Il mondo tra due trappole

Di Francesco Polizzotto – Per conoscere la realtà che ci circonda e per agire su di essa ci serviamo spesso di rappresentazioni sociali e di immagini semplificate, che condividiamo con altri. L’immagine dell’altro è quella di un potenziale nemico, deciso a danneggiarci per raggiungere dei vantaggi, oppure è quella di un potenziale amico con cui è possibile cooperare?

Alla stessa stregua dei rapporti interpersonali, le relazioni fra Stati vengono spesso condizionate dalle reciproche immagini prevalenti, le quali  scaturiscono da svariati fattori quali ad esempio la storia e le tradizioni dei Paesi, il loro background politico-diplomatico, ma anche da discorsi o dichiarazioni di pubbliche autorità. La letteratura delle Relazioni Internazionali sostiene che le rappresentazioni sociali possano determinare più o meno direttamente le relazioni di conflittualità o di cooperazione fra gli Stati.

Solitamente siamo portati a ragionare secondo una concezione anarchica della politica internazionale, in base alla quale ogni Stato pensa solo ed esclusivamente alla propria sopravvivenza e ai propri interessi, agendo di conseguenza a spese degli altri. Servirebbe, tuttavia, valutare in maniera più flessibile le nostre rappresentazioni sociali, superando la visione della politica internazionale come luogo dell’anarchia, poiché è proprio questa concezione ad aver determinato in passato lo scoppio delle guerre.

La cosiddetta trappola di Tucidide è infatti una conseguenza di tale visione. Lo storico greco attribuiva lo scoppio della guerra fra Atene e Sparta alla crescita della potenza ateniese, e alla paura che tale crescita provocò nei rivali spartani.

«Se la storia è destinata a ripetersi è perché immutabile è la natura dell’uomo, i cui moventi, individuali e collettivi, sono sempre gli stessi: il prestigio, l’onore e l’utilità. A questi ci si deve rifare per comprendere le ragioni che hanno indotto gli ateniesi a perseguire una politica di espansione imperiale prima di tutto per il timore, poi per il senso di onore e infine anche per l’utilità, e gli spartani e i loro alleati a opporvisi con la forza. La vera ragione dello scontro è stata la grande potenza raggiunta dagli ateniesi: essi, incutendo timore agli spartani, li costrinsero a dichiarare guerra».

Attraverso queste parole, Tucidide cercava di ricostruire, nella sua Guerra del Peloponneso, le vicende del conflitto egemonico che, tra il 431 e il 404 a.C., oppose Sparta ad Atene. In pratica, Tucidide è stato il primo ad avanzare l’idea, poi ripresa dalla teoria della guerra egemonica, che la dinamica delle relazioni internazionali possa essere determinata dalla crescita differenziale di potenza fra gli Stati.

Oggi, come ai tempi di Tucidide, i rapporti internazionali vengono pensati come giochi a somma zero: se una potenza dominante ma in declino si trova a dover fare i conti con una potenza emergente, finirà per averne paura, rischiando di scatenare una guerra. La fase storica in cui viviamo è caratterizzata dal confronto/scontro tra una potenza a lungo dominante (gli Stati Uniti) e una potenza emergente (la Cina). Scatterà la trappola di Tucidide? Scoppierà prima o poi lo scontro globale tra Stati Uniti e Cina? Qualche anno fa è stato lo stesso presidente cinese Xi Jinping a sollevare pubblicamente il tema, evocando la trappola di Tucidide e sostenendo che Stati Uniti e Cina avrebbero dovuto fare tutto il possibile per evitare di finirvi dentro.

Sono molti gli analisti di studi strategici a ritenere impossibile che la crescita esponenziale del Dragone possa realizzarsi in modo pacifico. La prospettiva di una violenta sfida in materia di sicurezza tra Cina e Stati Uniti viene quindi ritenuta sempre più probabile. Sul piano della politica di difesa e sicurezza, la Cina ha introdotto tra il 2015 e il 2016 significative riforme nelle strutture di comando delle forze armate. Pechino fonda la propria strategia sul principio del “not first use” in campo nucleare e sulla difesa avanzata, che travalica i confini statali per la tutela degli interessi nazionali, considerata l’ampiezza dello scenario geopolitico in cui la Cina si trova coinvolta. Il Libro Bianco della difesa cinese segue un principio fondamentale per attuare la strategia della difesa attiva: «We will not attack unless we are attacked; but we will surely counterattack if attacked».

Nel suo volume Soft Power: The means to success in world politics, il politologo statunitense Joseph Nye spiega i motivi per cui nel breve termine saranno gli Stati Uniti gli arbitri della stabilità nell’area asiatica. In conseguenza di ciò, la Cina potrà essere esposta a un duplice rischio. Da una parte c’è la cosiddetta trappola di Tucidide, secondo cui la guerra per l’egemonia globale può scoppiare quando una potenza consolidata (Stati Uniti) si intimorisce troppo di fronte a una potenza in ascesa (Cina). Dall’altra c’è la trappola di Kindleberger, secondo cui il disastroso decennio degli anni Trenta è scoppiato quando gli Stati Uniti hanno sostituito la Gran Bretagna come maggiore potenza globale, ma non sono riusciti a prenderne il posto come fornitori di beni pubblici globali. In sostanza, queste due trappole strategiche si profilerebbero all’orizzonte sia nel caso di una Cina ambiziosa e sfidante dell’egemonia statunitense, sia nel caso di una Cina remissiva e incapace di svolgere il ruolo di nuova potenza egemone.

Noi occidentali, condizionati dalla nostra storia, tendiamo a considerare i rapporti tra gli Stati in chiave anarchica. Viceversa i cinesi, pensano alla politica internazionale in chiave gerarchica, subendo l’influenza dell’ordine confuciano, paradigma dominante del loro mondo. Queste opposte concezioni delle relazioni internazionali sono figlie delle diverse rappresentazioni sociali che plasmano i due mondi; difficile che esse possano coesistere ancora a lungo. Le esigenze geopolitiche di Stati Uniti e Cina sono quelle di un contesto internazionale in costante mutamento. Le trappole strategiche (Tucidide o Kindleberger) sono sempre in agguato e le due potenze antagoniste rischiano di diventarne prigioniere.


 

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