Non è Sanremo se non fa discutere

Di Virginia Monteleone – Si è appena conclusa la 69esima edizione del festival di Sanremo, un’edizione assolutamente particolare ed intensa. Sul lato puramente artistico la selezione dei pezzi è stata ben fatta, rispecchiando le preferenze discografiche del pubblico italiano.

Presenti molti giovani artisti e grandi nomi, accostati in modo omogeneo, eliminando la fastidiosa categoria giovani all’interno della gara, proponendoci solo ventiquattro artisti da ascoltare e votare. Si potrebbe affermare che il lavoro del direttore artistico Claudio Baglioni abbia seguito delle linee guida abbastanza comprensibili.

le-dodici-canzoni-sanremo-2019-che-ascolteremo-durante-terza-serata-v3-363405-1280x720Le serate. Dopo una prima serata, dove si sono esibiti tutte e ventiquattro le proposte, sono seguite due serate di dodici esibizioni lasciando spazio agli ospiti e agli stacchetti – alle volte discutibili – dei conduttori Claudio Baglioni, Virginia Raffaele e Claudio Bisio. La quarta serata è stata dedicata ai duetti, molto seguita ed apprezzata, con vincitore il duetto Motta-Nada.

Lo spettacolo, in generale, è stato dal mediocre al sufficiente. Di certo i picchi più interessanti sono stati raggiunti dalla presenza di Serena Rossi, che troveremo a breve protagonista in un film Rai, dedicato alla vita di Mia Martini. Infatti dopo il duetto con Baglioni l’attrice ha ribadito: «Voglio dire una cosa sola, la devo dire su questo palco e ci tengo tanto: se pensavo a Mia Martini prima di conoscerla pensavo a un’ingiustizia, a una violenza, a una discriminazione. E invece ho scoperto che era anche tanto altro: era una grandissima artista, una grande donna e penso che sia arrivato il momento di chiederle scusa per tutto quello che le hanno fatto. Questo film è un atto d’amore per lei, Mimì Bertè».

Molto intenso è stato il monologo di Bisio sulla difficoltà di essere padre. «Dicono che sono pigri, fannulloni, indolenti, io non credo, do fiducia a questi ragazzi, anche se valanghe di asciugamani zuppi sono impilati sul pavimento[…]i portacenere traboccano di residui di canne[…]sotto la macchinetta del caffè c’è l’alone dello zucchero[…]il computer scarica musica ininterrottamente». Ma se essere padre con la P maiuscola vuol dire «stabilire regole, punire, disciplinare, io non sono un grande interprete – ammette Bisio – quando ci provo ho il tono maldestro di un improvvisatore senza talento».

Anche la politica è emersa in qualche serata. Si ricorda il duo comico Pio e Amedeo, «A Milano gli immigrati eravamo noi, i meridionali. Ora le cose sono cambiate, ti devi aggiornare» dicono a Claudio Baglioni. «Sono tutti segnali. Strizzi l’occhio, Claudio. Ma lui non è rancoroso. Ora dice le cose più brutte, ma fra 2-3 anni ti ama. Con noi meridionali ha fatto la stessa cosa. Ora ci vuole bene».

Le canzoni. Nessuna canzone di bassa qualità, tutte diverse: dalla poetica di Cristicchi, alla denuncia rabbiosa di Daniele Silvestri e Rancore, al tormento di Ultimo, alla speranza del trio Il Volo e la delicatezza di Paola Turci. Ovviamente ci sono state canzoni più leggere, futuri tormentoni. Come dicevamo prima, presenti molti giovani artisti che hanno restituito uno specchio dei gusti musicali del pubblico, dai ragazzi partoriti dai Talent, ad artisti presenti da anni su una scena più indipendente.

Schermata-2019-02-05-alle-23.03.08Scandali e critiche. E come in ogni grande evento, non poteva essere tutto baci e abbracci. Tante sono state le critiche mosse soprattutto ai conduttori, ritenuti un po’ impacciati e simpaticamente – o malignamente – paragonati ad un trio uscito dalla famiglia Addams. Virginia Raffaele solo nella serata finale ci ha regalato un medley canoro di imitazioni molto esilarante.

Le critiche non hanno risparmiato alcuni artisti in gara. Top trend delle critiche Achille Lauro, prima accusato di aver scritto una canzone che inneggia alla droga, e poi di plagio. Di certo tutto questo rumore attorno alla figura del cantante non ha fatto altro che aumentare la curiosità verso il suo lavoro, trasformando Rolls Royce in un vero e proprio tormentone. La diva Patty Pravo è stata paragonata ad un alieno o, peggio, massacrata dai social con valanghe di meme. Lo stesso vale per Loredana Bertè con la sua chioma blu e i vestitini corti e l’ospite della terza serata Ornella Vanoni, vittime di ironie per la loro età. Ed anche gli outfit sono stati pesantemente criticati, tra cui le giacche sfarzose dei due Claudio e i pochi cambi d’abito – troppo pochi per gli esperti – della Raffaele, soprattutto nell’ultima serata.

L’Ariston contro la classifica. La serata di sabato ha regalato tantissimi colpi di scena, partendo dalla classifica. Tanti fischi in sala dalla posizione 24 di Nino d’Angelo e Livio Cori – ritenuto essere in realtà il misterioso Liberato – alla posizione 4 di Loredana Bertè, dove il pubblico è andato completamente in subbuglio, fischiando e acclamando Loredana, tanto da costringere Bisio a proporre un premio speciale: «Mi prendo questa responsabilità, il pubblico sceglie Bertè, le daremo un premio». Ma non è bastato.

