Rivolte culinarie: le Cuoche Combattenti contro la violenza di genere

Di Beatrice Raffagnino – Lo scrittore statunitense Mark Twain affermava che i due giorni più importanti nella vita di ognuno di noi sono quello in cui nasciamo e quello in cui scopriamo il perché.

Nicoletta Cosentino il suo perché l’ha scoperto al termine di 18 anni di lungo sonno matrimoniale quando, anche grazie al supporto della sorella, ha deciso di intraprendere un percorso di assistenza legale e psicologica all’interno del centro antiviolenza Le Onde Onlus.

Qui in particolare ha potuto frequentare uno stage formativo di sei mesi presso l’azienda I peccatucci di Mamma Andrea, al termine del quale ha finalmente ritrovato l’entusiasmo e la gioia di vivere.

«È stato fondamentale», mi spiega, «per chi come me aveva perso fiducia in se stessa capire di essere ancora in grado di produrre qualcosa di buono anche se  così semplice. L’idea di poter vivere di ciò che facevo senza dover più dipendere da nessun altro ha poi avuto sulla mia autostima un impatto fortemente positivo». Questa ritrovata consapevolezza di sé unita alla comprensione di ciò che aveva subito ha instillato in Nicoletta il desiderio di condividere con altre donne dal medesimo vissuto tutto ciò che aveva imparato.

Il silenzio, sostiene la cuoca, è il più grande alleato di ogni forma di violenza, specialmente se di tipo psicologico. Questa spesso si maschera, si presenta come una buona intenzione procurando invece effetti devastanti.

Si manifesta come romanticheria, protezione e invece si attua come controllo, possessività, e passa inevitabilmente dallo svilire e denigrare chi non sempre è in grado di percepire l’abuso.

Proprio al fine di far luce su questi fenomeni e di prospettare alle vittime una possibile alternativa al loro difficile presente esattamente un anno fa è stato avviato il progetto di imprenditoria sociale Cuoche Combattenti affiancato dall’incubatore NEPT.

I primi passi sono stati quelli della costituzione dell’omonima associazione e del lancio di una campagna di crowdfunding a ricompensa.

A partire da soli venti euro le cuoche hanno cucinato passate di pomodoro, marmellate di cipolle rosse, gelatine di mandarino, vendendo poi i prodotti del loro lavoro e del loro coraggio sui social e durante eventi di presentazione e autofinanziamento.

L’obiettivo nell’immediato è la realizzazione di un laboratorio di trasformazione artigianale che consenta di affrancarsi dalla necessità di utilizzare le cucine messe a disposizione da associazione e ristoranti sensibili all’iniziativa.

I prodotti, preparati con materie prime a chilometro zero che valorizzano il nostro territorio, sono contenuti in barattoli decorati con le cosiddette etichette antiviolenza. Queste riportano, oltre al logo delle Cuoche, alcune frasi che svelano gli abusi o smontano stereotipi di genere.

“Tu  vali e sei libera… sempre!”, “Amati tanto e fatti rispettare”, “Sei bella così…con tutta la tua ciccia!!”, urlano le conserve ai loro acquirenti perché nessuno possa mai dimenticare che la vera forza delle parole non sta nel livello di sofferenza che sono in grado di infliggere, ma nel livello di sostegno che riescono a dare.


 

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