Italia sì, Italia no: la questione “Global Compact”

Di Sara Sucato – Il Global Compact for safe, orderly and regular migration – più semplicemente, Global Compact o GCM – nasce dalla volontà dei Paesi membri delle Nazioni Unite di regolamentare i flussi migratori attraverso linee guida condivise a livello globale, che possano fornire una risposta adeguata al fenomeno.

UN_General_Assembly_big2345Il documento, firmato da 164 Paesi membri in occasione della conferenza di Marrakech nel dicembre 2018, è frutto di un percorso di consultazioni lungo due anni e partito dalla Dichiarazione di New York su rifugiati e migranti condivisa da tutti i 193 Stati che occupano un seggio nell’Organizzazione. Elemento preponderante alla base di questa discussione globale è la presa di coscienza che i movimenti migratori, semplicemente, esistono.

Non si chiede di giudicarne l’utilità o l’eventuale danno che possano arrecare, bisogna imbracciare gli strumenti giusti per poterli affrontare e poterne arginare i risvolti negativi, traendo il massimo risultato in termini di protezione dei diritti fondamentali.

Sono flussi che coinvolgono il mondo intero, in misura e modi diversi, avviati da motivazioni altrettanto disparate: economiche, climatiche, politiche, una combinazione di tutte le precedenti. Nel quadro degli obiettivi fissati dall’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile, da conseguire entro il 2030, i Paesi membri asseriscono, così come si legge nel preambolo della Dichiarazione, di riconoscere il contributo positivo apportato dai migranti definendo le diaspore forzate e gli spostamenti irregolari come “sfide complesse”.

24858b1485d0ecccc05afc8372d5298eDa questi presupposti, prende vita il GCM. Il documento opera una distinzione, avalutativa, tra migranti e rifugiati: in particolare, fornisce un framework condiviso per coordinare il fenomeno migratorio in tutte le sue manifestazioni. Il fine è quello di migliorarne la qualità e rendere i soggetti consapevoli dei loro diritti e dei rischi cui possono andare incontro, cercando di mitigarne il più possibile gli effetti.

1Pochi e semplici i principi alla base del Global Compact, carta non vincolante ma puramente esortativa per i Paesi che hanno apposto la firma: il rispetto della sovranità di ogni Stato, la centralità delle persone, la cooperazione, un approccio multilaterale e partecipativo, una certa sensibilità nei confronti delle tematiche legate alle differenze di genere e ai diritti dei minori e il rispetto dei diritti umani. Ventitré obiettivi giacciono su questi principi, tra cui la raccolta e l’utilizzo di dati accurati come base delle politiche nazionali e internazionali, la garanzia di una documentazione idonea e dei servizi di base per tutti i migranti, la gestione delle frontiere e del traffico di essere umani a livello transnazionale.

Il testo finale è stato firmato da 163 Paesi, tra cui non rientra l’Italia, la quale non ha nemmeno partecipato alla Conferenza di Marrakech. L’Italia si colloca tra quei Paesi che, a pochi metri dalla linea del traguardo, hanno deciso di fare dietrofront e rimanere a guardare dallo spioncino. Lo spioncino della porta di Palazzo Montecitorio.

A ridosso dell’incontro in Marocco, il Governo italiano ha demandato la decisione al Parlamento, fino allo scorso febbraio quando è stato messo un punto alla questione Global Compact. Con 112 voti a favore, 102 contrari e 262 astenuti è stata approvata una mozione presentata da Fratelli d’Italia il cui contenuto si può riassumere in un evocativo “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”. Ci si impegna a creare hotspot nel Nordafrica per l’analisi delle domande d’asilo, dal momento che il GCM viene visto come una seria minaccia all’autodeterminazione e alla capacità decisionale dell’Italia stessa.

Al termine e nel corso del periodo di consultazioni, ciò che ne è risultato è stato un dibattito politicizzato a livello nazionale su cui si giocano i numeri dell’elettorato attivo. Dibattito mutilato nella sua parte fondamentale, poiché non permette di guardare al Global Compact dal punto di vista transnazionale di gestione delle migrazioni, che diventa ancor più rilevante nel momento in cui riusciamo a comprendere che il fenomeno migratorio non coinvolge due sole nazioni d’arrivo e di partenza ma sottende equilibri globali.


 

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