Lo “sgambetto diabolico” della Magistratura: un prete settantenne pedofilo non va in carcere

Di Gaia Garofalo – È successo a Calenzano, in provincia di Firenze, nella tarda serata di lunedì. L’uomo che ha sorpreso il sacerdote racconta che la piccola aveva i pantaloni e la maglietta tirati giù. Il parroco, Don Paolo Glaentzer, non ha nemmeno cercato di scappare: “Ha guardato verso l’infinito e ha pianto senza cambiare espressione, mentre la bambina ha avuto un attacco di isteria”.

Glaentzer si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza aggravata su minore. Durante l’interrogatorio il parroco ha confessato al procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, di essersi appartato più di una volta con la bimba, altre tre volte negli ultimi mesi. Non solo, ha dichiarato anche di intendere il suo rapporto con la bambina come una relazione affettiva: “Saliva sulle mie ginocchia e giocava con me. Non era la prima volta, era lei a prendere l’iniziativa”.

Gli episodi sarebbero avvenuti sempre nella sua auto, durante il tragitto tra la parrocchia e la casa della bambina, sua parrocchiana, a cui lui avrebbe dato assistenza vista la situazione disagiata della famiglia; intanto emergono altri particolari proprio su quest’ultima.

La procura per i minori del tribunale di Firenze, nel gennaio scorso, aveva chiesto l’allontanamento dalla famiglia. Per lei e per gli altri due fratelli più grandi era arrivata la richiesta, ma non la decisione del giudice a riguardo. Anni fa un fratello più grande della bambina, che è ormai maggiorenne e non vive più con i genitori, ha subito abusi da parte di estranei alla famiglia. Nel 2011 padre e madre sono stati indagati dalla procura di Prato per maltrattamenti. Gli elementi raccolti non sono stati però giudicati sufficienti per sostenere l’accusa e l’inchiesta è stata archiviata.

I carabinieri di Signa con il coordinamento della Procura sono al lavoro anche per accertare se altre giovani vittime siano state molestate o abusate dal parroco.

Il sacerdote è stato sospeso dall’esercizio del ministero pastorale. «Alla diocesi di Firenze non erano mai arrivate informazioni o segnali che potessero lasciare intuire condotte deplorevoli né tanto meno comportamenti penalmente rilevanti – spiega una nota della curia dove si ricorda che don Paolo Glaentzer è ospite della diocesi e non fa parte del clero fiorentino – altrimenti la diocesi avrebbe immediatamente agito».

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Don Paolo Glaentzer

Nonostante queste accuse all’estremo della gravità, niente carcere per quest’uomo del Signore: la misura della custodia cautelare ai domiciliari, che Glaentzer sconterà nella sua abitazione in una frazione di Bagni di Lucca, è stata disposta dal gip, che ha respinto la richiesta del carcere avanzata dalla procura e ha accolto la tesi della difesa.

«La scelta degli arresti domiciliari è tecnicamente ineccepibile e ben motivata» è stato il commento di Valeria Fontana, l’avvocato pratese che difende don Glaentzer. Nella scelta hanno pesato – su di una bilancia guasta, evidentemente – l’avanzata età del prete e il fatto che sconterà gli arresti nel Lucchese, lontano dalla casa in cui la vittima vive con i fratelli e i genitori.

Don Glaentzer è stato glaciale nel raccontare quello che è accaduto lunedì sera nella sua auto con la bambina di 10 anni (saranno 11 a settembre), quasi come se «non si rendesse conto di dove si trovasse». Il parroco si giustifica anche sostenendo di essere convinto che la bambina avesse 15 anni, cosa assolutamente impossibile data la conoscenza con la famiglia da una decina di anni.

«Dal momento dell’arresto a oggi ho pensato a quanto accaduto e mi rendo conto di aver sbagliato» sono state altre parole pronunciate dal prete di fronte al gip. «È stata una mia stupidata, mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, questo lo ammetto» aggiunge.

Tutte le parole, i pensieri da fare, rimangono sopra le nervature, sotto un silenzio talmente straziante da non riuscirle a scrivere, perché non esiste giustizia proprio qui (sulla Terra) e sono dati di fatto gli orrori innegabili: la pedofilia è una malattia e Don Glaentzer sembra più preoccupato di esser stato scoperto che di averlo fatto; durante un’intervista sorride, pensa a Gesù e Maria che lo perdoneranno perché «dà una gioia incomprensibile appoggiarsi alla fede». 

Il prete accusa un male esterno sacro, utilizza vocaboli vezzeggiati come di una caviglia slogata, un ginocchio sbucciato, una sciocchezza che può capitare, ma i restanti architetti di quest’assenza di correttezza – le autorità – non affetti da alcuna malattia psichica, non hanno alcuna protezione a cui aggrapparsi.

Non c’è giustizia quando di questa piccola non è rimasto che un niente, forse un briciolo di quella che sarebbe potuta essere, quando gli adulti di questa fetta di potere sentenziano la libertà a chi ha rubato tutta una vita.

Riconoscere la garanzia della dignità e del bene umano dovrebbe essere la legittimazione di un ruolo così alto come quello della magistratura. Adesso lì, per sempre, non c’è stato nulla di questo, ma solo un grande pericolo per la tutela che scivola invisibile.


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