La Grecia, figlia di Troika

Di Vincenzo Mignano – Dopo aver ricevuto circa 289 miliardi di euro in prestiti dalla Troika – composta dall’Unione Europea (UE), dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dalla Banca Centrale Europea (BCE) –, il Paese ellenico si ritrova, oggi, a fronteggiare le drastiche conseguenze dovute ad una politica di condizionalità economica molto rigida, unita alla richiesta, da parte dei creditori internazionali, di misure strutturali di austerità. La scelta di subordinare la concessione di aiuti finanziari all’adozione di tali misure (come già sottolineato), ha determinato una netta ingerenza internazionale nell’ambito della sovranità greca, sfruttando, quale breccia, l’insostenibilità del debito ellenico.

Sebbene la Grecia abbia beneficiato di tre programmi di aiuti – nel 2010, nel 2012 e nel 2015 – e la sua economia, dal 2017, abbia dato segni di timida crescita, il Prodotto interno lordo (Pil) del Paese è rimasto elevato e la disoccupazione, seppur diminuita, ha raggiunto il 20% – un quinto della forza lavoro e due quinti dei giovani – contro una media dell’8,3% nell’Eurozona. I dati riportati potrebbero, come si intende pacificamente, rappresentare un monito per la fiducia dei creditori sulla solidità – alquanto fragile – delle finanze pubbliche dello Stato ellenico; fiducia, questa, che verrebbe facilmente compromessa da diversi fattori, come la nuova bufera che, con molta probabilità, si abbatterà sui mercati a causa della crisi che la lira turca sta affrontando.

greece-financial-crisis-20202249jpg-bc913c85a5e040a5Secondo quanto riportato dal The Economist, la pressione fiscale greca è la più alta presente all’interno dell’UE: nello specifico, le misure strutturali – che sono state adottate al fine di poter ricevere gli aiuti finanziari – hanno condotto ad un taglio della spesa pubblica, con conseguente restrizione di ogni forma di politica sociale – ed innalzamento della soglia di esenzione d’imposta ad un livello superiore rispetto allo stipendio medio dei lavoratori del settore privato – e con un sistema bancario che, ancora, si trova in difficoltà, soprattutto con riguardo ai prestiti esistenti.

Accanto alle conseguenze poc’anzi descritte, frutto della rigida condizionalità economica sottesa agli aiuti finanziari erogati, vanno aggiunte, tuttavia, anche le politiche di bilancio poco virtuose condotte dallo Stato ellenico nel periodo precedente la crisi, le quali hanno, anch’esse, contribuito al crollo finanziario del Paese e a determinare la maggior violenza con cui la stessa crisi economica del biennio 2007-2008 ha colpito la Grecia rispetto agli altri Stati europei. Il modello economico ellenico, infatti, con le sue caratteristiche, ha determinato una forte perdita di competitività del Paese, all’interno dell’Eurozona, principalmente legata allo sbilanciamento che vi era tra il costo del lavoro – troppo elevato – e la produttività.

junckerStando, tuttavia, a quanto riportato dall’FMI nel Country Report n° 18/248, la Grecia ha iniziato a crescere, rendendo stabile la sua economia. Le fatiche affrontante negli otto anni di austerità e i risultati ottenuti – come l’eliminazione degli squilibri macroeconomici – hanno permesso allo Stato ellenico di ricevere il pieno riconoscimento del suo operato da parte dei creditori internazionali ed europei, comportando l’erogazione di un prestito finale, nell’ambito del programma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), ed una riduzione supplementare del debito. Lo stesso Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, in un suo comunicato, ha dichiarato che si tratta di un «momento importante per la Grecia e l’Europa” e che “se i loro partner europei hanno dimostrato la loro solidarietà, i cittadini greci hanno risposto a ogni sfida con coraggio e determinazione».

Nonostante il velo di fiducia che aleggia sulle sorti della Grecia, i dubbi e le criticità di natura economico-finanziaria permangono. Il caso greco rappresenta il risultato di come la dinamica di una politica di salvataggio troppo rigida – caratterizzata dal rapporto condizionalità-austerità e volta all’elusione, tramite l’azione in ambito internazionale, dei divieti previsti dai Trattati istitutivi dell’UE in materia finanziaria – non sia la strada migliore da percorrere. Concedere prestiti ad uno Stato per pagare altri prestiti sembrerebbe essere, da quanto si deduce dall’analisi condotta, controproducente o. comunque, non pienamente efficace.

Una dilazione dei termini di pagamento, tassi di interessi più agevoli per un Paese a rischio insolvenza ed una ristrutturazione ad hoc dell’economia nazionale parrebbero, invece, essere soluzioni più favorevoli, tenendo presente che, ancora oggi, il processo di integrazione economica dell’UE non può dirsi pienamente attuato – viste le enormi lacune sorte in materia di politica sociale – e che sussistono dei forti squilibri finanziari tra gli Stati membri dell’Unione.


Bibliografia

The Economist, “Greece exits its bail-out programme, but its marathon has further to go” – Fondo Monetario Internazionale, Country Report n° 18/248 – Giuliana Ferraino, “La Grecia esce dal programma di aiuti: addio alla troika dopo 8 anni di crisi”

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