Harakiri Italvolley in Giappone

Di Federico Mazzara – Per un’Italia calcistica che sprofonda, un’altra, quella del volley, che quasi troneggia. Dopo il mondiale quasi perfetto della Nazionale maschile sino alle final six, ieri le azzurre di Mazzanti arrivano ad un tiro di schioppo dall’oro alla coppa del mondo in Giappone, tradite da un calo di concentrazione nel finale del tie-break (25-21, 14-25, 25-23, 19-25, 12-15) .

nazionale_volley_mondiale2018A sbarrare la strada, in entrambi i casi, la Serbia. Un match equilibrato, con le azzurre forse un po’ arrendevoli nei set persi prima di quello decisivo. Serbia oggettivamente più forte con una Boskov folgorata da talento sovrumano. L’Italvolley cade sul più bello dopo essere stata rullo compressore durante il cammino: una sola sconfitta proprio contro la Serbia (1-3) nel gironcino della final six e solo quattro set persi nelle prime due fasi. Per il resto, primo posto sia nel primo girone di qualificazione con Cina, Turchia, Bulgaria, Canada e Cuba, che nel secondo maxi girone a 8.

Vittoria finale che sfuma e che manca in bacheca dal 2002. Tante le note positive nonostante la sconfitta: l’età media della squadra si aggira attorno ai 23 anni, facendo i dovuti scongiuri si prospetta una decade feconda. Tasso tecnico indiscutibile, ne sono la prova i quattro premi individuali ricevuti. Monica De Gennaro, veterana della squadra, premiata come miglior libero del torneo. Ofelia Malinov miglior alzatrice. Paola Egonu, a punto anche solo decidendolo, eletta migliore oppositore. Miriam Sylla, geni ivoriani e origini palermitane, migliore schiacciatrice. Per lei, una rivincita tanto attesa dopo la squalifica per doping del 2016, da cui è stata però successivamente assolta, ed una ricompensa ad un percorso biografico parecchio tortuoso. Il padre, ivoriano, arrivato in Italia, aveva inizialmente cercato fortuna a Bergamo, salvo poi divenire senzatetto, e rischiando l’assideramento.

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Terminata la degenza, decise di stabilirsi a Palermo, e lì raggiunto dalla moglie. Qui è nata Miriam, molto legata ai ‘nonni adottivi’ Paolo e Maria, la coppia presso cui i genitori lavoravano. Successivamente, ritrasferitasi in Lombardia con la famiglia, la pallavolista muove i primi passi nel settore giovanile del Grenta. Da lì l’ascesa. Traiettoria simile per Paola Egonu: ottenuta la cittadinanza italiana a 14 anni, cioè riuscendo il padre ad ottenere il passaporto, inizia a militare nel Club Italia e con la stessa squadra esordisce in A1 nel 2015, a 17 anni. Punto forte la schiacciata, al punto forse da abusarne anche in situazioni avverse. Le statistiche però stanno dalla sua parte: in due anni ha fatto incetta di record tanto in A1 quanto in ambito internazionale. In Italia detiene sia il record di punti in partita, 46, che quelli totali in una stagione 553. In semifinale contro la Cina (partita vinta 3-2), la Egonu mettendo a segno 46 punti ha stabilito lo stesso record in un campionato mondiale.

Entrambe, le italo-africane, punte di diamante di una generazione di baby boomers, che, come accennato, in futuro potrà raggiungere vette inesplorate. Prendano taccuino e penna i settori giovanili delle società di calcio, sempre meno fucine di talenti incisivi. L’Italia della frittatona di cipolle, e del tifo indiavolato (cit.) ne ha bisogno.


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