Stralcio d’estate siciliana

Di Alice Antonacci – Per strada. La testa appoggiata al finestrino e i capelli che svolazzano al vento. C’è odore di sterpaglie bruciate nell’aria.

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Zolle verdi, di un verde quasi giallo, sono distese dove l’erba sta seccando. E accanto vigne, diversi filari stretti stretti, l’uno accanto all’altro. Non ci vorrà molto e saremo arrivati, lì dove il mare luccica e di vento, data la stagione, ne tira poco.

Saranno più o meno le sei e mezza del pomeriggio. Il sole irradia di calore e di grazia ogni posto dove poso lo sguardo. Un cartello indica una masseria a pochi metri, ‘Agriturismo con piscina’, recita la scritta marrone scuro su sfondo giallo chiaro. Sembra insolita una scritta del genere in un posto dove non si scorge molta vita ad un primo sguardo.

Contrasti. Nei colori, nelle culture, nei modi di dire e di fare. Come gli esterni, talvolta austeri delle chiese, che al loro interno celano tetti alti, dipinti colorati. E anche se c’è un caldo asfissiante, appena varchi l’ingresso c’è un po’ di fresco e spettacoli di arte varia.

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«Duci comu ‘u zuccaro» diceva la nonna, dolce come lo zucchero, che è una frase che trovo molto bella. La Z e la C insieme esprimono un sentore di ruvido, come quando prendi qualche granello che è caduto giù dalla ciambella fritta, o ti pulisci le guance dopo averne mangiata una per intero, magari sulla spiaggia, come abbiamo fatto ieri pomeriggio dopo l’ultimo bagno a mare prima di cena. Ecco cosa penso di questa vacanza, è proprio così, dolce e ruvida.

«Ma come si fa che ‘sto posto stupendo è praticamente dietro casa e non sono mai venuta?» dice Eva incredula, e non si capisce se stia parlando con me oppure con se stessa. «Ci stai e ci stiamo venendo adesso» le rispondiamo con un coro più o meno all’unisono e scoppiamo a ridere.

Abbiamo affittato una macchina, non è troppo nuova, ma il tipo che ce l’ha nolegiata ha assicurato che è tutto in ordine, ha anche la radio con l’attacco per il cavo aux, che male non è, soprattutto quando il segnale è debole, le stazioni radiofoniche saltellano e abbiamo voglia di cantare. Si, viaggiare, ecco la voce di Lucio che esce forte dagli altoparlanti, come se ci ricordasse cosa stiamo facendo, viaggiamo, ci spostiamo, ammiriamo e respiriamo aria che sa di pause, di ferie agognate e momenti di transizione.

C’è chi pensa al concorso imminente, chi al prossimo esame da sostenere, chi al volo da prenotare “che se mi danno le ferie, magari faccio il Natale a casa e torno a Londra per il Capodanno che al pub hanno bisogno di me”. Tutti sognanti ed ancora una volta rapiti dai colori del tramonto. Ma non proprio tutti. Luca ed Osvaldo non ne vogliono sapere, pregano che Google Maps li assista, che se no ci perdiamo di nuovo come l’altro ieri, con le contrade che hanno nomi diversi, e le strade – se non ci sei abituato – all’imboccatura sembrano tutte le stesse.

Ieri bagno a Scopello, pranzetto con il pane “cunzato” al baglio, e nel tardo pomeriggio ad Erice, salendo piano con la funivia e tutte le case dall’alto sembrano piccole piccole, sembrano un presepe. Oggi altro giro. C’è questo locale di cui nessuno di loro due ricorda il nome ma ci fanno delle pesche col vino memorabili a sentirli parlare, quindi hanno proposto e tutti abbiamo accettato. Tour artistico ed eno-gastronomico con tanto di mare e qualche scorcio di montagna. Finzione? No, semplicemente Sicilia.


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