Uno, nessuno e la Giunta

Di Maddalena Tomassini – Non è insolito che il futuro di un Paese sia incerto all’indomani di un’elezione, anche se è abbastanza inusuale che due avversari gridino alla vittoria: da una lato l’esercito thai che già si (ri)vede al governo, dall’altro l’opposizione pronta ad allearsi con chiunque pur di estrometterlo. Eppure, il conto dei voti è stato confusionario (con variazioni fra un annuncio e il successivo) e soprattutto non è finito: ci sono ancora 150 seggi da assegnare.

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Prayut Chan-ocha

Chi ha vinto le elezioni in Thailandia? I malumori non mancano, come è prevedibile. Le opposizioni denunciano irregolarità, fra cui due milioni di schede annullate. Da parte loro, gli osservatori erano – e restano – scettici sul valore democratico delle elezioni che si sono tenute domenica. Dal golpe del 2014, il controllo dell’esercito è ferreo sul Paese e con esso sulla TV nazionale, dove Prayut Chan-ocha, generale e primo ministro uscente, tiene monologhi quotidiani di mezz’ora. Parla liberamente, il generale, mentre centinaia di oppositori e dissidenti sono ospitati in centri di “raddrizzamento” con buona pace della libertà d’espressione.

Partiamo quindi da una totale assenza di par condicio, sostenuta alla fine del 2018 da una campagna demagogica confezionata su misura per le elezioni. Il bacino elettorale della povertà è ampio nel Paese più diseguale al mondo, dove l’11% della popolazione vive al di sotto la soglia di povertà. Inevitabile, quindi, che  un investimento per i più poveri pari a 1,5 miliardi di euro avesse il suo peso sulle urne.

Senza dimenticare la nuova Costituzione, entrata in vigore nel 2016. In base alla detta, i partiti possono mirare a un massimo di 150 seggi sui 500 della camera bassa, mentre alla scelta del primo ministro contribuisce il voto del senato, formato per nomina: in sostanza, 250 voti che la giunta militare ha già in tasca, a meno 126 dalla maggioranza necessaria a scegliere il primo ministro.

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Pheu Thai

Lunedì mattina, i 350 seggi scelti per circoscrizione erano stati assegnati. Il Pheu Thai, primo partito d’opposizione, se ne è assicurato 138, mentre il partito della giunta, il Palang Pracharat, ne aveva 96. Il dubbio, al momento, è come saranno divisi gli altri 150 seggi rimasti vacanti, da attribuire su base nazionale.

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Thanathorn Juangroongruangkit

Intanto, il terzo arrivato, Thanathorn Juangroongruangkit, leader del partito anti-giunta Forward Future, è pronto ad allearsi per contrastare l’egemonia dell’esercito. Thanathorn, 40enne miliardario, ha ottenuto 29 seggi conquistando molti giovani che domenica andavano a votare per la prima volta.

Si tratta di una generazione thai in cerca di una democrazia più di fatto che di facciata. Di giovani che si riconoscono nel gruppo Rap Against Dictatorship, protagonista di un video virale contro la giunta, che su YouTube è arrivato a 20 milioni di visualizzazioni in una settimana. Un numero esorbitante, probabile motivo della mancata “rieducazione” dei suoi membri. Difatti, non c’è verso di rieducare questi rapper. Proprio sabato hanno pubblicato una nuova canzone, una nuova denuncia, “250 Leccapiedi”: «È tutto finito con un appuntamento / Elezioni per i rappresentanti, ma voi controllate tutto».


 

 

 

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