La resa del presidente Bouteflika. Cosa sta succedendo in Algeria?

Di Davide Renda – A seguito di tre settimane di proteste pacifiche che hanno animato la capitale Algeri e alcune delle principali città algerine come Orano, Sètif e Annaba, il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika si è arreso alle richieste dei manifestanti e alle pressioni di svariate fette della società civile algerina. Con un comunicato ha annunciato di non ricandidarsi alle prossima chiamata alle urne che avrebbe probabilmente determinato il suo quinto mandato presidenziale, e ha rinviato le elezioni a data da destinarsi.

abdelaziz_bouteflika_casts_his_ballot_in_may_10ths_2012_legislative_election.jpgAbdelaziz Bouteflika, 82 anni, è presidente dell’Algeria dal 1999, quando prese il potere tentando di risollevare una nazione profondamente provata dai 150 mila morti causati dalla guerra civile iniziata nei primi anni ‘90 per impedire l’ascesa politica delle forze islamiste. Dal 2013, a causa di due ictus, non è quasi più apparso in pubblico, di fatto lasciando un vuoto di potere riempito dal cosiddetto “Le Pouvoir”, l’oligarchia militare-industriale (l’Algeria è un importante produttore di gas e petrolio) che influenza direttamente la politica algerina già a seguito dell’indipendenza dalla Francia nel 1962.

Non è difficile pensare alle somiglianze con le rivolte che hanno coinvolto svariati paesi della regione nordafricana e mediorientale a partire dal 2011. L’Algeria è un paese afflitto da una diffusa disoccupazione giovanile e dalla corruzione dilagante, dove l’attività delle istituzioni è influenzata pesantemente dal potere delle élite industriali e militari, con un Parlamento sostanzialmente privo di alcun potere, e dove i giornalisti ed esponenti della stampa lavorano in un clima non favorevole che mina la loro libertà di espressione.

Le autorità algerine hanno provato a sopprimere le proteste, ma dopo che anche il capo delle forze armate Gaid Salah ha scaricato il presidente uscente ponendosi a fianco delle delle aspirazioni del popolo, con cui hanno solidarizzato anche i sindacati legati al governo, giudici e religiosi, Bouteflika e “Le Pouvoir” hanno capito che non c’era più scelta che rinunciare all’ennesima candidatura nelle elezioni programmate per il prossimo Aprile.

Il comunicato del presidente menziona l’impegno per la creazione di una nuova Costituzione e un nuovo governo, ma è ancora troppo presto per valutare quanto gli avvenimenti di questi giorni possano essere determinanti per un cambiamento in positivo dei problemi strutturali che l’Algeria si trova ad affrontare. Gli esponenti della leadership chiamati a gestire la transizione, come il ministro dell’Interno Noureddine Bedoui chiamato a ricoprire il ruolo di Primo Ministro, fanno parte di un sistema estremamente complesso in cui non ci si aspetta sicuramente che le élite militari-industriali rinuncino facilmente al loro margine di potere e influenza sulla politica nazionale.


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