Liberi di non esserlo. La democrazia messa alla prova

Di Martina Costa – La libertà è uno status, una condizione, un privilegio di cui probabilmente nessuno gode ma che tutti noi fingiamo di avere. È un bene, un’arma e allo stesso tempo uno scudo.

Promotrice della libertà e dell’uguaglianza nella politica è stata la democrazia. Da tanti studiata, inneggiata e auspicata, e sotto il cui nome tante le guerre e le rivolte condotte.

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Alexis Tocqueville

Alexis Tocqueville, filosofo e politico francese, non si limitò a scriverne i vantaggi e le garanzie che si porta dietro, ma ne analizzò i limiti e le potenziali minacce. Tocqueville approfondì la società statunitense del XX secolo e, affermando quanto la democrazia rappresenti l’esito necessario di secoli di lotte e ineguaglianze sociali, ne catturò un aspetto che oggi sembra essere quanto mai galoppante.

Al processo di democratizzazione della società, segue un andamento di uniformazione in cui gli estremi si smussano e il conformismo diventa quasi necessario. In questo contesto sorge una forma peculiare di dispotismo, mite e infimo. Immersi nei problemi di tutti i giorni (casa, lavoro, macchina e social) e indifferenti alle problematiche lontane da casa nostra, la presenza di un potere forte e tutelare a cui delegare interamente le nostre decisioni, appare plausibile se non auspicabile. Una volta che ci siamo volontariamente esonerati da ogni responsabilità sociale, i detentori di questo potere, che liberamente abbiamo votato in pubbliche elezioni, diventano i garanti dei nostri diritti e decisori delle nostre sorti. Questo, che Tocqueville chiama dittatura della maggioranza, comporta quindi una spoliticizzazione della società.

Alienati e allineati, diventiamo delle pedine in preda al panico (quando richiesto) o all’indifferenza umana, quando, per esempio, di fronte a migliaia di morti in mare, la sola cosa che riusciamo a dire è aiutiamoli a casa loro.

La spoliticizzazione della società, insieme alla costruzione socio politica dei fenomeni, ci porta ad un potenziale alienamento e allineamento del nostro essere homo politicus.

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Stuart Mill

Stuart Mill continuò l’analisi, parlando ora di tirannia della maggioranza, come una delle forme di pressione e oppressione politica più potente e infima. Esercitata dalla forza dell’opinione pubblica, che esalta l’individualismo a regola suprema, la tirannia della maggioranza produce una mediocrità collettiva che conduce a tendenze conformistiche e che fa leva su meccanismi di trasformazione di fenomeni sociali in realtà naturali.

Secondo le teorie del costruttivismo l’uomo agisce nei confronti delle cose sulla base di costruzioni sociali. Il mondo sociale è quindi costruito da relazioni intersoggettive in grado di dare significato alla realtà, che non può quindi definirsi oggettiva e sempre valida. I fatti sociali sono riconosciuti validi solo nella misura in cui vengono accettati e condivisi dalla società. Dal momento che possono esistere diverse interpretazioni di una stessa attività, la vera essenza del potere diventa allora la capacità di creare e fissare i significati di fatti sociali.

E allora parliamo di guerra pacifista e bomba umanitaria. Di famiglia naturale e di devianza omosessuale. Di islam radicale e di un unico credo. Di stupro cercato e uomo più virile. Di donne casalinghe e diversificazione dei salari. Di razza bianca e confini nazionali. Di prima gli italiani e sicurezza nazionale. Di migrante irregolare, clandestino e criminale. Di retate, fucilate e manganellate.

La spoliticizzazione della società e la manipolazione linguistica dei fenomeni sociali, portano a un appiattimento delle menti e delle coscienze e ad una indifferenza umana verso problematiche globali. Ma in fondo si sa, siamo donne e uomini liberi. Liberi di non esserlo. Liberi di credere o di creare. Liberi di essere o di avere, di indignarsi o alienarsi, di ignorare o lottare.


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