«Vittoria o morte», addio all’ultimo superstite della Folgore di El Alamein

Di Francesco Tronci – Era il 23 Ottobre del 1942: a seguito del telegramma inviato a Londra dal Cairo che recava la parola in codice “ZIP”, iniziava l’offensiva britannica sul fronte di El Alamein.

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La parola “ZIP”, del cui significato erano a conoscenza per l’attacco solo il primo ministro Winston Churchill, il capo di stato maggiore imperiale Alan Brooke e il generale Harold Alexander, era il nome in codice dell’inizio dell’offensiva britannica; ricordava onomatopeicamente il suono della cerniera lampo dei piloti quando veniva chiusa ed era stato scelto dallo stesso Churchill.

Una postazione controcarro della Folgore a El Alamein – Infiltrato.it

Iniziò cosi, alle ore 21:40, l’azione inglese con l’apertura del fuoco d’artiglieria da parte di circa mille cannoni. Il tiro continuò per circa quindici minuti e colpì duramente, con effetti distruttivi la prima linea italo-tedesca. L’artiglieria dell’Asse, non disponendo di sufficienti munizioni, non poté controbattere il fuoco britannico. Ma il discreto ottimismo inglese trapelato dai primi risultati si spense durante i giorni a seguire a causa della strenua resistenza italo-tedesca. Per diversi giorni le truppe britanniche cercarono di sfondare le linee nemiche e raggiungere le posizioni prefissate, venendo respinti o subendo le controffensive avversarie.

Le gravi difficoltà dell’offensiva causarono grande preoccupazione a Londra; lo stesso Churchill era esasperato e depresso, tanto che commentò al generale Alan Brooke: «Possibile che noi non abbiamo neppure un generale in grado di vincere un’unica battaglia?» In realtà la situazione dell’Armata italo-tedesca, agli ordini del feldmaresciallo Erwin Rommel, stava diventando sempre più difficile; i continui attacchi britannici e la netta superiorità delle forze aeree nemiche avevano progressivamente logorato le truppe dell’Asse, tanto che al 3 novembre Rommel era rimasto con soli trentacinque carri armati operativi; la pressione sulle sue truppe rese necessaria la ritirata. Ma Hitler intimò l’ordine di “vittoria o morte” che fermò la ritirata. Il feldmaresciallo sapeva che l’Armata non avrebbe potuto resistere a lungo, solo qualche giorno. Infatti, durante la notte tra il 3 e il 4 novembre, vi fu l’ultimo assalto inglese alle truppe dell’Asse che si concluse alle prime luci del 4 novembre con la ritirata delle truppe italo-tedesche.

Molte unità durante la battaglia offrirono una caparbia resistenza, come i paracadutisti della “Folgore”, che si batterono eroicamente per giorni e giorni subendo gravi perdite infliggendone al nemico anche di maggiori. Combatterono i corazzati britannici con mezzi di fortuna, quali bottiglie incendiarie e cariche di dinamite, avendo solo oltre a queste pochi cannoni anticarro con altrettante poche munizioni. Esaurite anche queste risorse, i paracadutisti si nascosero in buche scavate nel terreno e attaccarono mine anticarro ai mezzi britannici in movimento (i resti della “Folgore” si arrenderanno solo il 6 novembre dopo aver distrutto le proprie armi rese inutili dall’esaurimento delle munizioni).

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L’ultimo di questi eroi di guerra, Santo Pelliccia, si è spento sabato 31 agosto 2019. Egli era uno dei 300 superstiti delle sabbie d’Egitto che perfino dagli inglesi ricevettero l’onore delle armi. I funerali sono stati celebrati dopo la veglia dei parà del 185° Reggimento Paracadutisti, all’ospedale militare del Celio. Il ministro della difesa uscente, Elisabetta Trenta, ha detto di lui: «È stato un esempio vivente per tutti i paracadutisti e per tutti i militari; un uomo che ha vissuto per la Patria, per la Bandiera e per la sua amata Folgore». Egli era uno che in ogni occasione pubblica indossava orgogliosamente quella meravigliosa divisa dalla foggia coloniale. Solo un malanno è riuscito a portarlo via, all’età di 95 anni, trascinandolo in quel cielo azzurro e infinito che tante volte aveva sfidato solo con il suo coraggio e un paracadute.

«Un altro pezzetto della nostra Storia vola via – così lo ha salutato Rodolfo Sganga, il comandante della Brigata Paracadutisti Folgore – Il leone Santo Pelliccia ha incarnato l’essere Paracadutista, l’essenza del Soldato. È diventato per tutti noi quasi un simbolo, un gigante, fonte di motivazione per i più giovani e ispirazione per i comandanti a tutti i livelli. Lo conoscevamo tutti. Onnipresente alla Festa di Specialità nella sua splendida uniforme, che vestiva con orgoglio antico. Paracadutista tra Paracadutisti. Ci mancherai Leone. Anche se sappiamo che hai già occupato il posto che Ti spetta in quell’angolo di Cielo riservato ai Martiri, ai Santi, agli Eroi e ai Paracadutisti. Folgore!».

Santo, nato a Casalnuovo di Napoli, nel ‘40 si era arruolato volontario a soli 17 anni. Nel Regio Esercito ottenne il brevetto dopo aver superato le selezioni per la Regia Scuola di Paracadutismo di Tarquinia. Fu invitato sul fronte africano e, tra il 23 ottobre e il 5 novembre del 1942, combatté da eroe nel Sahara Occidentale la Seconda Battaglia di El Alamein, nella 185° Divisione Folgore inquadrata nel X Corpo d’Armata Italiano (tre i Corpi d’Armata Italiani più l’Afrika Korps). Sotto i piedi la sabbia, davanti le divisioni corazzate britanniche da affrontare con mezzi e risorse di gran lunga inferiori. Ma con un coraggio e un eroismo che segneranno le pagine di una storia destinata a durare in eterno. La resa solo dopo aver versato fiumi di sangue e distrutto le armi per evitare che cadessero nella mani del nemico. Dopo la guerra e una lunga prigionia finita solo nel 1946, per Santo Pelliccia c’è una nuova divisa, quella della polizia di Stato, che ha indossato con orgoglio fino al congedo nel 1983.

Poi il leone Pelliccia in qualità di presidente della sezione ANPDI (Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia) di Nettuno ha passato il resto della vita in giro nelle scuole, nei raduni, alle cerimonie istituzionali, svolgendo un’intensa attività di promozione dei valori di Patria, Tricolore, Forze armate, coraggio e perseveranza, stimolando emulazione ed ammirazione e raccontando di quell’amara battaglia che farà sempre parte di lui per aver perso molti compagni, amici, ma che non l’ha mai fatto dubitare sull’aver svolto il suo servizio con dedizione, onore e orgoglio. Cieli blu.


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