La festa del lavoro: perché è importante continuare a dare un senso a questo giorno?

Di Mariangela Pullara – La comune opinione, oggi, vorrebbe non ci fosse nulla da celebrare, da ricordare, da preservare, in merito a quella che è conosciuta come festa del lavoro, la cui ricorrenza ricade il 1° maggio. Il motivo è legato ad una serie di elementi tra loro interconnessi tra cui: il crescente malcontento generato da uno dei più alti tassi di disoccupazione, un alto cuneo fiscale che scoraggia le aziende ad assumere – è recente l’analisi dell’Ocse secondo cui il nostro Paese è terzo per il peso del cuneo fiscale sul costo del lavoro – e riforme del lavoro che nel corso del tempo hanno ridotto le forti tutele conquistate durante il corso degli anni Settanta-Ottanta.

Tutto questo ha portato quasi a svuotare di significato quella giornata che, seppur nata per commemorare fatti tragici avvenuti a Chicago nel 1886 a seguito di manifestazioni per l’ottenimento della riduzione della giornata lavorativa a otto ore, è sempre stata momento di comunanza e di unione, giorno simbolo delle lotte operaie e della dignità del lavoratore. Di eventi, di conflitti, di manifestazioni e di richieste di tutela, la storia italiana ne è piena. È lo stesso 1886 che segna nel nostro Paese la nascita della legislazione sociale con l’emanazione della Legge Berti sul lavoro dei fanciulli, legge che, nella sua sostanza, tutelava i bambini dallo sfruttamento del lavoro e che introduceva, in una seconda parte, anche delle garanzie nei confronti delle donne. Ma come ben si sa, le grandi tutele sul lavoro in Italia trovano appoggio economico-politico solo col nascere del XX secolo e con la costituzione delle associazioni sindacali. Le lotte per la conquista della dignità del lavoratore sono state innumerevoli e hanno condotto a due momenti culminanti: la nostra Costituzione e il suo articolo 1 – “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. […]” – e la Legge 300 del 1970, più comunemente conosciuta come Statuto dei lavoratori. Questo fino alla fine degli anni 80, mentre dagli anni Novanta a oggi la storia è risaputa: crisi economica e sociale, globalizzazione, deficit di produttività e innovazione tecnologica. Sono tutti aspetti che, nel corso degli anni, hanno determinato trasformazioni notevoli dei tradizionali modelli organizzativi del lavoro e da cui sono emerse esigenze di flessibilità dettate soprattutto dalla Comunità Europea. Quella flessibilità pensata come capace di generare dinamicità (sia interna che esterna), occupazione e di rendere competitivi i sistemi produttivi, in realtà, finisce per scontrarsi, in Italia, con le difficoltà legate a un welfare costoso, a un sistema di politica attiva carente: si scontra, per usare con un termine ormai entrato nel nostro linguaggio comune, con la precarietà.

Cosa rimane allora di quel “primo maggio” in un momento storico in cui il lavoro è frammentato, fortemente individuale – difficilmente si riesce a formare una forte coscienza di classe – e precario? Si potrebbe dire molto cinicamente che, della storia della festa del lavoro e del ruolo dei sindacati, è rimasto solo il famoso concertone a Roma. In realtà un’affermazione del genere sarebbe riduttiva e semplicistica. Il 1° maggio, nonostante tutto, rimane un giorno di riflessione collettiva: la memoria dei grandi temi sul lavoro ci spinge a non perdere i nostri valori e, nello stesso tempo, a prendere coscienza del contesto attuale che si presenta ben diverso rispetto al passato. Tale riflessione ci impone di dare un senso differente a questo giorno, porta a domandarci cosa possiamo fare e come farlo. La classe operaia si è frammentata, le fabbriche sono state delocalizzate e le lotte non si fanno più in piazza, per tale motivo si esige di comprendere il nuovo significato della festa del lavoro, già in atto da diversi anni; un lavoro, mai senza tutele, ma diverso: creativo, dinamico, aperto a nuove aree geografiche e che sempre più richiede specifiche competenze che valorizzino l’aspetto cognitivo del lavoro e non più quello ripetitivo. Oggi più che mai questo giorno deve portare a riavvicinarci per poter iniziare a pensare su come gettare le basi per un mercato del lavoro migliore, a nostra misura e adatto al nostro tempo.


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