La truffa Guernica e la guerra di Joselito

Di Virginia Monteleone – Parliamo di Guernica di Pablo Picasso, il grande simbolo della strage dell’omonima città e, più in generale, il memento della furia distruttiva di ogni guerra. In effetti Guernica rappresenta ogni guerra in ogni luogo e in ogni tempo, evidenziandone il dolore, la perdita e la speranza sempre presente.

Ma analizziamo brevemente l’opera, cominciando dalla sua creazione. Il Governo Repubblicano spagnolo commissionò all’artista un dipinto che rappresentasse la Spagna durante l’esposizione mondiale di Parigi del 1937; ovviamente l’artista fu pagato, ma secondo alcune testimonianze il pittore non volle la somma corrisposta ma accettò solo un rimborso spese dei materiali. Un gesto molto nobile per un artista che già allora godeva di grandissima fama. Picasso era l’artista vivente più ricco del momento.

Secondo una testimonianza oculare di George Steer (corrispondente di guerra inglese), Picasso iniziò a lavorare nel gennaio 1937, lasciando perdere il progetto iniziale per creare tanti disegni per decidere le dimensioni del quadro. Tutto ciò finì nel maggio 1937.

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L’opera va letta da destra verso sinistra poiché il lato destro era vicino all’entrata del luogo per cui è stata progettata, cioè il padiglione della Repubblica Spagnola all’Esposizione Universale di Parigi.

madreTroviamo dentro l’opera immagini simboliche come lo straziante dolore della madre con il figlio morto in grembo, che rappresenta palesemente il dramma della guerra e donnada contraltare ad essa l’altra figura apparentemente femminile a destra, che alza disperata le braccia al cielo. 

 

 

In basso nel dipinto c’è un cadavere che ha uno stigma sulla mano sinistra come simbolo di innocenza, in contrasto con la crudeltà speznazi-fascista, e nella mano destra stringe una spada spezzata, da cui sorge un pallido fiore, quasi a dare speranza per un futuro migliore.

Il cavallo posto a simbolo della brutalità nazista e il toro simbolo della Spagna, ormai ferita e straziata. La lampada a olio in mano ad una donna, posta toro e cavalloal centro dell’opera, indica l’involuzione tecnologica e sociale che ogni guerra, insieme alla distruzione, porta con sé; la colomba a sinistra, richiamo alla pace, ha un moto di strazio prima di cadere a terra.

I colori della tela sono solamente una scala di grigi poiché l’artista voleva esprimere con crudeltà tutta la sofferenza della guerra e in modo particolare l’attacco violento a Guernica.

La vicenda. Il 26 aprile 1937, gli aerei tedeschi, in appoggio alle truppe del generale Franco contro il governo legittimo repubblicano di Spagna, rasero al suolo, con un bombardamento «terroristico», la cittadina basca di Guernica. È ormai storicamente accertato che la distruzione della città fu causata dal bombardamento nazista, mentre la tesi riportata dai franchisti (quella che afferma essere stata provocata da miliziani anarchici in ritirata) è stata abbandonata negli anni settanta.

Quel 26 aprile era un lunedì, il giorno del mercato ed erano presenti tantissimi civili per strada: ci furono ben 1654 morti e 889 feriti. Secondo una fantasiosa versione dei fatti.

Dopo l’analisi storica in gran parte presente in molti libri di storia dell’arte, dimenticate tutto: se Guernica fosse solo una grande truffa o un buon risultato di propaganda?
Infatti è probabile che sia così.

L’altra versione. Partiamo da un dato particolare da tenere in considerazione: il pittore di Malaga era un amante delle corride. A quanto emerge da uno studio di Vittorio Messori, il pittore rimase alquanto sconvolto dalla morte di un famoso torero, suo beniamino, Joselito, e il celeberrimo quadro di Picasso sarebbe invece nato come Lamento en muerte del torero Joselito.

Sconvolto, Picasso aveva cominciato a dipingerne la fine nell’arena, quando il governo social-comunista spagnolo gli offrì 300.000 pesetas (provenienti da Stalin attraverso il Comintern) per un’opera da esporre a Parigi. La tela sarebbe stata quindi modificata per adattarla alla commissione, dandole il nuovo nome di Guernica, in onore alla città basca bombardata dall’aviazione tedesca.

E la storia del mercato di lunedì e le migliaia di vittime? Ebbene, i morti furono poco più di 100. É vero che documenti fotografici e cinematografici mostrano la città semidistrutta. Ma questo perché prima di ritirarsi i social-comunisti e gli anarchici cosparsero di benzina tutto ciò che poterono e vi diedero fuoco. Commissioni internazionali di inchiesta hanno addirittura disegnato la mappa dei crateri delle bombe, confermando che poche caddero sulle case e le altre attorno al ponte di Renterìa. Tutti i testimoni concordano che, al termine del bombardamento (non ci furono mitragliamenti sui civili, come si favoleggia) Guernica era in piedi e solo il 10 per cento delle case era danneggiato.

Ma come ebbe inizio questa manipolazione della realtà? Alla base c’è un personaggio che abbiamo già citato, George Steer, il quale, pur non essendo sul posto quel giorno, spedì da Bilbao (dopo essersi accordato con tre colleghi e connazionali per non smentirsi a vicenda) una cronaca fantasiosa al suo giornale di Londra. Da soldati baschi, Steer aveva appreso che il lunedì, a Guernica, si teneva un affollato mercato; e poiché quel 26 aprile era un lunedì, lavorò di fantasia immaginando la popolazione spappolata dalle bombe tedesche (tra l’altro si disse solo dei tedeschi, tacendo degli italiani che furono invece presenti in forze sul ponte con tre moderni bombardieri S79 e con 15 caccia CR32). Ma la tesi del mercato ha vacillato: quel lunedì non si era svolto, poiché il Delegato militare del governo basco lo aveva vietato, temendo appunto azioni di guerra. In ogni caso, non avrebbe potuto essere colpito, visto che il mercato terminava sul mezzogiorno e l’azione italo-tedesca si svolse a partire dalle 16:15.

Ad una così gonfiata vicenda non poteva che accostarsi un simbolo ricavato dal rimaneggiamento di un memoriale per un picador caduto. Di certo l’imponente tela Guernica rimane il simbolo di un sentimento forte. Anni e anni di stratificazioni di nozioni rendono ogni altra teoria (anche se comprovata) un attacco di “complottisti” verso un simbolo universale, davanti il quale si creano lunghissime e silenziose file in adorazione davanti lo strazio della madre che ha perduto il figlio.

Alcuni simboli sembrano quasi intoccabili, e guai a chi prova a farlo. La verità ferisce; alcune rivelazioni anche. Guernica rappresenta ogni guerra in ogni luogo e in ogni tempo. E proprio come la guerra, essa rispecchia l’opacità dell’atteggiamento umano.


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