Monopolio di Stato: fumare fa male ma rimpingua le casse

Da Inchiostro Virtuale

Di Virginia Taddei – L’Italia, si sa, è un Paese pieno di contraddizioni, ma il monopolio sul fumo è particolarmente emblematico. Lo Stato, infatti, sa che il fumo nuoce gravemente alla salute di chi fuma e di chi, passivamente, frequenta un fumatore e, soprattutto, che l’età in cui si comincia a fumare si abbassa via via sempre di più. Dietro il commercio del tabacco, però, si cela un enorme conflitto di interessi: lo Stato specula su qualcosa che danneggia la salute, vendendo questa potenziale morte a lungo termine a caro prezzo, viste le tasse di cui sono gravati i tabacchi.

Però è rilevante anche evidenziare una contraddizione di base: in Italia, le malattie respiratorie costituiscono una delle cause di morte più diffuse, comportando quindi un’enorme spesa sanitaria a carico dello Stato per il trattamento di pazienti affetti da patologie attribuibili al fumo.

Secondo una stima del 2016, lo Stato ha incassato con gli aumenti degli ultimi anni 15 miliardi di euro l’anno dalla vendita di sigarette e affini. Togliendo a questa cifra il costo sanitario legato al fumo, lo Stato ottiene comunque un utile di circa 7,5 miliardi di euro l’anno.

Per ogni pacchetto di sigarette da 5€ venduto, infatti, il guadagno dei tabaccai è pari al 10% del prezzo di vendita (0,50 centesimi), al fornitore vanno 70 centesimi, mentre lo Stato incassa 2,90€ di accisa più altri 0,90 di Iva. Continua a leggere su Inchiostro Virtuale…


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