L’eterno ritorno del “nonnismo”

Di Francesco Polizzotto – Con il termine nonnismo vengono comunemente indicati un insieme di atti e/o pratiche, destinate a simboleggiare l’integrazione di un individuo in un particolare gruppo sociale. Il fenomeno riguarderebbe in generale i gruppi sociali organizzati, anche se esso viene quasi esclusivamente utilizzato per indicare comportamenti vessatori nell’ambito delle forze armate. Nella vita militare viene definito “nonnismo” il comportamento dei soldati prossimi al congedo, che pretendono di esercitare un’autorità talvolta tirannica e vessatoria nei confronti delle reclute, in forza di un presunto potere derivante dall’anzianità di servizio.

Gli episodi o gli atti di “nonnismo” all’interno delle forze armate hanno da sempre rappresentato un’estremizzazione deplorevole dello spirito di gruppo, nonché un’esaltazione poco edificante del concetto di gerarchia, pilastro della vita militare.

Spesso taciuta e minimizzata, quella del “nonnismo” è una triste costante nella storia delle forze armate. Le numerose vicende, legate a episodi di soprusi o di angherie, avvenuti all’interno di caserme, sono state spesso sminuite o peggio ancora insabbiate. Nella logica di privilegiare in ogni caso l’interesse collettivo e il prestigio delle forze armate, i meccanismi di tutela e protezione sono stati quasi sempre attivati a vantaggio delle alte gerarchie militari e a scapito delle vittime. Recentemente due vicende, riguardanti la prima un’ex allieva pilota dell’Aeronautica e la seconda un sottocapo della Marina, hanno riportato tristemente alla ribalta episodi legati in qualche maniera al fenomeno del nonnismo.

giulia-schiffGiulia Jasmine Schiff è una ragazza residente a Mira, in provincia di Venezia. Atleta di mezzofondo a livello nazionale, nel gennaio 2018 vince il concorso per dieci ufficiali di complemento dell’Aeronautica, piazzandosi al quarto posto in graduatoria su un totale di 2 mila partecipanti. Entra così all’Accademia di Pozzuoli e, sognando le Frecce Tricolori, transita al 70° Stormo presso la Scuola di volo di Latina.

Il 7 aprile supera la prova di volo ed è qui che i colleghi del corso Bpa (Brevetto Pilota di Aereo) la sottopongono al cosiddetto “battesimo del volo”, il rito iniziatico che consiste nell’essere buttati in piscina, tra spinte e schiaffi. Affrontare e superare questo rito consente di vedersi appuntata l’aquila con la corona e sancisce il passaggio da semplice pinguino (così vengono chiamati gli allievi all’arrivo a Latina Scalo) a vero e proprio pilota.

Il tutto viene documentato con filmati girati dagli stessi commilitoni della scuola: «mi fate male, mi fate male» urla la Schiff, piangendo. All’inizio del video si vede la ragazza colpita con pacche più o meno violente, poi viene presa e usata come ariete contro l’ala di un aereo. Il lancio in piscina suggella la fine del rito iniziatico, con tanto di bacio accademico e strette di mano per aver superato la prova. Le immagini sono spesso crude e inequivocabili: atti di nonnismo forse considerati normali, tanto da essere appunto immortalati in un video tra urla di incitamento, sfottò, baci di fine corso e applausi. La ragazza continua a piangere e a singhiozzare, mentre i commilitoni le urlano: «Brava, brava, adesso sì che sei una vera pilota!»

Giulia però non ci sta e rientrata a Pozzuoli decide di parlarne, mettendosi così in cattiva luce e iniziando la sua picchiata verso il basso. La sua carriera e il suo sogno svaniranno velocemente, poiché nell’arco di sei mesi riceve tre lettere di biasimo, un rimprovero e sessanta giorni di consegna. «Dopo aver parlato dei fatti accaduti a Latina, iniziarono a punirmi per qualsiasi sciocchezza, da una pesca addentata a un metro dalla zona consentita a una chiacchiera sulle scale». La corsa in picchiata finisce con una conclusione terribile, un vero e proprio schianto al suolo per la sua carriera militare: espulsa per insufficiente attitudine  militare.

