La memoria (strumentalizzata) delle foibe: istruzioni per l’uso

Di Francesco Polizzotto – L’ennesima polemica attorno alla memoria delle foibe vede tra i protagonisti l’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il convegno Fascismo e foibe, previsto per domenica 10 a Parma, avrà il seguente programma: lezione dello storico Sandi Volk dal titolo I morti delle foibe riconosciuti dalla legge: 354, quasi tutti delle forze armate dell’Italia fascista, lettura di una serie di testimonianze di antifascisti e partigiani, proiezione dei video La foiba di Basovizza: un falso storico di Alessandra Kersevan e Norma Cossetto: un caso tutt’altro che chiaro di Claudia Cernigoi. Sarebbero in particolare questi due video a essere stati tacciati di negazionismo nei confronti delle vicende legate alle stragi delle foibe.

In realtà il clima si era già infuocato la scorsa settimana a causa di un post apparso in una discussione del sito dell’Anpi di Rovigo che testualmente affermava: «Eh sarebbe bello spiegare ai ragazzi delle medie che le foibe le hanno inventate i fascisti, sia come sistema per far sparire i partigiani jugoslavi, che come invenzione storica. Tipo la vergognosa fandonia della foiba di Basovizza…».

Nonostante la presa di posizione della presidente dell’Anpi di Rovigo, Antonella Toffanello: «era una dichiarazione interna e non ufficiale. L’Anpi non ha mai negato l’esistenza delle foibe», diversi rappresentati dei partiti del centrodestra a livello locale e nazionale hanno condannato il post, scagliandosi più o meno direttamente contro l’Anpi. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha rincarato la dose: «E’ necessario rivedere i contributi alle associazioni, come l’Anpi, che negano le stragi fatte dai comunisti nel dopoguerra».

Il presidente dell’Anpi di Parma, Aldo Montermini, ha parlato  di «affermazioni prive di ogni fondamento», specificando che «non ci sarà nessun convegno negazionista e nessuna sponsorizzazione. Le foibe sono state una tragedia nazionale che copre un amplissimo arco di tempo e va affrontata senza alcuna ambiguità, contestualizzando i fatti».

In merito al convegno organizzato a Parma, Montermini ha precisato che «si tratta in realtà della quattordicesima edizione di una iniziativa, promossa dal comitato antifascista antimperialista e per la memoria storica, che in occasione della giornata del ricordo, invita a riflettere, oltre che sulle foibe, anche sul ruolo che ha avuto l’occupazione fascista in quelle terre. Da qui a parlare di negazionismo ce ne corre. L’Anpi è sempre stata presente all’iniziativa e anche quest’anno parteciperà, che è diverso da sponsorizzare, in piena autonomia come è suo costume.»

Alessandria, Nespolo CarlaNel tentativo di smorzare la polemica, è intervenuta la stessa presidente nazionale dell’Anpi, Carla Nespolo: «Sia la frase sulla pagina Facebook dell’Anpi di Rovigo che l’iniziativa di Parma non sono condivisibili e offrono uno straordinario pretesto di polemica a chi è molto più amico di Casapound che dell’Anpi». La Nespolo ha inoltre precisato che «l’Anpi non riceve finanziamenti dal Governo ma come tutte le associazioni riunite nella Confederazione italiana tra le associazioni combattentistiche e partigiane riceve contributi per progetti di ricerca che vengono accolti dal ministero della Difesa, sulla base di precise proposte e dopo aver ottenuto parere favorevole delle commissioni Difesa della Camera e del Senato.»

Questo batti e ribatti, scandito da commenti ridicoli sui social, dichiarazioni avventate, smentite e contro-smentite, mostra quanto sia complicato ancora oggi l’approccio del dibattito pubblico nei confronti di una delle pagine più tristi della storia italiana.

I massacri delle foibe sono stati degli eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, avvenuti durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra, da parte dei partigiani jugoslavi. Il termine “foibe” deriva dai grandi inghiottitoi carsici dove furono gettati molti dei corpi delle vittime. A questi massacri seguì l’esodo giuliano-dalmata, cioè l’emigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana, territori del Regno d’Italia prima occupati dall’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia del maresciallo Josip Broz Tito e successivamente annessi dalla Jugoslavia. Le stime più attendibili riferiscono di un numero compreso tra le 250 mila e le 350 mila persone tra i giuliani, i fiumani e i dalmati italiani che emigrarono dalle loro terre di origine.

800px-Trieste_1954Le polemiche sulle stragi delle foibe ci sono sempre state, a partire dagli anni ’50 con la questione di Trieste ancora aperta. Purtroppo lo scontro si ripropone a ogni celebrazione e il gioco degli estremisti è proprio quello di ridurre il ricordo e la memoria a questa strumentale contrapposizione, che non permette di comprendere realmente cosa sia successo.

Ad esempio sulla foiba di Basovizza ci sono diverse testimonianze attendibili che parlano di una strage, cioè dell’uccisione di alcune centinaia di persone. Purtroppo in assenza dell’evidenza dei corpi e dell’impossibilità del loro recupero, si è dato spazio a ricostruzioni più o meno attendibili circa l’entità della strage. Una stima approssimativa, basata sulla profondità del pozzo e sulla massa di detriti all’interno, ha stabilito in 1500 le persone che ci sarebbero potute essere. Questa stima ha determinato la vulgata dei 1500 infoibati a Basovizza, comunque poco verosimile. Il fatto che non ci fosse l’evidenza dei corpi ha finito invece per diffondere la tesi opposta, quella negazionista, ovvero che non fosse esistita affatto quella strage.

Foiba_di_BasovizzaPer decenni, almeno fino agli anni ’90, parte della storiografia di sinistra e quella ufficiale jugoslava hanno ripetuto le tesi propagandistiche delle parti slave, sostenendo che le foibe, intese come stragi, o non ci siano state oppure abbiano rappresentato un fenomeno marginale.

Il clima creatosi nei giorni recenti è frutto di quello strano costume, tipicamente italiano, che tende a catalogare qualsiasi ricorrenza in base ad appartenenze ideologico-partitiche, assegnandole di fatto a questo o a quel blocco politico-sociale. Seguendo questa assurda logica abbiamo purtroppo svuotato la memoria di tante date ed eventi, sminuendone e a volte annullandone il loro senso di patrimonio comune.

La legge 92 del 30 marzo 2004 ha istituito, nella giornata del 10 febbraio di ogni anno, il Giorno del ricordo, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Lo stesso provvedimento legislativo ha anche istituito una specifica medaglia commemorativa destinata ai congiunti delle vittime. Quel che più conta (o almeno dovrebbe contare) è perpetuare la memoria delle stragi delle foibe secondo tale dettato normativo: ci riusciremo?


 

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