Calcio e geopolitica: l’equilibrio di potere tra interessi nazionali e globali

Di Francesco Polizzotto – Il calcio è un linguaggio universale, piace e suscita emozioni, ma soprattutto muove interessi e denari. Grazie al suo successo globale, la Fifa – l’istituzione che ne sovraintende l’attività internazionale – è riuscita ad affermarsi come un attore geopolitico rilevante nell’attuale sistema di governance globale. Il ruolo geopolitico della Fifa si manifesta in particolare in due circostanze: la prima ha a che fare con il riconoscimento delle federazioni nazionali, la seconda con l’assegnazione/organizzazione dei campionati mondiali.

Il sistema calcistico internazionale tende a riflettere l’immagine di un mondo diviso in Stati nazionali in competizione tra loro. Mettere in campo una nazionale di calcio è quindi uno dei più semplici ed efficaci modi per auto affermare la propria esistenza geopolitica come Stato nazionale.

Il fatto che la Fifa sia in ultima istanza la responsabile del riconoscimento delle federazioni nazionali le permette di avere un grande potere. Il secondo aspetto che permette alla Fifa di porsi in posizione di forza nei confronti di un governo è l’organizzazione dei campionati mondiali di calcio. Si tratta di un’impresa politico-economica che va ben oltre le possibilità di una federazione calcistica nazionale e che vede attivamente coinvolti anche i governi dei singoli Paesi, interessati tanto al prestigio che deriva dall’ospitare una simile manifestazione, quanto ai possibili benefici economici. La loro azione però, non si limita a sostenere o a supportare azioni lobbistiche per convincere i membri del comitato esecutivo ad appoggiare la candidatura della propria federazione. Per candidarsi, un governo deve anche firmare una lettera di garanzia con cui accetta di cedere alla Fifa piccole porzioni di sovranità. Non è scontato dunque che l’organizzazione di un torneo mondiale si riveli sempre una scommessa vincente.

La Fifa tuttavia non ha sempre avuto questa capacità di influenza. Fino alla metà degli anni Settanta era un’organizzazione modesta e gli stessi tornei mondiali erano affidati al Paese organizzatore che da Zurigo riceveva un mero patrocinio. Il momento di svolta si ebbe nel 1974, con l’elezione alla presidenza del brasiliano Joao Havelange. Egli guidò un’autentica rivoluzione culturale che contribuì a trasformare la Fifa in una moderna ed efficiente, sebbene poco trasparente, organizzazione non governativa, adeguata a rispondere alle sfide del mercato globale emerse con la fine del sistema di Bretton Woods e la successiva deregulation neoliberale degli anni Ottanta.

Nel momento in cui la televisione si stava imponendo come l’elemento centrale del sistema calcio, Havelange professionalizzò la Fifa e la aprì alle forze economiche, riuscendo a garantire quella piena indipendenza economica che aveva sempre faticato a raggiungere. Si crearono così le basi per un circolo virtuoso in cui, pur seguendo logiche estranee al principio di libera concorrenza, i media e le aziende sponsor, in cambio dell’esclusiva visibilità garantita dai mondiali, remuneravano le casse della stessa Fifa.

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Joao Havelange

Allontanandosi dall’eurocentrismo dei suoi predecessori, Havelange poté promuovere ambiziose politiche che contribuirono all’espansione globale della Fifa. Il dirigente brasiliano aumentò le squadre partecipanti al torneo mondiale (24 nel 1982 e 32 nel 1998) per dare più spazio all’Africa e all’Asia, promosse i tornei giovanili e soprattutto introdusse gli aiuti allo sviluppo per le federazioni amiche guidate da presidenti fedeli, che poi ricambiavano il favore al momento delle elezioni. Tale sistema clientelare, funzionale a perpetuare la gestione del potere e a orientare i conflitti interni, ma che parallelamente contribuì alla crescita di un calcio sempre più globale, venne riprodotto e perfezionato dallo svizzero Sepp Blatter, eletto nel 1998 grazie al supporto decisivo di Havelange.

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Sepp Blatter

Sotto la presidenza Blatter, la Fifa visse un periodo di ulteriore espansione, beneficiando della crescita esponenziale dei diritti televisivi e degli introiti provenienti dalla perfezionata gestione delle sponsorizzazioni. Il rovescio della medaglia era rappresentato dal perdurare di pratiche poco trasparenti, funzionali a una spartizione personalistica delle risorse e al mantenimento di posizioni di potere. Questo sistema apparentemente intoccabile entrò in crisi il 27 maggio 2015, quando la polizia svizzera fece irruzione all’hotel Baur au Lac, arrestando sette persone fra membri e funzionari della Fifa. Blatter venne comunque rieletto a larga maggioranza dal Congresso, ma la sua epoca era giunta ormai al capolinea.