La Schiff decide quindi di denunciare tutto e rendere pubblici i fatti. Sulla vicenda sta indagando la Procura militare di Roma. Dall’Accademia si difendono, sostenendo che l’ex allieva stia soltanto vendicandosi per l’espulsione. Nei giorni successivi alla denuncia, sarebbe stato inoltre diffuso un altro video, girato sempre presso la Scuola di volo di Latina, nel quale la Schiff non reciterebbe il ruolo di vittima bensì quello di carnefice.

216px-ElisabettaTrenta_(cropped)Dopo aver chiesto immediatamente chiarimenti allo Stato Maggiore dell’Aeronautica, il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha dichiarato: «E’ un fatto gravissimo, che sto seguendo con attenzione. C’è un’indagine in corso e chi deve pagare, pagherà». L’Aeronautica militare, da parte sua, in una nota ufficiale, ha invitato a non fare strumentalizzazioni. L’Aeronautica militare, si legge nella nota, «tutela il proprio personale e non ammette comportamenti in qualunque modo correlabili al fenomeno del nonnismo, che- al contrario- condanna e persegue con fermezza. Quanto alla vicenda dell’ex allieva ufficiale pilota di complemento che ha lamentato tale deprecabile fenomeno e sostiene di essere stata espulsa dalla Forza Armata a seguito di comportamenti e provvedimenti disciplinari vessatori nei suoi confronti, si precisa che la vicenda era già nota, tanto che la Forza Armata, in data 5 ottobre 2018, ha denunciato il fatto all’Autorità Giudiziaria competente, disponendo contestualmente l’esecuzione di un’inchiesta sommaria, come previsto dalla vigente normativa di settore.»

L’ultima vicenda venuta alla ribalta riguarda una militare barese, all’epoca ventitreenne allieva della scuola sottufficiali della Marina a La Maddalena, oggi ancora in servizio, imbarcata sulla nave scuola Amerigo Vespucci. La giovane con una “dichiarazione spontanea” ha denunciato dei fatti risalenti al 30 ottobre scorso. Durante la propria permanenza nella scuola sottufficiali a La Maddalena, sarebbe stata torturata per ore a causa di un anello: «hanno usato un seghetto da meccanico per rompermi un anello che si era incastrato al dito e nonostante avessi chiesto di essere mandata in ospedale, mi hanno trattenuta in caserma.»

1Il capo di Stato Maggiore della Marina militare, Valter Girardelli, ha commentato la vicenda, promettendo che «la Forza Armata agirà in maniera ferma, rigorosa e severa nell’accertamento delle responsabilità, prendendo provvedimenti adeguati nei confronti dei responsabili». La Marina ha altresì avviato un’inchiesta interna e secondo le parole dello stesso Girardelli «i primi esiti dimostrano che si è trattato di un atto sicuramente censurabile, certamente improvvido e di assoluta incoscienza da parte di personale addetto alla formazione dei giovani militari, che al momento è stato destinato ad altro incarico. A prescindere dalla fattispecie del caso in esame, mi preme sottolineare, in generale, come il nonnismo sia un fenomeno su cui tutte le scuole militari – e tra queste quelle della Marina- prestano particolare attenzione e hanno la giusta sensibilità mettendo in atto tutti i possibili sistemi di prevenzione e tutela».

Anche su questa vicenda ha voluto dire la sua il ministro Trenta: «mi auguro si faccia piena luce su quanto accaduto e che lo si faccia in maniera ferma e rigorosa. Ci troviamo di fronte a un episodio molto grave, per questo voglio esprimere vicinanza alla ragazza, alla quale tutta la forza armata darà il necessario sostegno.»

Lungi dal voler esprimere giudizi, ai quali speriamo potranno giungere presto le indagini in corso, emerge un quadro poco limpido, al di là delle dichiarazioni di circostanza delle alte gerarchie militari. Le due vicende, sebbene presentino caratteristiche differenti nella forma e nella sostanza dei fatti, evidenziano entrambe quanto la piaga del nonnismo sia ancora presente nell’ambito delle forze armate.


 

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