Campagna di Russia, 100 salme italiane fanno ritorno in Patria

Di Marco Tronci – Era l’estate del 1941 quando Benito Mussolini decise di inviare un contingente italiano sul fronte russo in supporto agli alleati tedeschi. Il tentativo di questa imponente mobilitazione – che prese il nome di operazione Barbarossa – era quello di occupare l’Unione Sovietica.

Sul fronte orientale furono inviati più di 60 mila unità appartenenti al CSIR (Corpo di spedizione italiano in Russia), 230 mila uomini dell’8ª Armata (ARMIR) – guidata dal Generale Italo Gariboldi – oltre numerosi volontari delle camicie nere.

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Truppe italiane in combattimento

La disfatta per le truppe dell’Asse era alle porte; il rigido freddo russo e la carenza di munizioni furono le principali problematiche, oltre l’equipaggiamento italiano inadatto al clima. Dopo numerosi scontri – soprattutto sul Don – e l’accerchiamento delle truppe tedesche da parte dell’Armata Rossa alle porte di Stalingrado, il contingente italiano fu costretto alla ritirata nella steppa a seguito dell’offensiva sovietica.

Molti di loro caddero prima di poter ripiegare, altri furono fatti prigionieri e deportati nei vari campi di lavoro sovietici. Un’intera generazione piegata da una folle guerra.

La spedizione si rivelò così un totale fallimento; il bilancio fra morti, feriti e dispersi era destinato a salire, raggiungendo cifre esorbitanti. Furono molte le famiglie che non videro tornare i propri cari in patria, senza avere la piena certezza del loro destino.

Tuttavia lo scorso anno un’associazione di volontari russi ha avviato le ricerche dei numerosi corpi seppelliti nelle fosse comuni in tutto il territorio russo, coadiuvate da una squadra italo-tedesca. Più di mille spoglie sono state rinvenute a Shikovo, a nord-est di Mosca, appartenenti a soldati italiani, tedeschi e ungheresi.

Lo scorso giugno cento salme sono rientrate in Italia per essere deposte nel Sacrario Militare di Cargnacco, in provincia di Udine, dove hanno ricevuto i più alti onori militari sotto le note del “Silenzio” e del “Piave”. Prima di lasciare il suolo russo, si è tenuta una messa presso la Cattedrale Cattolica dell’Immacolata Concezione di Mosca in presenza dell’ambasciatore italiano Pasquale Terraciano. 

Soltanto in sei sono stati riconosciuti; si tratta di Lino Omezzoli, classe 1910, Giuseppe Muselli, 1914, Pasquale Iorio, 1921, Pietro Ramoino, 1920, Lorenzo Scaramella, 1919, Eugenio Mazzesi, 1922. Alla cerimonia erano presenti anche le loro famiglie e quattro di queste hanno chiesto che i loro cari venissero tumultati nelle proprie tombe mentre gli altri riposeranno insieme ai loro compagni d’armi già presenti nel santuario dagli anni ’90.

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Fanti, alpini e bersaglieri scortano le salme dinanzi al santuario

Le cento salme sono state scortate da altrettanti cento militari, di età pressoché simile a quella dei caduti, come a  voler simboleggiare un legame indissolubile fra il presente e il passato, fra chi ha dato la propria vita per il Paese e chi indossa attualmente una divisa.

 

 


 

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