Cyril Ramaphosa, presidente della svolta in Sudafrica?

Di Simonetta Viola – «Ho deciso di dimettermi dal ruolo di Presidente della Repubblica con effetto immediato, anche se sono in disaccordo con la direzione della mia organizzazione, devo accettare che il mio partito e i miei compatrioti mi vogliono mandare via» ha affermato Jacob Zuma il 14 febbraio 2018, giorno delle dimissioni ufficiali da Presidente del Sudafrica. Dopo 9 anni di governo ma anche di scandali, più di 700, finisce un’epoca di disillusione per il popolo sudafricano. Prende il suo posto il finora vicepresidente in carica Cyril Ramaphosa. Comincia così quella che è stata definita da molti una nuova era.

Ma chi è Cyril Ramaphosa? Durante il periodo dell’apartheid fu uno dei più ferventi sostenitori delle elezioni libere che avranno poi luogo nel 1994. Fu proprio in quel periodo che affiancò Madiba (il nome di Nelson Mandela all’interno del proprio clan di appartenenza) e collaborò con lui tanto che si narra che dovesse essere destinato alle elezioni del 1999. L’Anc, tuttavia, preferì Thabo Mbeki e il novello Presidente decise di abbandonare la politica per diventare un uomo d’affari di successo ma anche un promotore dell’imprenditoria nera. Si riavvicina poi alla politica nel 2012 diventando il vicepresidente di Zuma, dimissionario lo scorso mese.

Due gli argomenti trainanti che hanno portato il leader alla vittoria: l’istruzione universitaria gratuita e la riforma agraria, tematiche peraltro analizzate dallo stesso anche nel periodo antecedente il suo impegno politico. Per quanto riguarda il primo punto, ossia l’istruzione universitaria gratuita, ha proposto un approccio graduale, mentre la riforma agraria prevedrebbe l’acquisizione dei territori dello Stato in un primo momento e successivamente dei territori privati onde evitare shock economici.

Questo approccio si differenzia molto da quello del dimissionario Zuma, il quale aveva proposto all’inizio del 2018 l’entrata definitiva della riforma sull’istruzione universitaria gratuita senza alcun tipo di gradualità e per quanto riguarda la riforma agraria già nel 2017, come è facile intuire, propose l’espropriazione forzata delle terre senza alcun tipo di risarcimento ai proprietari, fattore che avrebbe portato ad una redistribuzione dei terreni agricoli.

Ramaphosa si è contraddistinto per il suo atteggiamento liberale in politica e liberista in economia; il leader si è più volte dichiarato incline a riforme quali la riduzione della spesa pubblica e l’adozione di misure di crescita economica anche di stampo internazionale. Ed è proprio sui mercati finanziari che l’immagine del nuovo presidente ha particolare influenza: dati alla mano, la borsa di Johannesburg il giorno successivo alle dimissioni di Zuma ha registrato un aumento del 3,97%. Che sia un chiaro segnale di un futuro più prospero ed egualitario? Staremo a vedere.


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