Vivere «i colori dell’anima» di Frida

Di Simona Di GregorioPalazzo Zingone a Palermo, tra le sue volte a schifo (o a specchio) affrescate, apre le porte per ospitare una delle più grandi icone dell’arte contemporanea. Una mostra capace in sole quattro sale di catapultare il visitatore nel fantastico mondo a colori di Frida Kahlo.

Ultimi giorni prima che la mostra scappi via nella Capitale. Aperta fino al 29 settembre, l’esposizione è un’occasione unica per poter apprezzare la vita e i capolavori più importanti di Frida. Il percorso ha inizio con le fotografie di Leo Matiz, continua in un percorso buio che ospita i più celebri autoritratti dell’artista nell’innovativo formato moodlight e termina con una spazio dedicato alla filatelia e all’art couture. Un sottofondo musicale messicano accompagna questo viaggio entusiasmante nell’animo di Frida.

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Un percorso visivo e sensoriale che mette in luce la straordinarietà dell’artista, toccando i momenti salienti della sua biografia e contestualizzando la sua opera nel XX secolo. La mostra, saggiamente studiata, è minuziosamente organizzata per condurre anche il visitatore più inesperto verso una conoscenza profonda delle infinite sfaccettature di Frida Kahlo: donna tenace, figlia d’arte, moglie e amante del celebre pittore dell’epoca Diego Rivera, sorella affettuosa, fervente lottatrice politica, vittima di infiniti dolori, icona sensuale e frizzante, artista improvvisata e affermata.

Diego Rivera e Frida Kahlo

Frida ha ricalcato, fin dall’inizio della sua carriera, la definizione dell’artista che opera spinta dalla necessità. La pittura sgorgava dalla sua mente, dal suo immaginario e dalla realtà esterna che lei filtrava attraverso le piaghe aperte dalla sua malattia; la sua creatività straripava e usciva attraverso il pennello, rivelando la sua personalità. Per comprendere ogni sua opera e apprezzarla non è possibile prescindere dalle vicende personali che la costrinsero in un letto, a piangere, a tremare di paura e a trovare sollievo nella pittura e nell’atto stesso di dipingere la sua immagine riflessa nello specchio sopra il suo baldacchino.

Frida ha fatto di una tragedia la fonte di ispirazione per i suoi autoritratti e così è diventata simbolo di coraggio, di un urlo disperato a tutti coloro che di fronte alle difficoltà non trovano la forza di rialzarsi, di un inno alla vita: la sua storia è un sentiero che passando attraverso il dolore ha dato forma ad un mondo ricco di colore. E la mostra è, in questo senso, una rivelazione: la forza indossa la maschera della vulnerabilità. Frida diceva: «non dovetti soffrire dei “chi sono?” di certi adolescenti, ogni passo era. E, con esso, ero».

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Come detto in precedenza, la mostra ha il suo fulcro iniziale nella sezione degli scatti di L. Matiz, a cura di Ezio Pagano. Nelle foto si ha la percezione della quotidianità dell’artista: la sua casa, il suo giardino, l’intimo rapporto con il mondo che la circonda capaci di restituire un’immagine tangibile e reale della personalità di Frida.

La seconda sezione curata da Aria Rossi è dedicata agli autoritratti più celebri e rappresentativi. Ben scelti e soprattutto riprodotti in moodlight, una tecnica di retroilluminazione con un’altissima risoluzione che permette di riprodurre fedelmente le pennellate dell’artista in tutte le sue cromie. Il tocco inedito della mostra è nella penultima sala, che raccoglie i francobolli, mai esposti prima, dedicati all’artista. Provenienti da varie nazioni, i francobolli celebrano le principali ricorrenze nella vita dell’artista.

A chiudere elegantemente l’esposizione è il progetto di Art couture curato da Gisella Scibona, che mira a rivelare la bellezza delle opere attraverso la moda, racchiudendo in tre affascinanti abiti alcuni capolavori dell’artista. Il primo abito riprende l’autoritratto dedicato nel 1937 al suo adorato amante Lev Trockij; il secondo, ispirato all’opera “Memory”, descrive il travaglio interiore dell’artista a seguito della scoperta di una relazione tra il marito e la sua sorella minore Cristina. Il terzo è invece una libera interpretazione dell’abito dipinto in Memory. Fiore all’occhiello di quest’ultimo progetto è il richiamo alla Sicilia attraverso le coffe siciliane, ispirate a celebri opere che uniscono in una serie di raffinate borse la cultura siciliana a quella messicana. Da non perdere le particolari installazioni dedicate alla pittrice che arricchiscono il percorso e rendono piacevole il passaggio tra una sala e l’altra.

La mostra ha sede in Via Lincoln 47 ed è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 20:00, mentre sabato e domenica è aperta dalle 9:30 alle 21:00 (ultimo giorno di apertura 29 settembre).


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