Diversamente identici. Meditazioni fotografiche sul rapporto fra doppio e icona

Da Inchiostro Virtuale

Di Alessandro PagniIl tradimento dell’icona. Una celebre immagine dei fratelli Alinari, spesso citata quando si mette in discussione l’attendibilità assoluta del medium fotografico, mostra due ritratti del re Vittorio Emanuele II, che convivono, per praticità e ragioni economiche, sul medesimo supporto.

«Il fotografo ha usato una lastra di grande formato per delle foto di piccole dimensioni del tipo carte de visite di pochi centimetri; per non sprecare lastre e per comodità, in pose diverse, con chassis a due aperture piccole, ha realizzato due emulsioni».

Il risultato è un dittico dove, involontariamente, sono state accostate due immagini che, a un’occhiata frettolosa e distratta, possono sembrare perfettamente identiche. In realtà una ritrae il re saldo e statuario, in atteggiamento eroico, solenne, impassibile, mentre l’altra sorprende un uomo vecchio, stanco e provato: la fronte corrugata sembra tradire una smorfia di fatica che ha ben poco di valoroso, le “borse” sotto gli occhi evidenziano il peso degli anni.

Con una semplice correzione, a conti fatti minima, il messaggio che si vuole veicolare cambia, sia per slancio che per significato. Lo stesso vale per la destinazione finale dell’immagine, per l’uso che se ne può fare.

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Ugo Mulas, L’uso della fotografia, 1969-1972

È il 1970, quando Ugo Mulas inserisce questa doppia fotografia, all’interno dello straordinario lavoro concettuale (Le verifiche), che metterà la parola fine, con la successiva dolorosa dipartita, a una carriera in cui ogni aspetto cruciale del fare fotografia, è stato indagato e sviscerato, con sensibilità davvero unica.
Ad accompagnare questo prelievo archivistico, il fotografo milanese allega un breve, importantissimo testo, che si chiude così:

«Sullo stesso portante corrono due immagini apparentemente simili, e in realtà opposte, come fossero il vero e la sua falsificazione, indici di un atteggiamento che è poi l’uso della fotografia: la storia vera, che resta negli archivi, e quella abbellita, cattivante, gradevole che viene diffusa».

La Verifica n.4 di Mulas (dal titolo L’uso della fotografia. Ai fratelli Alinari), mette a nudo la natura ambigua e instabile dell’icona (intesa nel senso più ampio possibile), nel confronto diretto con la sua apparente gemella.

Qual è il valore dell’icona fotografica quindi? Quali sono le zone d’ombra e fragilità che manifesta, una volta messa in dialogo con il proprio referente? Continua a leggere su Inchiostro Virtuale…


 

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