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Caso Diciotti: è a Salvini che serve il soccorso in “alto mare”

Di Valentina Pizzuto Antinoro – Era la notte tra il 14 e il 15 agosto 2018 quando la nave Diciotti della Guardia Costiera italiana ha tratto in salvo 190 migranti provenienti dalla Libia. Completato il salvataggio in mare e dopo aver eseguito il trasferimento immediato a Lampedusa di 13 migranti per le loro gravi condizioni di salute, la nave è rimasta al largo di Lampedusa per cinque giorni in attesa della designazione del “Place of Safety”, comunemente detto porto sicuro.

copertina diciottiIl ministro dell’Interno Matteo Salvini si è rifiutato fin dall’inizio di indicare l’Italia come “porto sicuro” per lo sbarco minacciando di effettuare un respingimento verso la Libia se l’Europa non avesse accettato di distribuire i migranti in altri Paesi europei. La questione è andata avanti fino a quando il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, da cui dipende la Guardia Costiera, ha indicato Catania come porto di approdo. Tuttavia la Diciotti, giunta nel porto di Catania la sera del 20 agosto del 2018, non ha ricevuto dal Viminale l’autorizzazione a far sbarcare i 177 migranti a bordo. Il 22 agosto (a 7 giorni dal salvataggio), dopo un’ispezione della Procura di Agrigento, è stato autorizzato lo sbarco dei 27 minori non accompagnati. I restanti migranti sono rimasti sulla nave ormeggiata fino alla notte del 26 agosto (11 giorni dal salvataggio) quando è stato autorizzato lo sbarco.

Luigi-Patronaggio-2È stata proprio l’ispezione a bordo del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, a dare il via all’inchiesta per sequestro di persona e arresto illegale dei 177 migranti e abuso di ufficio a carico di Matteo Salvini. Per queste ipotesi di reato il ministro rischia dai 3 ai 15 anni di detenzione. Dunque il ministro dell’Interno è stato formalmente indagato dalla Procura di Agrigento, che ha successivamente inviato il fascicolo al tribunale dei ministri di Palermo, che a sua volta lo ha inviato al tribunale dei ministri di Catania.

Il 24 gennaio 2019 il tribunale dei ministri ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno inviando gli atti al Senato. Nonostante un ministro goda di immunità, deve comunque rispondere per eventuali reati commessi nell’esercizio delle sue funzioni. Come sancisce l’art. 96 della Costituzione «Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale».

Dunque per avviare un processo nei confronti di un ministro è necessaria l’autorizzazione di una delle due Camere del Parlamento. In particolare, l’autorizzazione a procedere contro il ministro Matteo Salvini verrà data in prima battuta dalla Giunta delle elezioni e immunità del Senato, con il compito di valutare se il Ministro dell’interno abbia o meno commesso i reati contestati nel caso Diciotti, e successivamente dall’Aula del Senato della Repubblica.

Cosa succederà nei prossimi giorni? La Giunta delle elezioni e immunità del Senato, composta da 23 senatori con presidente Maurizio Gasparri (FI), si è riunita per la prima volta il 30 gennaio. In questa prima seduta il Presidente ha proposto di sentire il ministro dell’Interno giovedì 7 febbraio per poi avviare un dibattito all’interno della Giunta che si concluderà con il voto palese e con la maggioranza dei presenti entro il 23 febbraio. Successivamente sarà l’aula del Senato della Repubblica a votare con voto palese a maggioranza assoluta entro fine marzo. Tuttavia il ministro dell’Interno ha deciso di presentare una memoria scritta senza presentarsi di persona.

Intanto l’aula del Senato si prepara al voto: Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia si mostrano compatti nel non dare l’autorizzazione a procedere; il PD, è verso il sì all’autorizzazione a procedere. Il Movimento 5 Stelle, invece, si trova davanti a un bivio: salvare il governo o restare fedeli ai propri valori? 

http___media.polisblog.it_4_4a9_gettyimages-887723540I vertici pensano di votare no all’autorizzazione a procedere per non far cadere il governo, ma allo stesso tempo Di Battista afferma che il Movimento voterà per l’autorizzazione a procedere contro Salvini perché, al posto suo, Di Maio o un altro esponente del M5S avrebbero rinunciato all’immunità. Sarà una scelta difficile per il Movimento 5 Stelle poiché la scelta di salvare Matteo Salvini potrebbe provocare la perdita di consenso con le elezioni europee alle porte (maggio 2019).
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Intanto il Ministro dell’Interno ha cambiato strategia di difesa. Se l’estate scorsa Matteo Salvini derideva la Procura di Agrigento su Twitter per aver aperto l’inchiesta, leggeva in diretta Facebook la notifica delle indagini preliminari e annunciava di volersi fare processare rinunciando all’immunità, oggi si mostra meno spavaldo e chiede più o meno velatamente a Palazzo Madama di votare a suo favore.


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