Il MUOStro scavalca tutto e tutti

Di Daniele Monteleone – In Sicilia non è mai sparita la questione del M.U.O.S. (Mobile User Objective System); semmai se ne è parlato sempre meno. La protesta, le indagini ambientali e le azioni giudiziarie non si sono mai fermate. Il moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense viene tutt’oggi contestato per le emissioni di onde elettromagnetiche chiaramente superiori a quelle consentite, oltre che per l’occupazione di parte della riserva naturale orientata Sughereta di Niscemi, una riserva inserita nella rete Natura 2000. Contestazioni territoriali pertinenti, risposte istituzionali insufficienti.

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Il MUOS è composto complessivamente da cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra: una è l’Australian Defence Satellite Communications Station a Kojarena a circa 30 km a est di Geraldton, nell’Australia Occidentale; un’altra è la Naval SATCOM Facility, Northwest, Chesapeake nel Sud-Est della Virginia; la terza è la Naval Computer and Telecommunications Area Master Station Pacific situata a Wahiawa nell’isola di Oahu dell’arcipelago delle Hawaii; quella di cui parliamo – quella “nostrana” – è la Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) a Niscemi (Caltanissetta), a circa 60 km dalla Naval Air Station di Sigonella, in Sicilia.

US Navy “Mobile User Objective System” (MUOS) Earth Terminal Facility a Niscemi

La stazione di Niscemi è dotata di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri. L’impianto – di chiara importanza strategica per la potenza a stelle e strisce – verrà utilizzato per il coordinamento capillare di tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, droni, e altri velivoli senza pilota diretti anche a Sigonella.

La decisione fatale risale però a dodici anni fa. Le selezioni dei siti per la costruzione degli impianti sono state completate nel 2007 con la firma di un “Memorandum of Agreement” (MOA) tra la marina degli Stati Uniti e il Dipartimento della Difesa australiano. Presto arrivano le contestazioni di cittadini e comitati siciliani. Nascono i No MUOS, i quali manifestano per anni (e continuano a farlo in diverse sedi). Le principali preoccupazioni riguardo l’installazione di tale sistema includono le conseguenze sulla salute umana, sull’ecosistema della Sughereta di Niscemi, sulla qualità dei prodotti agricoli, oltre che sul diritto alla mobilità e allo sviluppo del territorio. In ultimo, ma non meno importante, questo sistema americano viene valutato dagli attivisti come “contrastante gli interessi e la sicurezza della nazione italiana”.

Anche lo scorso governo, il Conte I, si è mostrato – nei fatti – favorevole al Muos in Sicilia. Nonostante gli annunci di «smantellamento», seguiti dall’illuso endorsement dell’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta che, unitamente al Movimento Cinque Stelle, formava un fronte contrario, non è stato buttato giù niente. Niente, a parte le speranze di quanti avevano accolto ottimisticamente questi annunci anti-MUOS. All’udienza del novembre 2018 del Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) di Palermo, l’avvocatura dello Stato ha infatti mantenuto quale posizione ufficiale del Governo nazionale quella già depositata con la memoria difensiva che esprime un chiaro “Sì” all’impianto. Una sostanziale bocciatura delle richieste avanzate dai Comitati e dalle amministrazioni locali di fermare i lavori, le nuove costruzioni e lo sviluppo stesso della base americana. Il Ministero si era infatti dileguato con una nota chiarissima: «Qualsiasi posizione assunta da esponenti non appartenenti all’esecutivo è da considerarsi espressione del singolo soggetto politico».

In gennaio il Ministro in quota Movimento 5 Stelle ha confermato le scelte militariste che schiacciano l’occhio agli statunitensi. Sul MUOS aveva dichiarato l’intenzione del governo di «aprire un tavolo di confronto che riguardi il monitoraggio ambientale» sottolineando le difficoltà del caso, in cui «si tratta di capire che su certi temi non basta uno schiocco di dita». Insomma, siamo contrari ma, verrebbe da dire.

Siamo dunque a una fase di costante monitoraggio che ha già dato risultati evidenti: sono stati più volte segnalati valori superiori a quelli di attenzione indicati dalla legge italiana (D.P.C.M. 8 luglio 2003). Viene infatti superata, negli interi periodi analizzati dai diversi monitoraggi, la soglia di 6 V/m (volt per metro) nel territorio di Niscemi, con picchi di emissioni che arrivano anche a superare i 9 V/m. Con questi dati, già nel 2013, la Regione Siciliana revocava le autorizzazioni per l’installazione del sistema di comunicazione MUOS. Inoltre, a ragione, il Consiglio Comunale di Niscemi nello stesso anno dava mandato alla Presidenza del Consiglio al fine di presentare formale denuncia nei confronti della Marina Militare degli Stati Uniti d’America per sospendere eventuali nuovi lavori all’interno dell’area del MUOS. E come è andata? I governi che si sono succeduti in questi anni non hanno avuto nessuna intenzione di opporsi all’alleato americano.

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Sono lontani i tempi in cui il Movimento Cinque Stelle (all’opposizione), definiva le basi militari americane «una limitazione della sovranità nazionale», oltre che «incompatibili con il nostro ordinamento e la nostra Costituzione».  Lontani anche i giorni in cui si sbandierava lo «smantellamento immediato» dell’impianto satellitare di Niscemi. Adesso è il tempo della responsabilità e della continuità. Dritti e spediti verso altre bocciature di risultati scientifici, petizioni e richieste istituzionali siciliane.

Continua lo scontro fra l’amministrazione comunale di Niscemi e il ministero della Difesa. I due soggetti sono infatti le parti di una causa giudiziaria che vede in discussione la violazione di chiare limitazioni all’interno dell’area del MUOS. Sarebbero infatti state scavalcate le mancate autorizzazioni per la costruzione di strade, recinzioni e opere edili, facenti parte di un progetto più vasto di risistemazione della base americana. Il progetto non ha avuto il benestare del Comune e dell’Ente gestore della riserva naturale e così è nata la contesa. In aggiunta – a proposito di tribunali – il Movimento Cinque Stelle ha chiesto di convocare in commissione antimafia regionale il sindaco della cittadina nissena, Massimiliano Conti, il quale dovrà riferire a proposito delle numerose inchieste giudiziarie che hanno travolto la sua amministrazione. Insomma – imperialismo americanissimo a parte – pare proprio che a compiere gli “scavalcamenti” più preoccupanti siamo noi, fra di noi.


In copertina l’opera di Blu “il MUOStro”

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