe permesso un più intenso stimolo dei consumi – dettato dall’aumento della disponibilità economica dei lavoratori – e al contempo assicurato, se allargato alle aziende, una crescente competitività internazionale delle stesse, grazie alla riduzione del costo del lavoro. Fonti di finanziamento alternative potevano essere individuate nella soppressione di “Quota 100”. La scelta di mantenere inalterate le misure del precedente Governo, e pagarne al contempo il prezzo in termini di clausole di salvaguardia, ha un costo finanziario difficilmente superabile.

Il significativo cambiamento, rispetto al governo precedente, consiste nel miglior rapporto con le istituzioni europee. L’attuale esecutivo sembrerebbe aver ottenuto un deficit maggiore rispetto al precedente, senza necessità di battere i pugni sul tavolo, minacciare in modo più o meno velato l’Italexit o criticare l’eurocrazia. Al contempo, sono anche cambiate le condizioni di fondo della crescita nelle quali l’attuale situazione economica si dibatte, fra dazi e Brexit più o meno concordata: un allargamento dei cordoni della borsa delle istituzioni europee era prevedibile.

In sintesi, da quel che è possibile desumere attraverso la Nota, la manovra che verrà presenta luci e ombre: deficitaria sia come fonte di finanziamento che come effetti anemici sulla crescita, ma solida nel complesso. Forse servirebbe un poco di coraggio in più, speriamo venga trovato.


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