Il mercato unico dell’Unione Europea nell’era digitale

Di Vincenzo Mignano – Nel 2015, su proposta della Commissione europea, l’Ue ha avviato la creazione del Mercato unico digitale, con l’obiettivo di garantire, al suo interno, la libera circolazione di merci, persone, servizi, capitali e dati, e di rendere, inoltre, più agevole ed equo l’accesso ai beni e ai servizi online, indipendentemente dalla nazionalità o dalla residenza degli utenti. Tale strategia si articola in tre ambiti d’azione che presentano, quale loro comune denominatore, la necessità di dare una risposta a quella trasformazione tecnologica che, oramai, riguarda tutti i settori della vita moderna, dall’istruzione al sistema di protezione sociale.

In tal senso, la tripartizione operativa – su cui si fonda il progetto volto a rafforzare la posizione dell’Unione Europea come leader mondiale dell’economia digitale – consiste, in primo luogo, nel migliorare l’accesso dei consumatori e delle imprese ai beni online, favorendo lo sviluppo di una piattaforma digitale sempre più equa, sia per i venditori che per gli acquirenti. In secondo luogo, la strategia digitale mira a garantire un ambiente in cui le reti e i servizi online possano ampliarsi, tramite l’adeguamento delle normative vigenti alle nuove sfide tecnologiche, al fine di coadiuvare l’incremento e l’efficienza delle relative infrastrutture. In terzo luogo, il progetto in analisi si prefigge di usufruire del mondo digitale quale potenziale strumento per la crescita economica, industriale ed occupazionale, traendo tutti quei vantaggi che la digitalizzazione è in grado di offrire.

Il Mercato unico digitale ha cominciato a produrre effetti positivi già nei primi anni successivi alla sua creazione. Tra i risultati storici conseguiti vanno annoverati l’abolizione delle tariffe di roaming, la modernizzazione della protezione dei dati, la portabilità transfrontaliera dei contenuti online e l’adozione, da parte del Consiglio europeo, di un regolamento con l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli al commercio elettronico, ponendo fine alla pratica discriminatoria dei blocchi geografici ingiustificati.

La strategia, nel suo complesso, ha trovato un’ulteriore conferma durante il Vertice di Tallinn sul digitale del 29 settembre 2017, all’interno del quale si è dibattuto su nuovi progetti di innovazione digitale, al fine di assicurare all’Unione Europea un ruolo di protagonista internazionale nell’ambito delle moderne tecnologie. Tra questi interventi, è di assoluta rilevanza il Regolamento UE 2016/679, il cosiddetto General Data Protection Regulation (GDPR), relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali, nato da esigenze di certezza giuridica, armonizzazione e maggiore semplicità delle norme riguardanti il trasferimento di dati personali dall’Ue verso altre parti del mondo, come indicato dalla Commissione europea.

Stando alle stime riportate dalle istituzioni europee, oltre a favorire l’ampliamento di uno spazio comune per crescere, rafforzarsi e prevalere sui rivali internazionali, il Mercato unico digitale apporterebbe circa 415 miliardi di euro all’anno all’economia dell’Unione Europea, comporterebbe la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro e consentirebbe ai consumatori di risparmiare sino a 11,7 miliardi di euro, avendo a disposizione una più vasta gamma di beni e servizi.

Secondo quanto rilevato dall’indice di digitalizzazione dell’economia e delle società (DESI) del 2018, negli ultimi anni l’UE è riuscita ad innalzare il livello delle sue prestazioni digitali, nonostante sussistano ancora dei forti squilibri tra gli Stati membri. Se da un lato, infatti, vi sono paesi – come la Danimarca, la Svezia e la Finlandia – che siedono nel tavolo dei leader mondiali della digitalizzazione, dall’altro ve ne sono alcuni – come la Romania, l’Italia e l’Ungheria – che necessitano di migliorare drasticamente le loro prestazioni, in quanto non ancora pienamente efficienti, con la conseguenza che la competitività a livello internazionale dell’Unione Europea nel suo complesso rischierebbe di essere fortemente compromessa.

I dati contenuti nel DESI – uno strumento che controlla le prestazioni degli Stati membri in termini di connettività e competenze digitali e le attività online delle imprese e dei servizi pubblici – hanno, dunque, mostrato quanto sia urgente e necessario addivenire quanto prima al completamento del Mercato unico digitale, seguito da un aumento degli investimenti nella digitalizzazione dell’economia e della società, con l’intento di garantire ai cittadini e alle imprese un supporto valido, efficiente e concreto.

Come affermato da Mariya Gabriel, Commissaria responsabile per l’Economia e la società digitali: «Dobbiamo fare di più per contrastare la carenza di competenze digitali tra i nostri cittadini. Aumentando l’integrazione delle tecnologie digitali e la diffusione delle competenze necessarie per utilizzarle, consentiremo a cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche di diventare più autonomi e responsabili. Questa è la strada giusta per riuscire nella trasformazione digitale delle nostre società».


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