Laura Bianchini, costituente ribelle

Di Simonetta Viola – Le notizie relative alla vita ed all’operato di Laura Bianchini non sono molte, tuttavia presentano con chiarezza una personalità poliedrica e di spessore. La meno conosciuta tra le madri costituenti, fu giornalista militante, attivista politica, parlamentare, educatrice ed insegnante, ma soprattutto un animo tanto nobile quanto ribelle.

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Figlia di Domenico e Caterina Ariccia, nasce a Brescia il 23 agosto 1903 da una famiglia modesta. Attraversa molte difficoltà economiche che la porteranno a conseguire il diploma da autodidatta e la laurea in Filosofia e Pedagogia con molti sacrifici. Insegnante, educatrice e pedagoga dedica la sua vita al mondo della scuola e dell’apprendimento. Proprio durante il fascismo matura le convinzioni più forti sul mondo della scuola affermando: “il senso sociale non deve essere una materia da insegnare, ma uno ‘spirito’ che deve soffiare su tutte le materie scolastiche”.

La sensibilità politica e sociale la sviluppa fin dagli anni di studi universitari. E’ proprio in questo contesto che decide di entrare a far parte del FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) e del Movimento Laureati, ossia due circoli universitari votati alla discussione religiosa e culturale. Subito dopo la laurea si dedica all’insegnamento, esercitando la professione di maestra elementare presso le scuole bresciane e successivamente come docente di storia e filosofia presso il Liceo Ginnasio Arnaldo. Successivamente, diviene preside presso l’istituto Magistrale di Brescia. Quella di Laura Bianchini è un’autentica passione per le tematiche pedagogiche ed educative, tanto da portarla ad approfondirle anche come giornalista pubblicista. Inizia a collaborare con la Casa Editrice Cattolica “La Scuola” per la quale non solo scrive testi ma anche libri scolastici.

Durante il periodo della repressione fascista, allestisce una vera e propria tipografia clandestina per il giornale “Brescia Libera”. Questo, tuttavia, la porterà ad essere sospettata ed a dover scappare per rifugiarsi in un convento a Milano. La repressione, però, non la fermerà. Negli anni diventerà redattrice della testata “Il Ribelle“, si dedica al soccorso dei rifugiati politici e degli ebrei, dirige l’ufficio assistenza alla famiglie dei patrioti caduti e rischia spesso la sua stessa vita. Le prime riunioni del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) vengono ospitate a casa sua. Nel 1946 viene eletta membro della Costituente nel collegio di Bergamo e Brescia. Come membro della Costituente si occuperà di tematiche riguardanti il mondo femminile, l’educazione e la politica scolastica, sottolineando la necessità di istituzioni private che possano garantire il pluralismo sociale.

Nel 1948 viene eletta in Parlamento come deputato della Democrazia Cristiana. Rimane in carica fino al 1953, quando, per intrighi politici interni al partito, la sua presenza non viene riconfermata. Decide, quindi, di tornare tra i banchi di scuola ad insegnare storia e filosofia presso il Liceo Classico Virgilio di Roma e ci resta fino al 1983, anno della sua scomparsa.

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Una donna poliedrica, instancabile, ma soprattutto ribelle, come il giornale che diresse in qualità di redattrice. Probabilmente la meno conosciuta tra le costituenti, ma indubbiamente un apporto fondamentale alla politica italiana e non solo.


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