La banda è tornata, e farà un gran casino

Di Silvia Scalisi – Finalmente ci siamo. La stavamo aspettando da mesi: la disperazione dopo la fine della seconda stagione ha lasciato il posto all’ansia di non sapere se ci sarebbe stato un seguito, che ha fatto posto alla felicità data dalla certezza di una terza stagione, che ha riacceso la nostra curiosità.

Abbiamo intonato per settimane “Bella ciao”, abbiamo condiviso video sui social, ciascuno di noi ha obbligato almeno una persona a guardarla perché «non puoi non vederla, devi vederla!»; abbiamo ricevuto maledizioni per gli spoiler involontari (e anche per quelli volontari crudeli), ci siamo messi dalla parte dei cattivi perché stavolta erano i buoni, novelli Robin Hood che rubano ai ricchi per dare ai poveri, o una cosa del genere.

Gli indizi sono chiari: stiamo parlando, ovviamente, della terza stagione de La casa di carta, serie tv spagnola originale Netflix, tra le più seguite degli ultimi anni.

Il cast della terza stagione

Ma a cosa è dovuto il successo di questa serie? Sicuramente all’umanità estrema dei personaggi, pieni di paure e debolezze: ciascuno di noi ha portato, e porta, almeno uno di loro nel cuore, per le ragioni più svariate.

«Il tuo preferito qual è?», «Ma chi ti piace di più tra il Professore e Berlino?», «E tra Nairobi e Tokyo?»: chi non ha fatto almeno una volta queste domande, o sta mentendo, o non è un vero fan, o non ha mai visto la serie, sappiatelo.

Ognuno di noi ha potuto trovare un po’ di sé stesso in ogni singolo interprete: c’è l’intelligenza del Professore, mente geniale a capo dell’intera operazione; c’è l’ingenuità del cucciolo Rio, l’insoddisfazione perenne della lunatica Tokyo, il coraggio di Berlino mostrato in tutta la sua forza nel finale della seconda stagione, la fragilità di Denver, la determinazione di Nairobi (e chi se la dimentica la battuta sul matriarcato?), e chi ne ha più ne metta.

Ogni personaggio è stato dipinto utilizzando mille sfumature: nessuno è indenne da difetti, sono anime che si fanno travolgere dalle passioni, dagli impulsi, con tutto ciò che ne consegue. Perché dietro quelle maschere di Dalì ci sono, innanzitutto, ragazzi, uomini, donne: in una parola, persone.

Ed è questo che ci ha fatto innamorare di loro, che ci ha fatto sposare la loro causa, che ci ha fatto stare sin da subito dalla loro parte, sebbene fossero ladri, delinquenti, e tenessero in ostaggio persone innocenti e spaventate (per le quali già dalla prima puntata della prima stagione nutriamo una profonda antipatia).

Il senso di appartenenza, quasi di famiglia, è fortissimo. Tutti sbagliano, commettono errori, ma «la banda c’è, sempre»: perché in ogni vera famiglia che si possa definire tale, non si giudica, ci si copre le spalle, si rimedia ai casini, in ogni caso.

E in questo clima esagitato è cresciuta sempre di più l’attesa per la fantomatica terza stagione, che irrompe in una mattina d’estate di metà luglio, ma non ci ha colto affatto impreparati.

Come se non bastasse il clamore mediatico è stato ulteriormente ingrandito dalla furba trovata pubblicitaria che ha previsto una serie di particolari installazioni in alcune piazze italiane: qualche settimana fa sono spuntate a Palermo, Milano, Roma, delle cabine con all’interno un manichino vestito con la tuta rossa e la ormai celebre maschera del pittore spagnolo, con la scritta “E’ dei nostri?” preceduta dal nome della città dove era stata posizionata, appunto.

pubblicità de La casa di carta al Politeama a Palermo

Sin da subito si è iniziato a fantasticare su quale città avrebbe avuto l’onore di essere presente nella nuova stagione, accanto a Tokyo, Rio, Nairobi, Denver, Helsinki. Ognuno di noi ha sperato che la città prescelta fosse la propria, ammettiamolo. E ammettiamo anche che ci ha riempito un po’ di orgoglio sapere che quella città sarebbe stata Palermo.

Sì, è vero, la Palermo alla quale si riferiscono non è il capoluogo siciliano, ma un quartiere di Buenos Aires, ma è stato comunque bellissimo sognare anche solo per qualche giorno di avere il nome della propria città in una delle serie più chiacchierate degli ultimi tempi. Anche perché, sotto sotto, ogni volta che sentiremo nominare Palermo mentre guardiamo gli episodi, ci scapperà un sorriso e penseremo alla nostra Palermo, e non di certo a Buenos Aires. Augurandoci che le aspettative non vengano deluse, e che la nuova stagione sia all’altezza delle precedenti, buona visione a tutti noi.


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