69th Sanremo Music Festival 2019Il premio della Critica Mia Martini, il premio Lucio Dalla, e il premio Sergio Bardotti per il miglior testo vanno a Daniele Silvestri, Rancore e Manuel Agnelli con la canzone “Argento vivo”. Il premio Sergio Endrigo alla miglior interpretazione e il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale vanno a Simone Cristicchi con “Abbi cura di me”. Ultimo con “I tuoi particolari” si aggiudica invece il premio TIMmusic, assegnato alla canzone più ascoltata sulla piattaforma streaming. Terzi classificati al Festival il Volo, il vincitore della 69esia edizione del Festival di Sanremo è “Soldi” di un incredulo Mahmood, seguito al secondo posto da Ultimo. Applausi e fischi. Molti fischi.

1d1797fd96f5989b22b63bbdeee25f0eDopo la vittoria si scatenano i social. Dopo la proclamazione partono i bombardamenti dai social, e altre raffiche a seguito del tweet del ministro Matteo Salvini – totalmente opposto a quello pubblicato dalla sua ex compagna. Molti non concordano sul farsi rappresentare agli Eurovision da uno straniero. Scatta la polemica sui voti. Mahmood ha vinto il Festival principalmente grazie al voto della giuria degli esperti, che contava per il 20 per cento, e il voto della giuria della sala stampa, che contava per il 30 per cento. Il cantante più votato con il televoto (che contava per il 50 per cento) era infatti Ultimo (46,5 per cento dei voti). Si arriva a dichiarare che la vittoria sia stata programmata per fare uno «sgambetto al governo».

Dopo la conferenza stampa, nascono molte polemiche contro il secondo classificato Ultimo. Ultimo in uno sfogo su Instagram afferma «mi chiedo come sia possibile che il Festival di Sanremo dia l’opportunità di televotare da casa, quindi di spendere dei soldi, con la gente che vota da casa spendendo dei soldi; si riesce ad arrivare a un televoto del 46%, siamo riusciti ad arrivare al 46,5%, un altro artista arriva al 14 e questa differenza, di più del 30%, viene completamente ribaltata dal giudizio di giornalisti».

Anche il vicepremier Di Maio si esprime sulla questione: «Non ha vinto quello che voleva la maggioranza dei votanti da casa, ma quello che voleva la minoranza della giuria, composta in gran parte da giornalisti e radical chic. E qual è la novità?[…] Per l’anno prossimo, magari, il vincitore si potrebbe far scegliere solo col televoto, visto che agli italiani costa 51 centesimi facciamolo contare!». Una dichiarazione simile è stata rilasciata in conferenza stampa dal direttore artistico Claudio Baglioni: «Sono d’accordo su due linee: o il Festival diventa nuovamente deciso da addetti ai lavori o questa mescolanza con tre o quattro giurie spezzettate rischia di essere discutibile.[…] C’è un atteggiamento di paura nei confronti della sala stampa, ad esempio. Mi hanno spiegato che togliendo il voto della stampa si teme un atteggiamento ostile. Lo dico con grande franchezza. Se vuole essere popolare, io credo che il Festival possa essere gestito solo dal televoto[…] Il mio consiglio è di scegliere una linea o l’altra».

Sulla vittoria di Mahmood e sul caso televoto è intervenuto anche il Codacons annunciando un esposto all’Antitrust. Secondo l’associazione dei consumatori, il sistema di votazione «ha di fatto annullato le preferenze espresse dal pubblico con possibile danno economico per i cittadini».

lp_9212053Oltre le critiche, chi è Mahmood. Si chiama Alessandro Mahmoud, 26enne nato da madre sarda e padre egiziano. La sua carriera musicale è cominciata nel 2012, con la sua partecipazione alla sesta edizione di X-Factor. Concorreva nella categoria Under Uomini, che quell’anno era seguita da Simona Ventura, ma venne eliminato alla terza puntata. Dopo l’esperienza in tv ha cominciato a scrivere e produrre le sue canzoni. Nel 2015 vince il concorso Area Sanremo, con cui si guadagna l’accesso alla sezione “Nuove Proposte” (Sanremo Giovani, insomma) al Festival di Sanremo 2016. Qui presenta il brano “Dimentica” e arriva quarto.  Nel 2017 pubblica il singolo “Pesos”, ma nel frattempo comincia a lavorare come autore per altri artisti. Partecipa alla composizione di “Nero Bali” della cantante Elodie, con Michele Bravi e Guè Pequeno, e scrive “Hola (I Say)” di Marco Mengoni. Collabora anche con Fabri Fibra, scrivendo e duettando con lui nella canzone “Luna”. A settembre del 2018 esce Gioventù bruciata, il suo primo EP. Lo scorso dicembre ha partecipato a Sanremo Giovani con una canzone che si chiamava proprio “Gioventù bruciata” come il disco: vince ed è così che ha ottenuto l’accesso a questa edizione del Festival di Sanremo.

Il brano di quest’anno scritto da Mahmood ruota attorno alla figura del padre che se ne è andato e non è più tornato. «Il pezzo non parla di soldi a livello materiale ma di come possono cambiare i rapporti all’interno di una famiglia – ha spiegato Mahmood – È un pezzo che racconta una storia di una famiglia non tradizionale, tutto qua. Io non parlo arabo, ma ci sono delle frasi che mi ricordo, che fanno parte della mia infanzia, cantare quelle frasi mi rimanda proprio a una determinata scena, a un momento».


 

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