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La ricetta vincente dell’Excelsior

Di Marco Tronci – Chi l’ha detto che per essere un vincente bisogna vincere tutte le partite? A Bolzano la pensano diversamente, esattamente nel quartiere Don Bosco dove nasce più di dieci anni fa la squadra Excelsior. Qui non importa chi sei, da dove vieni o quali esperienze calcistiche hai alle spalle; ciò che conta davvero è lo spirito di squadra, il fair play e quanto cuore metti nel progetto.

Il calcio che viene proposto dai ragazzi dell’Excelsior può apparire “insolito”, soprattutto a chi è abituato alle serie maggiori. Ma è appunto questo che li rende unici nel loro genere, come l’introduzione del minutometro che permette a tutti i giocatori di essere titolari, ma anche panchinari.

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Mirco Marchiodi

Per capire a fondo la loro realtà, abbiamo intervistato Mirco Marchiodi, Presidente nonché giocatore dell’Excelsior.

Come nasce la vostra filosofia di sport? Trae spunto da qualche altra società calcistica?

«La nostra squadra è nata in un centro giovanile del quartiere Don Bosco di Bolzano. Era il 2001 e un gruppo di ragazzi tra i 16 e i 18 anni che frequentavano il centro giovanile hanno espresso il desiderio di creare una squadra di calcio e partecipare a un vero campionato. Detto e fatto: Massimo Antonio, che oggi è il nostro general manager e all’epoca lavorava in quel centro giovanile, si è inventato l’Excelsior proprio sul modello del centro giovanile; un luogo, in questo caso una squadra, in cui tutti possono entrare e giocare. Due anni fa l’Excelsior da progetto interno all’associazione La Strada si è trasformato in un’associazione sportiva dilettantistica a tutti gli effetti. La filosofia che ci ispira l’abbiamo definita insieme durante un percorso a cui hanno partecipato in diverse fasi tutti i componenti della squadra e alcuni nostri compagni “storici”: abbiamo scritto lo statuto scegliendo noi i valori a cui ispirarci puntando in particolare su uguaglianza, apertura, accoglienza e fair-play».

Guardando il servizio andato in onda su Rai 2, è stato affermato che la vostra squadra è probabilmente «la più perdente d’Italia». Vi ha mai scoraggiato questo “primato”?

«I numeri sembrano impietosi: due sole vittorie ufficiali in 17 campionati giocati, circa 2.500 gol subiti contro poco più di 200 realizzati, classifica chiusa sempre all’ultimo posto. Più che scoraggiarci, questi numeri ci hanno sempre dato la carica per fare meglio. E ci stiamo riuscendo: quest’anno abbiamo già vinto una partita in campionato e sabato scorso abbiamo ottenuto il primo, storico successo in una partita di Coppa Provincia, grazie al 2-1 contro il Corces. Accanto ai primati negativi ce ne sono però anche di positivi, di cui andiamo fieri. In primo luogo le 13 Coppe Disciplina conquistate nei 17 Campionati giocati: è il premio che viene assegnato alla squadra più corretta del campionato, quella che nel corso della stagione ha collezionato meno cartellini. E poi ci sono le decine di ragazzi arrivati dalle più diverse parti del mondo che negli anni abbiamo integrato in squadra: giocano o hanno giocato con noi rifugiati provenienti dagli Stati africani, giovani arrivati da Iraq, Afghanistan, Moldavia e pure dal Giappone. O ancora l’integrazione di ragazzi con altre problematiche alle spalle, ad esempio qualche piccolo handicap mentale. Nell’Excelsior sono tutti uguali, con gli stessi diritti e gli stessi doveri».

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Quale è stata la risposta dei vari giocatori al sistema del “minutometro”?

«E’ un sistema al quale bisogna certamente abituarsi, ma che una volta compreso accettano tutti. In linea di massima tutti hanno diritto a giocare lo stesso numero di minuti dei propri compagni. In pratica influiscono anche altri fattori, come la frequenza agli allenamenti o la disponibilità alla partita di compagni che possono ricoprire i diversi ruoli. Tutti però sanno di essere titolari e che se si impegnano agli allenamenti, a prescindere dalle loro qualità tecniche saranno impiegati in partita».

Il vostro metodo mette sicuramente in primo piano i valori cardine dello sport. Lo consigliereste ad altre società anche di differenti categorie?

«Non solo lo consiglieremmo ad altri, ma uno dei nostri obiettivi è fare in modo che sempre più squadre lo adottino. Una nostra storia di successo è quella del terzo tempo: due anni fa abbiamo iniziato a invitare i nostri avversari a fermarsi con noi dopo la partita mangiando insieme un panino e una bibita. L’iniziativa è sempre stata accolta con grande piacere e ora capita anche a noi di essere invitati dai nostri avversari quando giochiamo in trasferta».

Avete in cantiere un progetto simile per settori giovanili?

«Un progetto già esistente ispirato ai nostri valori è Mini-Excelsior: si rivolge ai bambini e sostanzialmente ripropone un  modello molto simile a quello della squadra dei “grandi”. Attualmente però non viene gestito direttamente da noi, ma dall’associazione La Strada. L’idea del nostro direttivo, formato tra l’altro in gran parte da ragazzi che fanno parte della squadra anche come calciatori, è di arrivare, nei prossimi anni, ad allargare l’attività al settore giovanile e anche ad altri sport. Per farlo, servono però risorse sia umane che finanziarie di cui oggi ancora non disponiamo. Ma ogni aiuto in questa direzione è ben accetto, chi volesse sostenerci può contattarci quando vuole».

Un esempio di squadra a 360 gradi, fondata sui valori di uguaglianza e genuina passione sportiva, l’Excelsior e i suoi ragazzi meritano tutto il sostegno possibile per raggiungere i propri obiettivi e per mandare avanti il proprio progetto, finora unico nel panorama italiano e per questo ancora più coraggioso e ammirevole. Per eventuali informazioni l’indirizzo a cui rivolgersi è gsexcelsior@libero.it.


 

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