Ahed Tamimi ritrova la libertà

Di Sarra Jouini – Ahed Tamimi, nuova icona e simbolo della resistenza palestinese, è stata rilasciata dopo aver scontato otto mesi di prigionia nel carcere israeliano di Hasharon.

La storia di questa giovane attivista, che da tempo è impegnata in una lotta contro le forze occupanti, si inserisce in un contesto infuocato; fatto di controlli e di raid notturni contro la popolazione. Nata e cresciuta in un villaggio della Cisgiordania, Nabi Saleh, viene arrestata dopo aver schiaffeggiato due soldati israeliani che si erano presentati nella sua abitazione e il video che riprende questa scena, diventato ben presto virale, viene filmato e diffuso dalla madre della giovane, Nariman Tamimi.

Ahed, durante il periodo di detenzione, ha spiegato le motivazioni che l’hanno spinta a schiaffeggiare i due soldati; la sua reazione, infatti, era legata ad una serie di avvenimenti accaduti in concomitanza tra loro, come le proteste contro la decisione presa dal presidente americano, Donald Trump, di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme e il ferimento di suo cugino, Mohammed Tamimi, che aveva riportato gravi danni al volto dopo essere stato colpito da pallottole di gomma sparate da alcuni soldati israeliani.

Arrestata il 19 dicembre del 2017 e accusata di aggressione e incitamento, accetta un patteggiamento che prevede l’ammissione della sua colpevolezza di quattro capi d’accusa su dodici e trascorre otto mesi in prigione. In carcere finiscono anche la madre Nariman, che aveva ripreso il video e la cugina Nour, colpevole di aver preso parte “all’aggressione”. Queste condanne sono state definite dall’opinione internazionale come “eccessive” e sproporzionate rispetto al fatto accaduto e anche  Amnesty International, da sempre impegnata nella tutela dei diritti dei bambini palestinesi, ha affermato attraverso il suo portavoce, Saleh Higazi, che «il rilascio di Ahed Tamimi non deve far dimenticare le politiche discriminatorie usate dall’esercito israeliano per imprigionare i minorenni palestinesi. L’ingiusta condanna di Ahed è un esempio di come Israele ricorra all’arbitrio dei tribunali militari per punire coloro che sfidano l’occupazione e l’espansione degli insediamenti illegali, senza riguardo per la loro età».

Dopo essere stata rilasciata il 29 luglio, la giovane attivista  giunge nel suo villaggio visivamente commossa e, accolta dall’abbraccio di una grande folla, rilascia subito le sue prime dichiarazioni, sostenendo che “la resistenza continuerà finché l’occupazione non sarà stata rimossa” e che “la vera violenza è quella che compie l’occupazione israeliana che ci ruba la terra, ci imprigiona e ci nega la libertà”. Con il volto ancora provato non dimentica di ricordare le sue compagne e  sorelle conosciute in carcere e alle quali manda un messaggio di sostegno e di solidarietà.

In occasione della sua scarcerazione, l’artista Italo-olandese , Jorit Agoch, colpito  dalla determinazione e dal coraggio di questa giovane donna, realizza un murale di grandi dimensioni sul muro che separa Israele dalla Cisgiordania.

Lo sguardo ritratto della giovane si presenta forte, così come è forte la volontà di non piegarsi, di non arrendersi e di portare avanti la causa del popolo palestinese. Il soggetto scelto da Jorit non è quindi casuale; da tempo Ahed viene vista, soprattutto dai giovani, come un’eroina, un’icona capace di trasmettere un chiaro messaggio di lotta contro chi espropria e confisca le terre della Palestina.    

Lo street artist è un talento noto soprattutto nella città di Napoli, dove diversi murales portano la sua firma. Durante la realizzazione della sua opera, viene fermato a Betlemme insieme ad un suo amico per aver “imbrattato” la barriera di difesa e arrestato con l’accusa di aver “disegnato illegalmente sul muro”, così come affermato dalle autorità israeliane. Dopo 24 ore viene liberato ed espulso dallo Stato d’Israele con il divieto di accesso per almeno 10 anni.


 

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