Chi sono i nuovi schiavi?

Di Valentina Pizzuto Antinoro – Il 2 dicembre si celebra la Giornata mondiale per l’abolizione della schiavitù per ricordare il giorno in cui l’Assemblea Generale dell’ONU approvò la Convenzione per la repressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui (1949). Nonostante i 70 anni dall’approvazione della Convenzione e l’illusione che il fenomeno sia quasi del tutto debellato, la schiavitù è un problema ancora molto diffuso nel mondo.

A conferma di ciò la think tank Walk Free Foundation, insieme all’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e all’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (OIM), ha misurato le dimensioni del fenomeno della schiavitù definita moderna valutando la vulnerabilità delle nazioni e le risposte governative per reprimere il fenomeno.

Schiavitù-modernaCon il termine schiavitù moderna si indicano tutte quelle attività di sfruttamento dove la persona coinvolta non può ritirare o abbandonare la sua posizione a causa di minacce, coercizione, abuso di potere e/o violenza. Rientrano in questa fattispecie il lavoro forzato, il matrimonio forzato (o servitù sessuale), la tratta di esseri umani e la schiavitù per debito.

I dati raccolti dalla Walk Free Foundation nel Global Slavery Index 2018 sono spaventosi: 40.3 milioni di persone nel mondo vivono in una condizione di schiavitù moderna, di cui il 71% sono donne e solo il 29% uomini; circa 25 milioni sono costretti ai lavori forzati, mentre circa 15 milioni di donne sono date in sposa contro la propria volontà.

Nel Global Slavery Index 2018 si evince che la maggior parte delle persone costrette a vivere in una condizione di schiavitù moderna vive in Asia, in particolare in Corea del Nord, la quale detiene l’orribile primato, con il tasso più alto di schiavitù al mondo, in un rapporto di uno schiavo ogni dieci persone. Tra di essi non vi sono soltanto uomini adulti, ma anche donne e bambini costretti a lavorare nel settore agricolo, edile o per conto del governo.

Per quanto riguarda il fenomeno dei matrimoni forzati, le percentuali delle vittime con un’età inferiore ai 18 anni sono ancora più sconcertanti: nel mondo è consentito sposarsi a un’età inferiore ai 18 anni in 146 Paesi, ma nonostante la legge lo impedisca si verificano casi in cui bambine di età compresa tra gli 8 e i 10 anni sono costrette a sposare uomini adulti a causa di diversi fattori come la povertà e la diseguaglianza di genere e la mancanza del rispetto dei diritti fondamentali.

1Il fenomeno che riguarda lo sfruttamento minorile fornisce dati ancora più spaventosi: secondo   uno studio condotto dall’OIL dal 2012 al 2016, nel mondo vi sono 218 milioni di minori, con un’età compresa tra i 5 e i 17 anni, vittime del lavoro forzato; di questi almeno 73 milioni sono impiegati in lavori molto pericolosi. Lo sfruttamento minorile si concentra soprattutto in Africa.

La ricerca Global Slavery Index 2018 afferma che circa il 13,6% della popolazione sfruttata vive nell’Africa sub sahariana, soprattutto nelle zone in cui vi è una forte instabilità politica e povertà. I Paesi con le percentuali più alte di sfruttamento riguardano la Repubblica Democratica del Congo, dove molti minori sono sfruttati nelle miniere di Coltan (molto ricercato nei Paesi occidentali perché risulta indispensabile per la produzione di smartphone e computer), la Somalia, l’Etiopia, il Sud Sudan e la Nigeria. Anche in Africa subsahariana le percentuali che riguardano lo sfruttamento delle donne sono alte, soprattutto nel Sud Sudan, dove nelle zone di accoglienza dei rifugiati le giovani donne sono costrette a prostituirsi all’interno dei campi, e in Nigeria, Paese divenuto famoso per la tratta delle donne per scopi sessuali in tutta Europa.

È sbagliato pensare che questo fenomeno è una prerogativa dei Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo. Infatti il fenomeno della schiavitù moderna non risparmia nemmeno l’Europa e gli Stati Uniti. In quest’ultimo, ad esempio, considerato ormai uno dei Paesi più avanzati al mondo, sono più di 400mila le persone che vivono in una condizione di lavoro forzato con salari al di sotto del minimo consentito per legge.

Per quanto concerne l’Europa, esso è ormai divenuto uno dei territori dove la schiavitù moderna non è facilmente visibile, ma ciò non significa che non sia un fenomeno radicato. La tratta degli esseri umani in Africa è fortemente correlata ai flussi migratori verso il Vecchio Continente. È necessario considerare come dato fondamentale la radicazione delle mafie nei territori dove avvengono gli sbarchi che intercettano e reclutano i migranti prima di aver avuto la possibilità di richiedere protezione internazionale: ad esempio in Italia nell’ultimo anno sono scomparsi 10mila minori non accompagnati reclutati dalle mafie.

Nonostante la Convenzione dell’Onu per reprimere lo sfruttamento delle persone sia stata ormai approvata quasi 70 anni fa, essa è stata recepita soltanto da 82 Stati, motivo per cui questo fenomeno può ritenersi tutt’altro che estinto. Tutto ciò rende, inoltre, difficoltoso credere che i leader mondiali riusciranno a rispettare i 17 obiettivi che si erano posti nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, tra cui vi sono appunto anche l’eliminazione della povertà, la promozione della prosperità economica e la promozione del benessere delle persone.


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