Le bambole di Julian

Di Alessandra Fazio – C’è un’isola vicinissima al Messico, avvolta nel mistero. Si tratta di una delle isole artificiali, le cosiddette chinampa, comunemente conosciute come giardini galleggianti, costruite lungo il lago Xochimilco, distante circa 28 km dal Messico e, ormai, abbandonate.

La storia di quest’isola, chiamata Isla de las Munecas, ovvero Isola delle Bambole, è piuttosto particolare. Centinaia di bambole sono appese ai rami degli alberi presenti su quel territorio. Non si tratta di bambole poste lì per caso, ma di una scelta consapevole da parte dell’unico uomo che decise di rimanere lì fino alla morte. Chi era quest’uomo? Cosa lo spinse a lasciare la propria famiglia, la propria casa per dirigersi verso un’isola quasi sconosciuta e decidere, addirittura, di dedicare interamente la sua vita alla cura di essa?

3-el-senor-julian-santana-barreraSi tratta di Julian Santana Barrera, un contadino messicano; un uomo qualsiasi, giunto sull’isola. Le ragioni che condussero l’uomo a colmare il luogo di bambole sono oscure anche se, che si tratti di leggenda o di realtà, su tali ragioni, ancora oggi viene narrata una storia, apparentemente macabra, ma in realtà molto triste.

Sembra, infatti, che nelle acque circostanti l’isola una bambina abbia perso la vita, annegandovi, e che lo stesso Barrera abbia rinvenuto il corpo della bimba e dopo qualche giorno, anche, una bambola. Da lì la convinzione che la bambola appartenesse alla bimba e che il suo ritrovamento non fosse casuale, ma fosse diretto a mantenerne viva la memoria e a consentire alla sua anima di trovare pace allontanando le forze oscure da quel posto.

La decisione del Signor Barrera nacque dal fatto che, essendo stato lui a ritrovare il corpicino della bambina e la bambola, era come se qualcosa o qualcuno “dall’alto” avesse deciso di mettere nelle sue mani il destino dell’isola, nonché la sua purificazione,  e gli avesse concesso il potere di cambiarla. Quasi un richiamo, dunque. Qualcosa di soprannaturale lo spingeva a tornare in quel luogo. La sua vita non avrebbe avuto altro senso se non quello di vivere da solo, come un’eremita, su quell’isola deserta.

la.isla.de.las.munecasDa quel momento cosparse l’isola di bambole; bambole di tutti i tipi ritrovate nel canale e trasportate dalle acque del fiume; bambole mutilate; bambole ormai logorate dal trascorrere del tempo, prive di occhi, braccia, gambe, vestiti. Tutto ciò appare davvero inquietante  e macabro al punto tale da incuriosire, e al tempo stesso impaurire, tutti coloro che vengono a conoscenza dell’esistenza di questo posto.

C’è chi narra che le bambole cambiassero e tuttora cambino posto da sole durante la notte, magari per gioco o per irrequietezza; c’è chi dice che quell’uomo non riuscisse a darsi pace e che il suo senso di inquietudine per l’esiguo numero di bambole lo inducesse a vendere tutto ciò che il suo orto produceva in cambio di bambole nuove.  La sua ossessione era tale da far credere al popolo che lo stesso avesse ucciso la bambina gettandola nel lago e che, a seguito della sua stessa azione, avesse perso il senno. Teoria smentita da tutti coloro che ebbero il piacere di conoscerlo, nonché dai suoi stessi familiari e dalle indagini svolte in merito. Piuttosto si pensa  che il senno lo perse per la sua incapacità di dimenticare l’osceno ritrovamento che lo aveva reso protagonista di quella vicenda così macabra.

Julian Santana Barrera morì annegando nelle stesse acque nelle quali aveva ritrovato il corpo della bambina. Morì della stessa morte, nello stesso posto. munecas-islaOggi l’isola è meta di turisti, di coloro i quali non temono il paranormale e ne sono al contrario affascinati ed è raggiungibile mediante una piccola imbarcazione, la trajineras. Non si può certamente dire che sia una meta sognata da chiunque, ma certamente la sua storia non lascia indifferenti.

Probabilmente camminare lungo un’isola stracolma di bambole decapitate, mutilate, non è semplice, ma percorrere quei sentieri, conoscendone la storia è sicuramente qualcosa che rimane impresso nell’anima. Qualcosa che, forse, vale davvero la pena vedere: per capire e toccare con mano ciò che ha reso quest’isola cosi misteriosa e cosi inquietante; per accostarsi alla riva del lago e rivolgere un pensiero alla bambina. Per non dimenticare qualcosa che va oltre la leggenda.


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