Una vita tra i libri: ritratto di Inge Schonthal Feltrinelli

Di Alessandra Fazio Inge Feltrinelli: un nome che racchiude in sé un’infinità di cose. Editoria, giornalismo, fotografia, ma sopra ogni cosa racconti di vita, scatti che immortalano momenti e fanno emergere le storie di coloro che, più o meno noti, hanno lasciato un segno profondo nella sua Anima e nell’Anima di coloro che hanno compreso e condiviso, fino alla fine, il suo lavoro, e il lavoro di coloro che la stessa ha pubblicizzato.

Inge, soprannominata The Queen of Publishing, proprio per il ruolo che ha rivestito nel contesto editoriale, e non solo, nazionale ed internazionale, è stata una grande donna, carismatica, imponente; una donna di vecchio stampo legata ai valori tradizionali della vita.

Classe 1930, nata in Germania da padre di origini ebraiche e madre luterana, per sopravvivere alle privazioni post guerra inizia a fare la fotoreporter, professione che le porterà una certa fama, immortalando personaggi del calibro di Ernest Hemingway, Greta Garbo, Picasso, Kennedy.

A 28 anni conosce ad un party a New York GianGiacomo Feltrinelli fondatore dell’omonima casa editrice, e lo sposa nel 1959 in Messico. L’unico uomo che amò davvero, nonostante le siano stati, erroneamente, attribuiti diversi flirt con uomini importanti e famosi; flirt che la stessa ha smentito pubblicamente in diverse interviste. Alla morte del marito prese in mano le redini della casa editrice. E il 20 Settembre scorso ci ha lasciati anche lei.

Inge era convinta che i libri e la scrittura potessero cambiare il mondo; che rappresentare la realtà attraverso le pagine di un libro potesse essere fonte d’ispirazione per tutti coloro che vi si avvicinavano con interesse, credendo nella necessità di guardare oltre la propria vita, e di farlo mettendosi a confronto con le vite altrui, raccontate in quelle stesse pagine; con i personaggi protagonisti di storie incredibili, ma talmente comuni da potersi rispecchiare in essi, con la diversità dell’essere, la diversità culturale, la stessa diversità espressiva. Era convinta che i libri e la conoscenza fossero tutto, e che da quel tutto discendessero talmente tante cose in grado di condurre l’uomo ad una differente percezione di sé stesso e di ciò che lo circonda.

Inge ci credeva fermamente. Ci ha creduto nell’attimo in cui abbandonò la sua passione, la fotografia, per dedicarsi all’editoria e continuò a crederci fino alla fine, fino all’ultimo respiro. Ci lascia un grande insegnamento: non perdere mai la speranza che la cultura possa cambiare la società, che l’uomo possa cambiare se stesso migliorandosi, evolvendosi attraverso un confronto generato e reso possibile, anche se non solo, dalla lettura, dalle parole, dal significato profondo che ciascuno di noi ripone in esse; di credere nelle proprie possibilità e di non arrendersi dinnanzi al nulla; di costruire un mondo nuovo partendo dalle basi, da quelle basi che solo la conoscenza può fornire.


 

 

 

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