Cambio di guardia per la Difesa italiana

Di Francesco Polizzotto – «Assumo l’incarico di questo importante ministero con grande senso di responsabilità verso il Paese e rispetto nei confronti di tutto il personale militare e civile delle Forze Armate». Queste le parole con le quali Lorenzo Guerini, giovedì scorso, si è insediato alla guida della Difesa italiana, rilevando Elisabetta Trenta al dicastero di Palazzo Baracchini.

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Ben altri toni quelli utilizzati dall’ormai ex ministro Trenta: «Non sono contenta, non meritavo tutto questo. Sono stata una delle persone che ha lottato più di tutti contro Salvini. Voglio stare zitta perché in questo momento potrei dire di tutto e contro tutti».

In realtà il nome della Trenta era già finito nella lista dei ministri “sacrificabili” ancor prima che il leader della Lega, Matteo Salvini, aprisse formalmente la crisi e di conseguenza iniziassero le trattative che hanno determinato la nascita del nuovo esecutivo. All’interno delle manovre che hanno scandito la formazione del “Conte bis”, uno degli avvicendamenti rispetto al precedente governo ha riguardato quindi la casella del ministero della Difesa. Elisabetta Trenta, in quota Movimento Cinque Stelle, ha dovuto abbandonare la propria poltrona in favore di un esponente del Partito Democratico. Nella compagine ministeriale del nuovo governo, inoltre, Guerini rappresenta la corrente “renziana” del PD.

Lorenzo Guerini ed Elisabetta Trenta. Fonte: Lapresse

Già presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR), Guerini, iscritto al gruppo parlamentare del Partito Democratico, è stato anche componente degli organi parlamentari III Commissione, Affari Esteri e Comunitari. Nella precedente legislatura faceva parte invece della Commissione Difesa. A livello politico ha svolto incarichi di portavoce, vicesegretario e coordinatore del PD. Esponente di estrazione democristiana, ha militato prima nella Democrazia Cristiana, poi nel Partito Popolare Italiano e nella Margherita. Ha ricoperto il ruolo di presidente della provincia di Lodi dal 1995 al 2004 e quindi di sindaco della stessa Lodi dal 2005 al 2012, sempre alla guida di coalizioni di centro-sinistra.

Adesso si dovrà misurare con un settore, quello della Difesa italiana, che presenta numerosi dossier aperti, dalla conferma sugli impegni per gli F-35 al supporto nei confronti del comparto industriale, fino ai temi internazionali fra NATO, Difesa europea e missioni militari.

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Uno dei provvedimenti che appare imminente è la conferma degli impegni italiani per la produzione degli F-35 di quinta generazione, che potrebbe incidere non soltanto sui rapporti con la NATO, ma anche sui livelli occupazionali dei prossimi anni di alcuni stabilimenti italiani, in particolare quello di Cameri, in provincia di Novara.

Altro tema di stretta attualità attiene alle relazioni con la Libia e alla gestione dei flussi migratori provenienti dal Paese africano, dove a Misurata l’Italia mantiene un proprio contingente. Strettamente legata alla questione migratoria sarebbe un’eventuale rivalutazione dell’Operazione Sophia (caldeggiata fino a qualche giorno fa dall’ex ministro Trenta) nel Mediterraneo, durata fino al marzo 2018 e ridotta oggi alla sola componente area.

Il Libano è poi un altro dei teatri fondamentali nei quali operano i militari italiani. Anche qui il quadro della situazione è di particolare complessità, caratterizzato da una costante tensione tra Israele e gli Hezbollah. L’eventuale ritiro delle truppe militari italiane in Afghanistan dipende poi fortemente dalle trattative in corso fra USA e talebani, in uno scenario di progressivo ritiro dei contingenti militari in quel teatro. Per ciò che concerne l’export militare, è probabile un rilancio, già parzialmente avviato dal precedente esecutivo, degli accordi Governement to governement (i cosiddetti G2G) al fine di supportare il made in Italy dell’industria della Difesa.

Le sfide che attendono il ministro Guerini sono svariate e il suo compito non si preannuncia agevole. Da una parte dovrà infatti attenersi fedelmente al documento programmatico pluriennale, recentemente presentato, che stabilisce le priorità e le linee guida del comparto Difesa per il triennio 2019-2021. Dall’altra parte dovrà tener conto degli equilibri di una maggioranza, quella “giallo-rossa” composta anche da “Liberi&Uguali”, i cui voti risultano decisivi al Senato e le cui posizioni sono apertamente critiche su alcuni dossier militari (F-35 su tutti).


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