Addio distrazione nelle scuole: arriva la fascia cerebrale “Focus 1”

Di Davide Renda – Uno dei temi più dibattuti del nostro tempo è sicuramente relativo al progresso tecnologico e alle sue potenzialità, opportunità e possibili pericoli. Allo stupore che può seguire di fronte alle ultime innovazioni in campi come la robotica, l’uso dei Big Data o lo sviluppo delle neurotecnologie, di pari passo cresce la preoccupazione sui potenziali usi delle nuove scoperte. Ci si confronta su quali siano i limiti etici e morali di nuove invenzioni, come quella di cui parleremo oggi, nonché sui potenziali effetti dannosi di alcune tecnologie rispetto ai loro vantaggi e alle possibilità che possono creare.

Tra i campi in cui le nuove tecnologie stanno prendendo piede c’è sicuramente quello della pedagogia riscontrabile soprattutto nei cambiamenti in scuole e università, dove da ormai decenni stiamo assistendo all’adozione di lavagne interattive, scrittura al computer invece che sul classico quaderno, diffusione di aule informatiche, uso di software dedicati preferiti ai tanto odiati calcoli a mano, etc.

La BrainCo Inc., una start-up basata a Boston e finanziata dalla Harvard University, ha creato quella che rappresenta una delle ultime sperimentazioni nel campo. Si chiama Focus 1, ed è una fascia indossabile dotata di sensori di rilevazione delle onde celebrali. Il dispositivo è dotato di una luce di tre colori diversi per ogni livello di attenzione: blu rilassato, giallo concentrato, rosso distratto. Lo scopo? Quantificare grazie a queste rilevazioni celebrali l’attenzione di ogni studente e inviare i dati, usando l’intelligenza artificiale, a una lavagna elettronica attraverso la quale l’insegnante può capire chi sta seguendo la sua lezione e chi meno. I vari livelli di attenzione durante la lezione saranno poi seguiti dal calcolo di una media e una classifica dei tre studenti più attenti, il tutto supportato da un portale chiamato Focus EDU. Il dispositivo è attualmente in sperimentazione in Cina, nella scuola elementare Jiangnan di Hangzhou.

Il CEO dell’azienda Han Bicheng ha affermato che Focus 1 permetterà alle scuole di perfezionare le strategie di insegnamento, e avrà anche un effetto sul risparmio delle famiglie che spendono per le lezioni di ripetizione e sostegno dei loro figli. Han ha anche affermato che sono state già vendute  ventimila unità che verranno usate con soggetti diversi, con l’obiettivo di raccogliere i dati di 1.2 milioni di persone. La start-up, già presente alle ultime edizioni del CES di Las Vegas, ha riscosso un enorme successo e continua a ricevere decine di milioni di dollari di finanziamenti da investitori tra cui aziende asiatiche direttamente legate allo Stato cinese.

È possibile osservare il video di presentazione di Focus 1 e Focus EDU. Nel video si afferma come al fine di ottimizzare la prestazione d’insegnanti e studenti un supporto possa arrivare dall’utilizzo dei Big Data, tra cui quelli raccolti complessivamente dall’uso dei dispositivi della BrainCo Inc. Una parte è anche dedicata all’uso durante le sessioni di studio individuale. Il video si conclude con un preoccupante “It’s going to change everything”.

L’azienda ha ricevuto numerose critiche nei canali social e in alcuni blog dedicati, e la cosa non sorprende. Seppur il fine del dispositivo sembri rivoluzionario, dubbi sorgono sulle potenziali applicazioni della nuova tecnologia. E se diventasse proibito distrarsi, sognare, lasciare campo libero all’immaginazione in classe? Se l’attenzione diventasse un valore competitivo direttamente misurabile da un algoritmo? E quanto possono essere pericolosi questi dati se sono forniti ad insegnanti senza abilità specifiche sul loro uso? Il numero “1” di Focus fa presagire che forse nel prossimo futuro arriverà una versione migliorata del dispositivo. Le potenzialità e implicazioni di questa nuova tecnologia, e in generale degli studi sul rapporto tra tecnologia e pedagogia, sono svariate e al momento sicuramente non tutte prevedibili.


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