Marie Curie e la straordinaria scoperta del radio

Da Inchiostro Virtuale

Di Cristina StecchiniQualche mattina fa, mentre era in corso la nostra solita caotica colazione, il telegiornale elencava notizie che passavano praticamente inascoltate. Il mio ascolto selettivo, però, entrò in funzione quando colsi nel trambusto la frase: È la terza donna a ricevere il premio Nobel, prima di lei l’ottenne una ricercatrice nel 1963.

Calma, un attimo! Il mio cervello si riattivò velocemente e in un momento mi ritrovai a fare due rapidi conti. Se Mrs X – ignoravo persino il nome della persona citata durante la notizia – era solo la terza donna a vincere il Nobel in quella materia – di quale materia si trattasse era un altro dettaglio passato inascoltato – e colei che l’aveva preceduta lo aveva vinto nel 1963, voleva dire che probabilmente stavano parlando del Nobel in fisica e che la prima, non citata nel servizio, non poteva essere che lei.

I nobel per la fisica. Per dovere di cronaca la notizia che avevo sentito, e che mi aveva così inaspettatamente riempito d’entusiasmo, riguardava la professoressa Donna Strickland che, ai primi di ottobre di quest’anno, ha vinto il nobel insieme ad altri due colleghi, per le invenzioni rivoluzionarie nel campo della fisica dei laser. Prima di lei, nel 1963, lo vinse Maria Goeppert-Mayer assieme a J. Hans D. Jensen, per aver proposto il modello a guscio (shell) del nucleo atomico. Non sono in grado di spiegare gli straordinari progressi scientifici intrapresi da queste eminenti scienziate, ma vi racconterò ciò che fece lei e di come le sue scoperte abbiano cambiato la nostra vita.

La mia eroina d’infanzia. Non so dirvi per quale ragione, ma la storia di questa donna mi ha sempre affascinata. Così, mentre i miei compagni preparavano tesine (o, meglio, ai miei tempi si chiamavano ricerche) sul ciclo dell’acqua o sui mammiferi, io per l’esame di quinta elementare portai Maria Curie e la scoperta del radio. Passai ovviamente per fanatica, ma poco mi importava. Marie Curie aveva avuto una storia e dei successi che, ai miei occhi di bambina, la collocavano a tutti gli effetti nell’Olimpo delle principesse Disney.

Marie Curie: i primi anni. Nata a Varsavia, nel 1867, Marie Curie era l’ultima di cinque figli e studiò da autodidatta assieme al padre, insegnante di matematica e fisica. Nella Polonia della seconda metà dell’Ottocento, controllata dalla Russia, era quasi impossibile – per una ragazza – accedere ad un’istruzione superiore.

Le morti ravvicinate della mamma e della sorella maggiore, a causa del tifo, la segneranno profondamente e la legheranno in maniera indissolubile con la sorella Bronya, di tre anni più grande, con la quale trascorrerà tutta la sua vita. Le sorelle decisero così di prendersi cura l’una dell’altra e, proprio per mantenere gli studi alla sorella, Marie lavorò alcuni anni come governante. Solo a 24 anni poté finalmente riprendere gli studi, raggiungendo la sorella a Parigi ed iscrivendosi alla Sorbona.

Gli studi a Parigi. La scelta di studiare a Parigi fu quasi obbligata, visto che all’ateneo di Varsavia le donne non erano ammesse. L’idea era quella di laurearsi per poi tornare in Polonia a fare l’insegnante; per questo Marie si impegnò con tutte le sue forze nello studio. Quando non era all’università viveva in un misero appartamento del quartiere latino. La casa era fredda e senza riscaldamento. Marie si nutriva di frutta, pane, cioccolata, ma il suo impegno la ripagò ed in tre anni si laureò in matematica e fisica.

Il magnetico Pierre. Grazie al suo impegno, Marie riuscì ad ottenere una borsa di studio per tracciare le proprietà magnetiche dei vari metalli. Il materiale che le serviva per i suoi esperimenti però era ingombrante, così qualcuno le suggerì di rivolgersi a Pierre Curie, fisico esperto che si guadagnava da vivere come capo di laboratorio della Scuola di Fisica e Chimica industriale di Parigi.

Pierre era un tipo strano, più interessato alla ricerca che ai titoli e alla mondanità; insieme al fratello aveva scoperto il piezoelettrico, cioè il potenziale elettrico che si sprigiona comprimendo i cristalli, consentendo a noi, oggi, di accendere il piano cottura con un tasto. Inutile dire che quest’incontro cambiò la vita di entrambi.

Marie_in-biciclettaGli sposini Pierre e Marie Curie. Pierre ebbe il suo bel daffare a far capitolare Marie, che, da donna di carattere qual era, non aveva alcuna intenzione di lasciare che l’amore per un uomo cambiasse i suoi piani. Solo l’affermazione di Pierre di volerla seguire anche a Varsavia, ottenne l’effetto sperato e così i due convolarono a nozze nel 1895 a Sceaux. Come dono di nozze ricevettero due biciclette, con le quali viaggiarono per l’Europa nei tre mesi successivi.

Vita di coppia, tra figli ed esperimenti. Il loro menage familiare fu un classico delle giovani coppie: entrambi amanti della solitudine, passavano le giornate chiusi in laboratorio e conducevano una vita di lavoro in simbiosi.
Fu così che nel 1897 nacque Irene, la cui crescita venne seguita segnando scrupolosamente ogni dato e ogni progresso.

Già da un anno Marie Curie si era concentrata sullo studio della fosforescenza nei sali di uranio, quindi lasciò la cura della bambina al nonno paterno e tornò a tuffarsi nel suo lavoro. Effettuò l’analisi utilizzando l’elettrometro, strumento messo a punto da Pierre capace di misurare le correnti elettriche deboli e grazie al quale arrivò alla conclusione che ad emettere radiazioni fosse una proprietà atomica dell’elemento uranio  – la radioattività – immutabile chimicamente. Questa ipotesi portò alla deduzione che l’atomo non potesse essere indivisibile, smontando così d’un colpo secoli di convinzioni.

La pechblenda. Grazie a queste misurazioni i Curie scoprirono che anche i composti dell’uranio erano radioattivi. Si concentrarono in particolar modo sulla pechblenda, un minerale da tempo noto ai minatori tedeschi, che risultava essere più radioattivo di quanto ci si sarebbe aspettato, in base alle quantità di uranio e torio in esso contenute. Questo indicava chiaramente la presenza di un altro componente radioattivo ancora sconosciuto.

Analizzarono così tonnellate di pechblenda, riuscendo, nel luglio del 1898, ad isolare una piccola particella di un nuovo elemento trecento volte più radioattivo dell’uranio a cui venne dato il nome di Polonio. A dicembre dello stesso anno venne annunciata la scoperta di una sostanza «novecento volte più radioattiva dell’uranio»: avevano scoperto il Radio. Continua a leggere su Inchiostro Virtuale…

 

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