Sicurezza in Italia, pistola Taser in dotazione alle forze dell’ordine

Di Marco Tronci – Da circa quattro mesi le forze dell’ordine italiane hanno avviato la sperimentazione della pistola Taser, arma di difesa personale che si avvale dell’utilizzo dell’elettricità per paralizzare un soggetto facendone contrarre i muscoli. Attualmente circa 700 paesi ne fanno uso ed è ritenuto uno degli strumenti più efficaci per il mantenimento dell’ordine pubblico.

Il brevetto del Taser – acronimo di Thomas A. Swift’s Eletronic Rifle – risale al 1969, su invenzione di Jack Cover e lanciato sul mercato a partire dal 1998. Nonostante le numerose controversie – dall’ONU fino ad Amnesty International – il dispositivo è classificato fra le armi di difesa personale meno letali in circolazione insieme allo spray al peperoncino. 

Il dispositivo accompagna da anni le attività di numerosi corpi di polizia e trova il suo più largo impiego negli Stati Uniti. La sua utilità principale è quella di evitare l’utilizzo di armi da fuoco, immobilizzando un soggetto ostile grazie a due dardi proiettati dall’arma stessa e collegati da fili elettrici. Questi producono una scarica ad alta tensione e bassa intensità di corrente, rilasciata in brevissimi impulsi.

SFS Taser Demonstration
Un Taser X26

Nel 2014 una prima proposta dell’ex Ministro dell’Interno Angelino Alfano prevedeva un primo approccio con il dispositivo da parte delle nostre forze dell’ordine, attualmente in forza soltanto in sei città: Brindisi, Caserta, Catania, Milano, Padova e Reggio Emilia. Il secondo step prevederà l’estensione del progetto in tutto lo stivale.

Sul suo pieno utilizzo o meno, la legislazione italiana dovrà fare i conti con quanto stabilito dall’ONU visto che lo ha inserito nella lista degli strumenti di tortura. Nel 2007 il Comitato contro la Tortura ha così dichiarato: «l’uso di queste armi causa dolore acuto, e costituisce una forma di tortura». Secondo Amnesty International il taser viene usato spesso con troppa leggerezza, sfociando in un abuso da parte degli agenti. Negli Stati Uniti infatti, dal 2001 al 2008, si sono registrati diversi casi di decesso causati dall’utilizzo delle scariche elettriche su persone affette da problemi cardiaci.

Non è affatto semplice acquistare uno “storditore elettrico” in Italia: trattandosi di vere e proprie armi, la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona, non possono essere portati in luogo pubblico visto che il nostro ordinamento non ne consente la detenzione neanche se in possesso di un regolare porto d’armi. In teoria, potrebbero essere legalmente venduti per la detenzione, solo gli “storditori” realizzati in Italia ma di fatto nessun produttore nazionale oggi ha la licenza necessaria per produrli.


 

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