Palme da olio: esotiche? No, distruttive

Di Martina Costa – L’olio di Palma è l’olio vegetale più commercializzato al mondo. La sua presenza nel mercato globale internazionale è onnipresente. Un acceso dibattito l’ha posto nel mirino dell’attenzione pubblica e delle critiche dei consumatori più o meno consapevoli, ma certamente irrimediabilmente preoccupati per la loro salute. Non staremo qui però a discutere sulla qualità del prodotto o sui suoi effetti. Parleremo piuttosto di quello che succede prima che l’olio arrivi alle nostre tavole. Probabilmente qualcuno si sarà domandato: ma tutto quest’olio, dove verrà mai prodotto?

INFRAUna richiesta internazionale tale, ha necessariamente ampliato gli spazi della produzione di palme da olio, andando oltre l’Africa, in cui la produzione è inizialmente nata, e giungendo nelle grandi regioni dell’America latina e facendo della Colombia, la principale produttrice dell’olio di palma del continente americano. Come si vede da questa mappa, è proprio in quest’area, che la coltivazione di palme da olio è massimizzata.

La liberalizzazione e la relativa apertura al commercio internazionale, ha reso il territorio colombiano appetibile agli occhi dei “palmocrati” e dell’agroindustria globale, facendo delle palme da olio il nuovo oro per industrie e competitor.

La delocalizzazione della produzione dell’olio di palma, ha permesso di produrre un bene a basso costo, permettendo alle imprese di massimizzare i loro profitti, a discapito delle comunità locali, che non solo non giovano dei benefici economici di questa produzione, ma ne vengono anzi colpiti. La ricchezza si è infatti concertata nelle mani di pochi, portando l’economia locale verso il baratro.

Nel contesto di un conflitto tra guerrieri e milizie che dura ormai da 50 anni, le tensioni sono oggi aumentate da una lotta per la distribuzione dei terreni agricoli e all’accaparramento delle risorse. Chi piange quindi le conseguenze di una produzione così efferata? Queste monoculture hanno innescato una serie di violenze e massacri. Centinaia gli sfollati, privati illegalmente delle loro terre, e colpiti da un mercato globalizzato privo di controlli e regole, che ha derubato le popolazioni locali delle loro risorse. I palmocrati, alla costante ricerca di terre vergini e coltivabili, stanno occupando le terre agricole e distruggendo le aree protette che ospitano una ricchissima biodiversità. E così che lavori sottopagati, rapine di terre, deportazioni di popolazioni locali, omicidi di difensori dei loro diritti, macchiano di sangue la coltivazione delle palme da olio.

Sebbene la Colombia, sia il paese leader per la certificazione dell’olio di palma in America, ci si chiede come deforestazione, coltivazione deregolamentata, distruzione della biodiversità, sfruttamento del suolo e delle risorse d’acqua disponibili, possano essere considerati parte di una produzione sostenibile. La coltivazione delle palme da olio illegale e fuori da un regime di controllo, ha degli evidenti effetti nocivi per l’ambiente e per la società.

Dovremmo forse allora andare oltre l’etichetta di un prodotto e privilegiare risorse locali. Di sicuro, occorre necessariamente scegliere criticamente e consapevolmente per la nostra salute, per la salvaguardia dell’ambiente e per il benessere di popolazioni vittime delle nostre scelte.


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