A cosa ci è servito l’ultimo Consiglio europeo del 2018? – Seconda parte

Di Adriana Brusca – In merito al settore delle relazioni esterne e alla politica estera di sicurezza e difesa, un’attenzione peculiare è stata riservata allo stretto di Kerch e al Mar d’Azov, ove di recente si sono inasprite le tensioni internazionali: il Consiglio europeo ha ribadito il suo impegno per il rispetto del diritto internazionale, nonché per la garanzia della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. L’Istituzione UE ha richiesto il rilascio immediato di tutti i marinai ucraini in stato di detenzione, la restituzione delle imbarcazioni sequestrate e il libero passaggio di tutte le navi per lo stretto di Kerch; nessuna giustificazione è stata concessa alla Russia per l’utilizzo della forza militare, così come per l’annessione illegittima della Crimea.

Nell’ambito della politica estera, inoltre, sono stati discussi i preparativi per il prossimo vertice del 24 e 25 febbraio, previsto con la Lega degli Stati arabi, anche alla luce dell’accordo di partenariato economico tra l’Unione Europea e il Giappone – già approvato dal Parlamento europeo ­­–, la cui entrata in vigore è prevista proprio per quel periodo. 

Con riguardo al settore della sicurezza e della difesa, invece, sono stati sottolineati i progressi compiuti nell’ambito della cooperazione strutturata permanente, mediante il miglioramento della mobilità militare, l’attuazione del programma europeo di sviluppo del settore industriale e della difesa, e il patto sulla dimensione civile della politica estera di sicurezza e difesa. Nell’ottica di un miglioramento dell’autonomia strategica dell’Unione, tali politiche dovrebbero contribuire a potenziare la funzione dell’UE quale garante della sicurezza internazionale, integrando le attività della NATO e rafforzandone la cooperazione.

Quanto al tema della disinformazione, il Consiglio europeo ha evidenziato come tale questione rappresenti, oggi, una difficile sfida strategica per l’Unione e per i sistemi democratici degli Stati membri, la quale necessita di una risposta urgente, costante e coordinata, anche al fine di assicurare elezioni europee e nazionali libere e regolari. A riguardo, il Consiglio europeo ha posto l’esigenza di procedere all’attuazione di un piano congiunto contro la disinformazione – che operi sia con riguardo al versante interno, che a quello esterno – presentato dalla Commissione e dall’Alto Rappresentante, al fine di potenziare la cooperazione tra Stati, coinvolgere la società e il settore privato, e fornire risorse adeguate alle sfide in materia.

Il Consiglio europeo, infine, ha discusso il tema della lotta contro il razzismo e la xenofobia, condannando ogni forma di discriminazione e ribadendo l’impegno a combattere l’intolleranza verso “il diverso”, che sembra divagare soprattutto in alcuni Stati membri; proprio il 6 dicembre scorso, a riguardo, è stata adottata la dichiarazione del Consiglio per la lotta conto l’antisemitismo.

Al fine di porre un argine a tali fenomeni, il Consiglio europeo ha nuovamente messo in luce la necessità di incrementare le consultazioni e lo spazio di dialogo con i cittadini, nell’ottica anche di sviluppare una maggiore coscienza civile, nazionale ed europea.

L’ultimo Consiglio europeo del 2018, dunque, ha certamente trattato questioni di rilevanza non solo europea, ma anche internazionale; il peso politico di alcuni Stati membri, tuttavia, ha permesso all’Istituzione UE di dedicare maggiore attenzione a talune materie, come la Brexit e il mercato unico, piuttosto che ad altre, tra cui, ad esempio, la migrazione e la disinformazione; materie che, forse, avrebbero avuto bisogno di una presa di posizione maggiormente incisiva da parte di un’Unione che dovrebbe agire in maniera coesa, nel pieno rispetto del principio di solidarietà.

Quanto all’Italia, gli sforzi si sono concentrati nel tentativo di evitare una procedura di infrazione a causa dello sforamento del deficit, nell’ottica anche di una politica che sembra curare poco il contenimento del debito pubblico, in costante crescita; anche questa, forse, è stata un’occasione mal giocata per il bel Paese, che ha finito per limitarsi a trattare di temi economici che, seppur fondamentali, non hanno lasciato spazio alle tante questioni politiche e sociali che la attanagliano, sebbene trattate dal Consiglio europeo in questa sede, ma con maggiore riguardo ad altri Stati membri.


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Un pensiero riguardo “A cosa ci è servito l’ultimo Consiglio europeo del 2018? – Seconda parte

  • 18 Dicembre 2018 in 10:55
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    Basterebbe stabilire cosa importare le premonizioni a cui si fa riferimento sono servite nel passato quando non esisteva l’unione europea invece deve andare avanti la prospettiva di sentirsi sempre minacciati? Ti fa solo bestemmiare e non dormire la notte.

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