Diario di una recluta, ritorno alla vita civile

Di Marco Tronci – La vita di reparto di F.P. scorre via più tranquillamente rispetto al periodo intenso del RAV; gli orari e le consegne sono inseriti in un contesto chiaramente più flessibile, caratterizzato da rapporti improntati al rispetto reciproco, sia tra commilitoni che lungo la scala gerarchica.

9. L'ISTRUTTORE DA LE ULTIME INDICAZIONI PRIMA DELL'ESERCITAZIONE«Dopo la promozione al grado di Caporale e un paio di settimane di ambientamento al 28° Tucano, tocca riprendere confidenza con l’addestramento e con i poligoni di tiro. Il secondo blocco 2009 è infatti il primo scaglione di VFP1 a sperimentare il cosiddetto “Modulo K“, un corso specifico per fucilieri-assaltatori dalla durata di otto settimane. Dal 14 settembre al 6 novembre ecco quindi un ulteriore periodo di intensa attività fisica, di marcia col fucile in caccia e soprattutto di sbalzi e assalti di squadra.

Esaurita questa fase, si torna alla “normalità” di un reparto, quello dell’AVES (Aviazione dell’Esercito), a metà tra Esercito e Aeronautica, in cui la routine quotidiana è scandita dai servizi di supporto logistico agli elicotteri in dotazione (Corvée, CTA, Guardie). Viterbo e il 28° Tucano diventano, settimana dopo settimana, la mia seconda casa e la mia seconda famiglia. Al di là della caratterizzazione militare dell’esperienza, la quei mesi a cavallo tra il 2009 e il 2010 mi hanno formato parecchio, insegnandomi tanto in termini di autonomia di scelte e di indipendenza personale.

La paga che guadagnavamo era superiore ai 900 euro mensili e personalmente l’ho sempre ritenuta più che sufficiente alle esigenze di un ragazzo appena ventenne, soprattutto in considerazione del fatto che eravamo “accasermati” e quindi i costi di vitto e alloggio potevamo consapevolmente ridurli o azzerarli del tutto. Dicono che l’ambiente e la vita militare ti autino a crescere, ti insegnino a essere “inquadrato”, ti educhino al rispetto dei ruoli, ti spronino alle responsabilità. Probabilmente ciascuno li vive sulla base delle proprie attitudini e li valuta alla luce delle proprie caratteristiche. Personalmente quei mesi hanno rappresentato la mia prima vera esperienza fuori di casa e lontano dagli affetti (e dalle comodità) familiari, nonché il mio primo lavoro con la conseguente indipendenza economica.

Corso-di-Preparzione-al-Concorso-VFP1Dopo la licenza per le festività natalizie è tempo di mettersi a studiare, dato che si avvicina prepotentemente la fase dei concorsi per gli sviluppi di carriera. Il 4 febbraio 2010 a Foligno c’è il test di cultura generale per il concorso da VFP4, cioè il proseguimento di cartiera più naturale all’interno delle Forze Armate. Le tante ore passate a memorizzare la banca dati e il mio background culturale mi consentono di superare agevolmente – con 90/100 – il primo ostacolo e di passare quindi alle prove fisico-attitudinali. Purtroppo questo secondo ostacolo risulta ahimè insormontabile e tale esito negativo condiziona parecchie delle mie scelte e considerazioni circa la prospettiva di carriera militare. Delusione a parte, occorre comunque restare ligi al dovere e onorare con serietà e disciplina l’ultima parte del contratto da VFP1. Tra i servizi del reparto e le incombenze dell’ufficio amministrazione del comando Aves cui ero stato assegnato, la mia esperienza lavorativa giunge così a metà maggio. Gli ultimi giorni di licenza maturati e la decisione di non accettare la rafferma annuale mi portano al 25 maggio 2010, altra data fondamentale dall’intero percorso da volontario.

Congedarsi o accettare di continuare per un altro anno, mantenendo lo status da VFP1, sempre nell’Esercito e all’interno dello stesso reparto? Sono stati giorni di attenta riflessione e di profonde valutazioni, ma alla fine è prevalsa in me la volontà di chiudere quel rapporto di lavoro. Credo di aver dato tutto ciò che potevo in termini di passione e dedizione, da Capua a Viterbo, dal RAV al 28° Tucano. Il mio giudizio complessivo dell’anno da VFP1 resta molto positivo, al netto delle considerazioni che mi hanno spinto a congedarmi, rifiutando la rafferma. Difficilmente dimenticherò le emozioni vissute nei dodici mesi di caserma, le tante ore di sacrifici fisici durante i periodi di addestramento e le diverse “storie di vita” presenti dietro ciascuna delle persone conosciute (camerati o superiori).

Sono trascorsi più di nove anni dal mio incorporamento a Capua e più di otto dal mio congedo a Viterbo. Sono orgoglioso di aver fatto questa esperienza e sebbene la vita militare abbia rappresentato soltanto una breve parentesi, ritengo che essa mi abbia dato davvero tanto, plasmando alcuni aspetti del mio carattere. Lo spot pubblicitario che ai tempi promuoveva l’arruolamento come volontario diceva: “Un anno da VFP1 ti aiuterà a crescere, dandoti la possibilità di scegliere chi sarai!”; per quello che ho provato nel mio anno mi sento di dire che non era soltanto una banale propaganda!».


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