La crisi libica e il ruolo dell’Italia

Di Antinea Pasta – In Libia il debole cessate il fuoco concordato sotto l’egida dell’Onu continua a reggere ma la situazione del paese rimane caotica. Il governo di Tripoli, ormai debolissimo, rimane sotto l’attacco delle milizie e dell’uomo forte della Cirenaica, il generale Kalifa Haftar.

Non è facile districarsi nel pantano sviluppatosi dopo la caduta di Gheddafi, ma per comprendere gli scontri scoppiati a Tripoli il 27 agosto è necessario fare riferimento alle principali forze in campo: da un lato governo di accordo nazionale guidato dal primo ministro Fayez al Serraj, dall’altro due delle principali milizie presenti sul territorio: la Settima Brigata, originaria della città di Tarhuna a sud est di Tripoli, e la Revolutionaries Brigade. image4-kdsC-U3020921938148W4F-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Il gruppo principale è la Settima Brigata, che fa capo alle tribù leali all’ex regime di Gheddafi, il cui obiettivo dichiarato è di «liberare Tripoli dalle milizie corrotte che usano la loro influenza per accaparrarsi grandi somme di denaro a discapito dei cittadini». I motivi sottesi probabilmente sono meno nobili e riguardano la volontà dei gruppi armati marginalizzati di spartirsi in maniera più equa la torta dei fondi governativi che derivano dagli introiti petroliferi.

Wo-10-SEP-HaftarOltre allo scontro tra milizie, che ha dimostrato per l’ennesima volta la debolezza del governo di accordo nazionale, l’altro grande nemico è il generale Kalifa Haftar, che controlla tutta la parte orientale della Libia e che adesso è orientato alla conquista di Tripoli. Infatti, se il governo Sarraj è quello ufficialmente sostenuto dalla comunità internazionale, Haftar gode di sponsor molto più motivati: Egitto, Francia, Russia ed Emirati. Nei fatti, l’unico paese che invece ha puntato tutto su Sarraj è proprio l’Italia, con il quale prima Renzi, poi Gentiloni e adesso Conte hanno interloquito per garantire il contrasto ai traffici di migranti e per curare gli interessi economici legati al gas e al petrolio in un rapporto sulla carta privilegiato tra i due paesi sulle sponde opposte del Mediterraneo.

2017072502715310314-1-1030x615E proprio l’Italia, che in questi anni aveva abdicato a ruolo guida nella risoluzione della crisi libica, necessita di trovare una soluzione prima che il Presidente Macron si faccia più risoluto nel sostegno ad Haftar, spingendo affinché le elezioni in Libia si tengano il prossimo 10 dicembre e dando in questo modo il via libera alle ambizioni presidenziali del generale Haftar. Il tutto chiaramente a vantaggio della Francia che rafforzerebbe la sua posizione.

Cosa può fare l’Italia per tornare a giocare un ruolo di primo piano nel complesso scacchiere libico? Secondo i principali commentatori è necessario innanzitutto tornare a dialogare anche con il governo di Tobruk e trasformare i principali attori militari in politici. Ovvero ripensare il ruolo delle milizie e veicolare le loro istanze al tavolo delle trattative. Del resto sono loro ad avere il vero controllo delle diverse zone del paese e relegarli ai margini rende ogni possibile accordo privo di basi solide. La prima occasione buona per l’Italia è rappresentata dal vertice che si terrà a novembre in Sicilia, che vedrà tutte le parti in causa confrontarsi per una stabilizzazione duratura della Libia. Vedremo se il governo italiano sarà in grado di coglierla.


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