Tutte le donne d’America

Di Silvia Scalisi – Il 6 novembre le elezioni di midterm che si sono tenute negli Stati Uniti hanno generato un trambusto non indifferente. Un trambusto che solo l’onda di uno tzunami poteva provocare; un’onda metaforica, chiaramente, che ha il colore rosa; una pink wave, com’è stata chiamata.

Un’onda rosa che ha il nome di Alexandria, Ilhan, Ayanna, Rashida. Sì, perché se c’è una cosa che non è passata inosservata in queste elezioni di metà mandato è stata proprio questa: la forte presenza femminile in un momento critico e delicato che gli Stati Uniti stanno vivendo.

People gather for the Women's March in WashingtonSicuramente spinte dalle posizioni dichiaratamente misogine di Donald Trump, queste donne oggi raccolgono i frutti di una mobilitazione costante e coraggiosa, che le ha portate a scendere in piazza, a candidarsi, a sfidare (o quantomeno provare a farlo) gli stereotipi di genere.

Su 964 candidati in corsa alle elezioni di midterm, 272 erano donne: un numero di candidature femminili così elevato non si era mai visto nella storia del Congresso. E ancora: altro numero record di donne elette alla Camera dei Rappresentanti, con 84 seggi su 435 conquistati, il massimo fino a ora registrato nella storia statunitense.

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Ayanna Pressley

Ma le “prime volte” di queste elezioni non finiscono qui: c’è Ayanna Pressley che è diventata la prima donna nera eletta al congresso nel Massachusetts; c’è Rashida Tlaib, eletta nel Michigan, che insieme a Ilhan Omar, eletta nel Minnesota, saranno le prime donne musulmane al Congresso, (quest’ultima, peraltro, sarà la prima donna che indosserà l’hijab); ci sono Deb Haaland e Sharice Davids, le prime native americane, anche loro per la prima volta elette in Parlamento.

Non solo semplici donne, dunque, ma donne appartenenti alle minoranze, spesso emarginate e non abbastanza considerate in quel Paese emblema di grandezza e libertà che è l’America.

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Alexandria Ocasio-Cortez

America che accoglie, ma che sempre più spesso ghettizza. Ma tra tutte queste donne, ognuna con la propria storia, ognuna col proprio passato, e intenzionate a cambiare il futuro, spicca senza dubbio lei: Alexandria Ocasio-Cortez.

Faccia pulita, sorriso sincero, Alexandria a soli 29 anni è la più giovane eletta di sempre del Congresso.

Di origini ispaniche, come tradisce il suo nome, Alexandria ha vinto nel collegio elettorale 14 di New York, sconfiggendo Joseph Crowley, 57 anni di cui 20 passati al Congresso.

«Non vengo da una famiglia ricca e potente» ha dichiarato la giovane «Mamma portoricana, papà del sud del Bronx. Sono nata in un quartiere dove il codice di avviamento postale della zona in cui vivi determina il tuo destino»; parole forti, quelle di Alexandria, che ha inserito nella sua campagna elettorale molti punti forti rivendicati dalla nuova sinistra che cerca di farsi strada: sanità gratuita, abolizione del dipartimento per l’immigrazione e le frontiere, la protezione dei Dreamers, cioè quegli immigrati portati da piccoli negli Stati Uniti da genitori clandestini.

Ciò che colpisce di lei, è la sua caparbietà, la sua sicurezza, insomma, tutto quello che non ci si aspetterebbe affatto da una donna di 29 anni, una millennial, probabilmente per molti ancora una “ragazzina”, nel senso dispregiativo del termine.

Ma forse è stata proprio questa la forza di Alexandria: il suo volto giovane, la sua freschezza, che ancora non sembra essere stato guastato dalle brutture, il suo passato da ragazza cresciuta in una famiglia modesta, lontana dagli agi; tutto questo, forse, l’ha resa un simbolo di speranza, soprattutto tra le generazioni più giovani, che ripongono in lei estrema fiducia.

Chiaramente, non sappiamo se tutto quello che è stato promesso verrà mantenuto: come sempre, alle parole dovranno seguire i fatti (si spera). Non sappiamo se (e come) davvero cambieranno gli equilibri di una delle più grandi potenze mondiali. Non sappiamo se la pink wave resterà soltanto un fenomeno isolato e momentaneo, o se davvero darà vita a qualcosa di più concreto.

Ciò che è certo è che Alexandria, Ilhan, Deb e con loro tutte le altre donne di queste elezioni d’America, hanno lanciato un messaggio forte al mondo, quantomeno simbolico: di risveglio, di speranza, di innovazione, di cambiamento.


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