Il 2 ottobre dello stesso anno, quattro importanti finanziatori statunitensi (Coca-Cola, McDonald’s, Visa e Budweiser) ne chiesero pubblicamente le dimissioni. A distanza di una settimana il Comitato etico della Fifa ne dispose la sospensione per novanta giorni. Ai primi di dicembre la polizia elvetica, su incarico del dipartimento di Giustizia statunitense, completò una seconda ondata di arresti. A quel punto, con le casse in perdita e i suoi membri sotto inchiesta, per preservare la Fifa nel pieno della bufera, al Comitato etico non restò che squalificare Blatter per otto anni e indire nuove elezioni.

Nel vuoto di leadership lasciato da Blatter e con una Fifa sempre meno attraente per gli sponsor, l’ex segretario dell’Uefa Gianni Infantino ha avuto la meglio sullo sceicco Salman al-Halifa. Una volta eletto, Infantino si è presentato come l’uomo del cambiamento, ribadendo la necessità di creare una nuova Fifa, inclusiva, responsabile e trasparente. 

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Gianni Infantino

Nonostante un promettente programma di riforme, Infantino si è mosso tra volontà di cambiamento e obblighi di continuità, confermando ulteriormente le opacità di un sistema autoreferenziale e restio alla perdita di privilegi acquisiti da oltre un quarantennio.

Un gesto significativo di continuità è stata la premura con cui il neoletto Infantino ha confermato il mantenimento di Russia e Qatar come sedi dei mondiali del 2018 e del 2022, recandosi personalmente nei due Paesi organizzatori, dove ha anche incontrato Putin e l’emiro di Doha. Infine, il rapporto con i media e gli sponsor potrà forse essere reso più trasparente rispetto al passato, ma non potrà certo essere spezzato. Senza sponsor e diritti tv, la Fifa collasserebbe: ecco perché Infantino ha voluto visitare personalmente i principali partner commerciali dell’organizzazione e ha cercato di creare un clima di fiducia per attirarne di nuovi. Di qui il possibile ulteriore ampliamento del mondiale a 40 squadre, che risponderebbe non solo a logiche elettorali, ma anche alle richieste degli interessi economici.

Le elezioni del febbraio 2016 hanno incoronato un nuovo presidente ma hanno anche rappresentato un momento di svolta nei rapporti di forza interni alla Fifa. Il blocco degli emirati, che aveva espresso il candidato favorito per la presidenza, è stato il grande sconfitto. Al contrario, due superpotenze politiche ma “nani calcistici” come Stati Uniti e Cina si sono segnalate per un attivismo politico senza precedenti. Gli Stati Uniti, fra calcio femminile, Mls e Copa América Centenario stanno investendo crescenti risorse nel calcio. Dopo aver perso nel 2011 la corsa per i mondiali del 2022 in modo tutt’altro che limpido, la federcalcio statunitense (Ussf) si è rivelata decisiva alle elezioni di febbraio, facendo confluire i voti degli indecisi verso Infantino. La Cina invece è intervenuta sul piano economico, campo in cui gli Stati Uniti erano già da tempo presenti. Per la prima volta, a livello di sponsorizzazioni, un’azienda cinese, Il Wanda Group, è entrata a far parte dei “Fifa partners”, siglando un importante contratto fino al 2030. L’attivismo di questi due Paesi non è certamente disinteressato ed è facile ipotizzare l’assegnazione dei mondiali 2026 e 2030 rispettivamente a Stati Uniti e Cina.

Mancano diciotto giorni all’inizio dei mondiali organizzati dalla Russia, la ventunesima edizione della storia, la prima sotto la presidenza Fifa di Infantino. Nonostante la crisi del 2015/2016, la Fifa rimane un attore perfettamente inserito nell’attuale sistema economico globale, essendosi dimostrata capace di adattarsi ai cambiamenti e all’emergere di nuovi rapporti di forza. Fintanto che riuscirà a risultare attraente per media e sponsor e coerente nell’applicazione dei propri regolamenti, la Fifa potrà mantenere spazi di relativa autonomia rispetto alla politica internazionale, continuando a godere di un peso geopolitico da non sottovalutare.

Fonte: 

FIFA, la rivoluzione del gattopardo, di Nicola Sbetti; Limes 5/2016 ‘Il potere del calcio’


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